Dall’economia agraria all’economia dei settori bio-based?

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Dall’economia agraria all’economia dei settori bio-based?
a Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Agrarie
b Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA)
c Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Statistiche «Paolo Fortunati»
d Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di Economia Agroalimentare
e Università di Firenze, Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali, del Suolo e dell'Ambiente Agroforestale

L'accordo BAE - Agriregionieuropa

La nascita di una nuova rivista è sempre un evento scientifico di particolare importanza. Lo è ancora di più se la rivista è promossa da una nuova associazione scientifica, in questo caso l’Associazione Italiana di Economia Agraria ed Applicata (Aieaa), fondata soltanto un anno fa. Per la sua proiezione internazionale e per le sue ambizioni scientifiche Bio-based and applied economics (BAE) è in inglese, come si conviene alle riviste scientifiche di alto livello che aspirano ad entrare nel Gotha delle pubblicazioni scientifiche. Agriregionieuropa, il cui fine è la divulgazione scientifica in lingua italiana, pubblicherà in ogni prossimo numero una versione in italiano di un articolo della BAE. Questo articolo accompagnerà una pagina con l’indice in italiano di tutti gli articoli e i rispettivi abstract. A sua volta Bio-based and applied economics promuoverà le iniziative Agriregionieuropa, specie quelle di rilievo internazionale, come Elcap, il recente corso e-Learning sulla Pac in inglese, prodotto in collaborazione con il Groupe de Bruges

Gli scenari di riferimento1

L’economia mondiale sta sperimentando cambiamenti di grande rilevanza. Tra i temi di primaria importanza per il futuro c’è l’aumento della domanda di alimenti, energia e materiali, che causerà pressioni crescenti sulle risorse naturali, esacerbando gli attuali problemi di scarsità e portandone di nuovi (es. terra, acqua, biomasse, qualità ambientale), nonostante il contesto contemporaneamente sempre più attento anche alla salvaguardia dei beni pubblici ambientali.
L’agricoltura è passata attraverso un processo di innovazione che ha portato ad un aumento di produttività nel lungo periodo; attualmente resta il settore centrale per la produzione di materie prime e prodotti basati sulle risorse biologiche.
In questo contesto, la bioeconomia (bioeconomy, o bio-economy, o bio-based economy) sta emergendo come un insieme di settori e strategie chiave per rispondere ai bisogni umani affrontando al contempo le esigenze di efficienza nell’uso delle risorse, basato sull’uso sostenibile delle risorse biologiche.
La definizione di bioeconomia è tutt’ora un tema di discussione (si veda ad esempio Schmidt et al., 2012). Sul lato delle politiche europee, dopo avere proposto diverse definizioni negli ultimi anni, la comunicazione UE sulla bioeconomia (European Commission, 2012a) non include una vera e propria definizione. Il documento di lavoro che accompagna tale comunicazione (European Commission, 2012b) dice che “the bioeconomy encompasses the production of renewable biological resources and their conversion into food, feed, bio-based products and bio-energy. It includes agriculture, forestry, fisheries, food and pulp and paper production, as well as parts of chemical, biotechnological and energy industries. Its sectors have a strong innovation potential due to their use of a wide range of sciences (life sciences, agronomy, ecology, food science and social sciences), enabling industrial technologies (biotechnology, nanotechnology, information and communication technologies (ICT), and engineering), and local and tacit knowledge.”
Sulla base della definizione corrente, la bioeconomia nell’UE comprende un giro d’affari annuale di 2.046 miliardi di euro (di cui 965 dal settore alimentare e 381 dall’agricoltura), nonché circa 21,5 milioni di occupati (di cui circa 4,4 milioni sono occupati nell’industria alimentare e 12 milioni sono impiegati nel settore agricolo) (Clever Consult Bvba, 2010).
Le discipline economiche riguardanti i settori basati sulle risorse biologiche e le tematiche dello sviluppo rurale sono impegnate nel tentativo di comprendere il loro ruolo potenziale nel futuro della ricerca e del supporto alle politiche e, in ultima analisi, nel contribuire a rispondere alle sfide future. Anche se numerosi cambiamenti sono già avvenuti negli ultimi decenni nei contenuti di tali discipline, il quadro di riferimento sembra presentare numerose, ulteriori sfide. Alcune di queste hanno già iniziato ad essere affrontate nella crescente letteratura su alcune tematiche specifiche, quali le bioenergie e le biotecnologie, per le quali il numero di contributi è cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni.
In questo contesto, l’Associazione Italiana di Economia Agraria ed Applicata (Aieaa) ha lanciato una nuova rivista: Bio-based and applied economics (BAE). Questo contributo intende fornire una presentazione di questa iniziativa attorno alla discussione di due domande principali: perché una rivista sulla bioeconomia? E perché viene lanciata da una società scientifica prevalentemente composta da economisti agrari?
Nel resto di questo articolo cercheremo di sviluppare queste domande analizzando brevemente i trend correnti della risposta accademica alle esigenze di ricerca (passate, presenti e future) nel campo dell’economia agraria e delle sue interazioni con i campi più prossimi della ricerca economica, cercando di evidenziare i cambiamenti di maggiore interesse per la ricerca futura. Questa disamina non sarà evidentemente esaustiva, ma piuttosto focalizzerà l’attenzione su alcuni esempi significativi con l’intento di lanciare il dibattito scientifico sull’argomento, che è l’obiettivo principale della nuova rivista.

Evoluzione dell’economia agraria verso la bioeconomia

L’economia agraria si è sviluppata, sia negli Stati Uniti, sia in Europa, dalle discipline dell’agronomia e dell’economia, inizialmente con una specifica attenzione al farm management (Nou, 1967; Olsen, 1991). Dopo essersi a lungo occupata prevalentemente di azienda agraria, la disciplina si è progressivamente allargata allo studio del settore e delle relative politiche. Progressivamente, con lo sviluppo degli ambiti di interesse legati all’agricoltura, la disciplina si è ulteriormente allargata. Campi importanti ai quali l’economia agraria ha contribuito sono (Runge, 2008; Gardner e Rausser, 2001):

  • cambiamenti tecnologici e redditività degli investimenti;
  • ambiente e risorse naturali;
  • commercio e sviluppo economico;
  • rischio e incertezza;
  • determinazione dei prezzi e stabilizzazione dei redditi;
  • strutture di mercato e organizzazione della produzione agricola;
  • consumo e filiere produttive alimentari.

Un ambito di grande rilievo in crescita a partire dagli anni ’70 è quello dello sviluppo rurale, legato all’interesse per lo sviluppo regionale, nell’ambito del quale assume particolare rilievo il tema delle connessioni tra settore agricolo e settori extra agricoli, così come il tema della competizione per l’uso del suolo e la produzione di esternalità ambientali. Alla fine degli anni ’80 altre aree si sono aggiunte, come quelle dell’industria e delle politiche alimentari, delle biotecnologie, della ricerca agricola, dello studio dei sistemi agricoli e della trattazione dei temi ambientali (Bellamy, 1991).
La risposta alla nostra domanda iniziale, sul perché una associazione prevalentemente di economia agraria promuova una rivista sul tema Bio-based economics può essere largamente trovata nell’analisi fin qui svolta circa l’evoluzione della ricerca economico-agraria, raffrontata ai contenuti del tema emergente della bioeconomia. Tra le connessioni e similarità, il fatto distintivo di occuparsi di risorse rinnovabili e biologiche gioca un ruolo centrale. Questo elemento, d’altro canto, non è esclusivo dell’economia agraria, in quanto aree tematiche quali le biotecnologie, le bioenergie e l’innovazione sono già largamente trattate anche dall’economia dell’ambiente, dall’economia applicata e dagli studi dell’economia e dell’organizzazione industriale.
In aggiunta, numerose aree già trattate dall’economia agraria si occupano di argomenti che rientrano nella definizione di bioeconomia. Ad esempio, la terra costituisce il fattore chiave per l’agricoltura e la connessione principale tra agricoltura ed economia, e allo stesso tempo è una delle risorse chiave per lo sviluppo della bioeconomia.
Sul lato della domanda di prodotti basati sulle risorse biologiche, la sfida comune è quella di assicurare alimenti sicuri per una popolazione in crescita in un contesto in profondo cambiamento, affrontando allo stesso tempo i nuovi conflitti nella produzione di cibo, energia e materiali.
Un esempio di tematica già affrontata, ma che nell’ambito della bioeconomia tende a prendere connotati di ben più ampio respiro è invece quello del ruolo dell’innovazione e del progresso tecnico nel superamento di scarsità relative anche di carattere ambientale.
Per quanto riguarda le politiche, i contributi recenti circa le politiche più appropriate per costruire la bioeconomia mettono in evidenza la necessità di spostarsi dalle numerose politiche settoriali ad un approccio più integrato e olistico, o almeno meglio coordinato (vedi EuropaBio Policy Guide, 2011). In tale processo, la Politica agricola comune (Pac) assume un ruolo di grande rilievo, non solo per la sua pervasività in rapporto al settore agricolo europeo, ma anche per le risorse di cui è dotata.
Un tema trasversale di grande importanza è quello del coordinamento e del decision making tra le diverse componenti della società, integrando coerentemente le diverse posizioni delle imprese, dei consumatori e dei cittadini. Una stimolante area di integrazione si trova nell’intersezione tra questi temi e quelli della governance rurale.
Nell’insieme, si può sostenere che la matrice tecnologica è ancora al centro dei trend più recenti di espansione dell’economia agraria verso la bioeconomia, con un focus distintivo legato alle tecnologie basate su processi biologici. Il tema della bioeconomia, tuttavia, oltre ad una maggiore estensione ad altri settori (es. risorse ittiche) comprende anche attività secondarie e terziarie (similmente in effetti al settore dell’agribusiness) ma mantiene un’attenzione particolare all’innovazione e agli aspetti dinamici di tali attività; inoltre allarga l’attenzione al consumatore per tenere conto di una varietà di bisogni umani e delle loro interazioni.
D’altro canto, essendo così ampia, la bioeconomia non condivide tutte le proprie peculiarità tecnologiche con l’agricoltura (ad esempio la dimensione familiare delle imprese). In effetti certi processi biotecnologici , ad esempio quelli coinvolti nella produzione di bioplastiche, sono più vicini ai processi produttivi dell’industria chimica e hanno simili economie di scala.

Discussione e sfide future

La discussione di come queste considerazioni si proiettino nel futuro può essere organizzata attorno a tre domande principali: a) ci stiamo veramente muovendo verso la formazione di un campo disciplinare riconducibile ad una bio-based economics? b) Siamo in grado di definire questo campo di ricerca con una ragionevole precisione? c) Quali sono le linee principali per la ricerca futura in questo campo?
La risposta alla prima domanda è un parziale sì. Nonostante sia troppo presto per identificare un nuovo ambito disciplinare per ricerca e formazione, sembra esserci spazio perché tale area emerga. Dipenderà dai ricercatori dare forma a quest’area, come sta già accadendo nella sfera delle politiche europee e nazionali. La strada in questa direzione è messa in evidenza dal crescente numero di iniziative rivolte alla bioeconomia come oggetto di ricerca (si vedano ad esempio i convegni Icabr, Iaae 2012, Aieaa 2012) e l’attenzione politica data alla bioeconomia nei programmi europei (ad esempio Horizon 2020) e nelle strategie di finanziamento della ricerca di alcuni paesi europei, quali la Germania.
La risposta alla seconda domanda può essere sia un prudente sì, sia un no, comunque da circostanziare. L’impressione, in base alla letteratura, è che le studio della bioeconomia sia oggi prevalentemente caratterizzato da una visione riduzionista (in sostanza una lista di settori), mentre una definizione organica basata sulle caratteristiche distintive di ordine tecnologico o istituzionale resti un tema problematico. È rilevante notare comunque che su questo tema la ricerca accademica e la politica hanno iniziato un dibattito. Se questo dibattito porterà alla formazione di un campo distinto della ricerca economica è ancora difficile da dire. Questa è chiaramente una sfida per una nuova rivista, ma, allo stesso tempo, è proprio il genere di contesto più adatto a generare spazio di discussione. Si tratta di una sfida verso cui far confluire diversi filoni di ricerca esistenti.
Questo porta alla terza domanda, quella per la quale è probabilmente più difficile trovare una risposta, che comunque andrebbe oltre gli obiettivi di questo scritto. Come primo passo, tuttavia, si possono sicuramente trovare due aree di attenzione. La prima è costituita dall’ampia casistica di specifiche aree di ricerca legate a singole tematiche. Esempi in tal senso riguardano lo studio del consumatore, i mercati, i brevetti e l’innovazione. L’attenzione a singoli settori appare addirittura più significativa in tal senso se consideriamo, ad esempio, gli aspetti economici e sociali delle bioenergie, delle biotecnologie e dei biomateriali. Il secondo ambito ha invece come target il tema ampio del concetto di bioeconomia sia nella visione accademica che di policy-making. Qual è il valore aggiunto del concetto di bioeconomia nel suo insieme e come può questo concetto aiutare l’analisi economica e il disegno delle politiche, al di là delle problematiche definitorie e delle caratteristiche comuni legate all’uso delle risorse biologiche e all’intensificarsi delle relazioni tra sotto-settori? È proprio quest’ultima, probabilmente, la domanda che merita maggiore attenzione nei prossimi anni.

La rivista Bio-based and applied economics

In questo contesto, la rivista Bio-based and Applied Economics (BAE), promossa dall’Associazione italiana di economia agraria ed applicata (Aieaa), intende costituire un forum per la presentazione e discussione di lavori di ricerca applicata ai settori dell’economia bio-based, contribuendo a supportare il disegno delle relative politiche sulla base dell’evidenza scientifica. Intende inoltre costituire una fonte accademica di studi teorici e applicati pur restando accessibile ad un pubblico più ampio di quello accademico.
BAE incoraggia contributi sui settori bio-based, quali agricoltura, foreste, pesca, produzioni alimentari ed energetiche, con un orientamento disciplinare di economia agraria ed applicata, e discipline affini, quali economia ambientale e delle risorse, economia dell’innovazione, economia dello sviluppo, economia dei consumatori, economia regionale ecc.
Oltre a consolidati filoni di ricerca, BAE intende esplorare temi intersettoriali, interdisciplinari ed emergenti. BAE pubblica contributi di ricerca o review di alta qualità dopo un doppio referaggio anonimo. Sono particolarmente incoraggiati contributi da parte di giovani ricercatori. BAE è disegnata come una rivista on-line ad accesso libero e pubblicta dalla Firenze University Press. BAE pubblica 3 numeri all’anno, in lingua inglese.
Il primo numero, uscito ad aprile 2012, contiene una rassegna di articoli di review che spaziano da alcuni temi di attualità politica (dalla definizione di bioeconomia, alla crisi alimentare, alla visione del futuro dell’economia agraria europea basata sul concetto di economia delle esperienze) a temi più tecnici sugli strumenti di analisi economica necessari per affrontare le tematiche emergenti.

Riferimenti bibliografici

  • Becoteps (2011),The European Bioeconomy in 2030, Brussels

  • Bellamy M.A. (1991), The role of CAB International's World Agricultural Economics and Rural Sociology Abstracts in Meeting the Information Needs of Agricultural Economists. In: Olsen W.C., Agricultural Economics and Rural Sociology. The Contemporary Core Literature, Cornell University Press, Ithaca

  • Clever Consult BVBA (2010), The Knowledge Based Bioeconomy (Kbbe) in Europe: Achievements and Challenges, Brussels

  • European Commission (2012a), Innovating for sustainable growth: a bioeconomy for Europe, Brussels

  • European Commission (2012b), Commission staff working document accompanying the document “Communication on innovating for sustainable growth: a bioeconomy for Europe”, Brussels

  • Gardner B.L. and Rausser G.C. (eds.) (2002), Handbook of Agricultural Economics, Volumes 1A, 1B, 2A and 2B, Elsevier, Amsterdam

  • Nou J. (1967), Studies in the Development of Agricultural Economics in Europe, Almquist and Wiksells, Uppsala

  • Olsen W.C. (1991), Agricultural Economics and Rural Sociology. The Contemporary Core Literature, Cornell University Press, Ithaca

  • Runge, F. (2008). Agricultural Economics. The New Palgrave Dictionary of Economics, Second Edition, Palgrave-McMillan, New-York

  • Schmid O., Padel S. and Levidow L. (2012), The bio-economy concept and knowledge base ina public goods and farmer perspective. Bio-based and applied economics 1(1): 47-63

  • Viaggi D., Mantino F., Mazzocchi M., Moro D., Stefani G. (2012), From Agricultural to Bio-based economics? Context, state-of-the-art and challenges. vol. 1(1), Bio-based and applied economics 1(1): 3-11

  • 1. Questo contributo è largamente basato su una sintesi dell’editoriale di apertura della rivista Bio-based and applied economics (Viaggi et al., 2012).
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