Le pratiche di consumo alimentare come fattori di cambiamento. Il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale.

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Le pratiche di consumo alimentare come fattori di cambiamento. Il caso dei Gruppi di Acquisto Solidale.
a Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-Ambientali
b Rete italiana di Economia Solidale (RES Italia)
c Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali (DISAAA-a)

Introduzione1

Lo sviluppo di network alimentari localizzati e sostenibili è ampiamente riconosciuto come un processo di innovazione del sistema agro-alimentare. Tra questi le iniziative promosse dai consumatori appaiono di particolare interesse per il potenziale che mostrano nel dar vita a nuovi approcci e nuove pratiche attorno al cibo e per il ruolo trasformativo che esse assumono nel favorire più ampi processi di cambiamento sociale nei sistemi alimentari. L’analisi dei diversi aspetti e meccanismi coinvolti in questo processo di mobilizzazione offre l’opportunità di meglio comprendere i processi che sottostanno all’adozione di stili di consumo sostenibili, le opportunità che ne derivano ma anche le nuove sfide che essi pongono nella sfera pubblica.
Questo lavoro si propone di dare un contributo in tale direzione attraverso l’analisi di alcune esperienze che si stanno diffondendo in Italia, in particolare quella dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS) e delle iniziative da essi promosse in stretta relazione con i produttori e altri attori, ispirate a principi di solidarietà e sostenibilità.

I Gruppi di Acquisto Solidale

I GAS sono gruppi auto-organizzati di consumatori che acquistano collettivamente attraverso una relazione diretta con i produttori, con riferimento a principi etici condivisi (il concetto di “solidarietà”)2 (Brunori et al. 2007; Rossi e Brunori 2010; Brunori et al. 2011b). Alla base della loro azione c’è primariamente un bisogno di cibo di qualità, accessibile sul piano della disponibilità ed economico, ma c’è anche un senso profondo di insoddisfazione e sfiducia nei confronti del sistema di produzione-distribuzione convenzionale e un conseguente desiderio più profondo di riacquistare autonomia e controllo sulle proprie scelte di consumo; c’è un bisogno di coerenza tra valori e comportamento; c’è un bisogno di “ripersonalizzazione” e “risocializzazione” dell’atto del consumo (sentirsi persone non solo acquirenti-consumatori, vivere una dimensione di comunità che condivide bisogni e approcci); c’è, in molti casi, un bisogno (inconscio) di forme accessibili di partecipazione politica.
In risposta a tali esigenze attraverso l’azione collettiva le pratiche di acquisto e consumo vengono ridefinite e riorganizzate interamente. Di fatto, attraverso processi di apprendimento e interazione sociale, questi gruppi riconfigurano il sistema socio-tecnico, definendo nuovi approcci, set di regole, modelli organizzativi e artefatti.
Come vedremo, questo è qualcosa che va ben di là del consumo critico, mostrando una capacità di cambiamento e, attraverso questo, di critica al sistema dominante ben più profonda e incisiva. E’ questa capacità di sperimentare percorsi innovativi e di mostrare il bisogno di innovazione su più ampia scala il vero potenziale di questa esperienza, di per sé limitata in termini dimensionali.

Consumatori in spazi/processi di apprendimento

I Gas rappresentano “nicchie” socio-tecniche all’interno di un “regime socio tecnico” basato su principi molto diversi. La modesta dimensione, che però segnala un notevole ritmo di crescita, è quella che consente a queste nicchie di sperimentare forme innovative di produzione, distribuzione e consumo. In questa ottica le nicchie rappresentano un meccanismo evolutivo fondamentale, in quanto generano alternative possibili di fronte alle crisi.
I processi di apprendimento sono la chiave per capire il ruolo delle nicchie. Nei GAS, questi processi avvengono attraverso l’interazione sociale tra persone a diverso livello di consapevolezza e di coerenza nei comportamenti di produzione e di consumo. Data l’apertura di queste iniziative a chiunque voglia farne parte, i più esperti trasferiscono conoscenze e valori ai nuovi entrati, i più consapevoli ai meno consapevoli. Possiamo distinguere tre ambiti di relazione attraverso cui i processi di apprendimento avvengono:

  • l’interazione “tra pari”, ovvero tra consumatori e tra produttori
  • l’interazione tra produttori e consumatori
  • l’interazione con altre organizzazioni.

L’interazione tra i membri del gruppo

Nell’interazione tra pari, ciascuno è portatore di valori, convinzioni e conoscenza accumulata in altri network.
Questa interazione risulta determinante per diversi aspetti: per il superamento delle difficoltà pratiche che questo cambiamento di approccio e di abitudini comporta; per il rafforzamento dell’identità, la creazione e condivisione di conoscenza e di principi, la ridefinizione dei bisogni, il senso di “efficacia” dell’azione individuale (non ci si sente soli a combattere una battaglia quasi impossibile); per lo sviluppo di capitale sociale e comunitario (senso di comunità, etica collettiva, crescita di cittadinanza); per la socializzazione e la crescita dell’impegno al di là dello scambio economico (soddisfazione dei bisogni fuori dal mercato, ad esempio attraverso le pratiche del baratto o del dono; impegno civico e consapevolezza politica).
Con l’adesione ad un GAS i consumatori cambiano infatti profondamente il loro atteggiamento verso il cibo (e in generale il consumo) e adattano i loro modelli organizzativi (e in una certa misura il loro stile di vita) (Brunori et al., 2011b). Per affrontare questo processo devono recuperare/acquisire abilità e conoscenze, ma prima ancora devono aderire a basi diverse di valori e principi e sviluppare senso di responsabilità e solidarietà. Tutti questi cambiamenti, come si è detto, implicano processi di apprendimento. All’intero del gruppo, tuttavia, i consumatori vivono questa esperienza collettivamente e quindi l’apprendimento diviene “apprendimento sociale” nel senso che tale innovazione è condivisa e diviene parte di uno schema comune di pensiero e azione, che rafforza il percorso dei singoli e crea sinergie.

L’interazione tra i Gruppi e i produttori

Nel secondo spazio relazionale i consumatori interagiscono con i vari produttori. Al suo interno gli specifici bisogni di questo nuovo sistema di produzione-consumo trovano appropriate soluzioni: la particolare qualità del cibo (biologico, locale, tradizionale, stagionale), la dimensione economica della relazione (prezzo giusto, forme di pagamento, modalità di condivisione del rischio economico) e gli altri aspetti che qualificano la stessa relazione (rispetto, reciprocità, conoscenza diretta), gli aspetti organizzativi. E’ questo il significato del termine “co-produzione”, la parola-chiave così spesso utilizzata nella narrativa sviluppata all’interno di queste reti per indicare il diverso approccio alle relazioni tra produzione e consumo e ai loro processi, tradotto in modelli tecnici e organizzativi alternativi (Brunori et al., 2011a).
Molte esperienze innovative di gestione delle relazioni tra GAS e agricoltori hanno origine da questi processi:

  • il supporto a produttori in difficoltà finanziarie (in molti casi attraverso forme creative);
  • l’attuazione di particolari progetti su singoli prodotti, spesso con specifici obiettivi di difesa della biodiversità o della terra;
  • la creazione di forme locali di coordinamento tra Gruppi e agricoltori per gestire meglio la stagionalità della produzione;
  • i progetti per stimolare e supportare la conversione all’agricoltura biologica;
  • l’evoluzione dell’esperienza dei GAS (o di parti di essi) nell’esperienza più avanzata delle CSA (Community Supported Agriculture).

L’interazione tra i Gruppi e gli altri movimenti

I GAS non vedono solamente l’interazione tra i due attori principali (Gruppi e agricoltori). Di fatto, anche se in misura diversa, essi possono essere aperti ad altre interazioni, con altri attori e network. Le esperienze in atto confermano la presenza (e spesso la ricchezza) di questo terzo spazio di relazione: ci sono infatti interazioni con mercati contadini locali, con associazioni di contadini, ma anche con altri attori locali impegnati nella costruzione di sistemi alimentari alternativi o, più in generale, interessati a modelli economici e a forme di organizzazione sociale sostenibili (associazioni ambientaliste o del commercio equo e solidale, movimenti sociali, comitati di cittadini, imprese del terzo settore, associazioni culturali, amministratori locali, istituzioni scolastiche e sanitarie, istituti di ricerca, agenzie formative, tecnici).
Le relazioni che si sviluppano in questo contesto inter-organizzativo e le relative opportunità che ne derivano si stanno rivelando molto importanti ai fini dei processi di apprendimento e di innovazione. In particolare, sono alla base della possibilità di sviluppo di altre forme di cittadinanza alimentare o di altre forme di consumo etico e della creazione delle condizioni per lo sviluppo di impegno civico e consapevolezza politica, contribuendo alla produzione di altre forme di mobilitazione sociale, sul territorio o a scala più ampia (come abbiamo detto, un diverso approccio al cibo è il punto di partenza per altri cambiamenti di atteggiamento e pratiche (Sassatelli, 2004)).
Molte delle esperienze innovative in cui i GAS si stanno in misura crescente impegnando hanno origine in questi processi:

  • l’appoggio a / la promozione di iniziative di resistenza a progetti di espansione urbana a spese della terra coltivabile;
  • le iniziative di solidarietà in situazioni sociali problematiche (es. immigrati, nomadi, calamità naturali, come nel recente caso del terremoto in Abruzzo);
  • l’adesione alle iniziative contro l’illegalità e lo sfruttamento del lavoro in agricoltura (es. le iniziative al Sud contro il dominio della mafia o contro le nuove forme di schiavitù), che si traducono concretamente nella creazione di un mercato alternativo per le attività produttive (relazioni stabili di approvvigionamento con associazioni o cooperative che portano avanti specifici progetti);
  • le iniziative autonome di animazione culturale o di formazione su temi ritenuti importanti per un cambiamento di mentalità e pratiche;
  • la promozione e creazione di reti locali di economia solidale, che talvolta arrivano a strutturarsi in Distretti di Economia Solidale (DES);
  • la mobilizzazione, insieme con i movimenti sociali locali ed extra-locali, in sostegno di specifiche campagne politiche (es. i recenti referendum contro la privatizzazione della distribuzione dell’acqua e contro l’energia nucleare).

In queste iniziative i GAS agiscono come fattori di rivitalizzazione all’interno delle comunità locali, amplificando e supportando la “chiamata” ad un’assunzione di responsabilità e solidarietà che viene dai movimenti sociali che operano a livello più alto, nelle arene politiche internazionali (dove vengono affrontate le grandi questioni della sovranità alimentare, del cambiamento climatico, della giustizia sociale, della legalità, ecc.), e traducendo tale chiamata nella dimensione delle pratiche quotidiane e delle problematiche a livello territoriale.
In questa azione essi si stanno mostrando quanto mai efficaci, arricchendo notevolmente il quadro delle esperienze di impegno civico, al di là delle tradizionali forme dell’associazionismo.

La dimensione sociale del cambiamento delle pratiche di consumo

Guardare ai modi attraverso cui i cittadini-consumatori, per perseguire comportamenti più coerenti ai propri principi, rimodellano socialmente i modelli organizzativi e i sistemi di regole e norme, di conoscenze e di infrastrutture materiali e simboliche che condizionano le pratiche (quello che viene definito il sistema socio-tecnico), nonché guardare alle barriere che essi incontrano in tale percorso aiuta a identificare ed evidenziare i punti critici del processo di transizione al consumo sostenibile3. Altrettanto utile è lo studio del processo di presa di coscienza e di crescita di “cittadinanza alimentare” e di come esso possa gradualmente evolvere verso più importanti forme di impegno civico e mobilizzazione politica, in grado di fare pressione sull’agenda politica e il mondo economico e istituzionale.
Ci siamo dunque proposti di interpretare attraverso questo approccio i processi di cambiamento negli atteggiamenti e nelle pratiche che si verificano al livello micro delle iniziative organizzate dal basso e la loro capacità di generare più ampia innovazione a livello sociale e istituzionale. Secondo l’ottica adottata, cambiare atteggiamento di consumo implica lo sviluppo di nuovi schemi cognitivi e normativi (cioè di strumenti di comprensione e di interpretazione), realizzato all’interno di nuove relazioni, attraverso l’interazione e l’apprendimento collettivo.
Possiamo identificare tre diversi livelli di apprendimento attraverso cui gli attori affrontano i vincoli (materiali e immateriali) che si frappongono all’adozione di pratiche sostenibili, e sviluppano consapevolezza per ulteriori forme di cittadinanza:

  • Un primo livello, l’apprendimento tecnico e organizzativo, fa riferimento allo sviluppo delle conoscenze e abilità necessarie per adottare pratiche alimentari alternative. Questi processi cosentono di affrontare tutti gli aspetti pratici e immateriali legati all’approvvigionamento (ricerca dei prodotti attraverso la presa di contatto con agricoltori, (ri-)acquisizione di conoscenze sulle produzioni agricole, organizzazione delle forniture e della distribuzione, gestione degli aspetti fiscali) e alla riorganizzazione delle abitudini a livello domestico ((ri-)acquisizione delle conoscenze necessarie per la conservazione e l’utilizzo dei prodotti, disponibilità attrezzature, riorganizzazione routine e ruoli).
  • Un secondo livello, l’apprendimento cognitivo, si riferisce ai processi che portano a modificare gli schemi cognitivi, ovvero gli schemi che consentono di trasformare l’informazione in conoscenza e in valutazioni etiche. In questo livello i consumatori imparano nuove regole di consumo (ad esempio, rispettare la stagionalità delle produzioni riscoprendo la varietà dei prodotti e dei sapori stagionali), risolvono i dilemmi che incontrano nello sperimentare le nuove modalità di consumo (es. il prezzo vs. qualità, comodità vs. salute, libertà di scelta e convenienza vs. etica, gusto per sapori artificiali vs. gusto per prodotti naturali) e riflettono su questioni etiche (es. dieta vegetariana o vegana, dignità del lavoro).
  • In un terzo livello, l’apprendimento teorico, gli attori elaborano la propria visione del mondo, ad esempio per quello che riguarda temi come la cittadinanza, gli stili di vita o i modelli di sviluppo alternativi, la convivenza sociale, avanzando nella consapevolezza e nel cambiamento di atteggiamento. E’ il caso delle riflessioni più generali sui fattori e sulle implicazioni della crisi economica, o su questioni locali legate alle scelte di pianificazione territoriale e di sviluppo economico o alla gestione degli appalti pubblici. E’ evidente qui come il cibo agisca come “porta d’ingresso” verso cambiamenti più ampi negli atteggiamenti e nelle pratiche.

Questi diversi livelli di apprendimento, che hanno luogo nei vari contesti di relazione, consentono anche di spiegare la complessità dello stesso processo di apprendimento, tenendo conto della stretta integrazione tra i diversi livelli, del suo carattere iterativo (il processo si avvia per ogni attore che entra nel network, in relazione alle necessità), della graduale accumulazione di conoscenza (che consente di progredire nel grado di apprendimento).
Lo schema che segue dà una visione di insieme dei processi di apprendimento che si verificano:

Laboratori di transizione

L’iniziativa dei GAS si configura come un’esperienza di innovazione sociale in cui, partendo da bisogni individuali condivisi (sulla base di problemi / opportunità percepiti), sono state cercate soluzioni attraverso lo sviluppo di nuovi atteggiamenti e pratiche sociali. In questa ricerca i bisogni e la capacità di attivazione dei cittadini-consumatori e dei produttori trovano una comune espressione.
Come abbiamo detto, partendo dall’approccio al cibo, questo processo di cambiamento di mentalità e pratiche può diffondersi anche ad altri aspetti dello stile di vita, contribuendo ad un ulteriore sviluppo di senso critico e creando il terreno per la crescita di cittadinanza e consapevolezza politica. In questa prospettiva, i GAS e le altre esperienze ispirate a principi di solidarietà promosse dai consumatori stanno rappresentando laboratori importanti per lo sviluppo del ruolo della società civile.
I GAS appaiono in grado di contribuire anche ad un più ampio cambiamento culturale. Attraverso la loro azione e la loro crescente capacità di aprirsi a nuove forme di impegno, essi stimolano l’opinione pubblica su tematiche cruciali. Questo processo è ben testimoniato dal crescente interesse mostrato dai media e da parte del mondo politico verso le tematiche del cibo e le implicazioni etiche connesse alla sua produzione-distribuzione, spesso proprio su sollecitazione del diverso approccio adottato in queste esperienze.
Nella stessa prospettiva, essi rappresentano anche laboratori di cambiamento istituzionale. Di fatto, avendo iniziato a sperimentare sistemi socio-tecnici alternativi, essi stanno ora iniziando a porre nuove questioni nelle relazioni con le istituzioni pubbliche e a livello di agenda politica. Questo riguardo sia alle aree su cui intervenire (es. il concetto di qualità del cibo e quello del suo prezzo, gli assetti spaziali dei sistemi di produzione-consumo e le loro implicazioni sociali e ambientali, il modello di agricoltura da sostenere, la gestione della terra, il tipo di conoscenza da porre alla base di produzione e consumo, ecc.), sia ai modi attraverso i quali intervenire (es. quale sistema normativo e quale sistema per definirlo, quale sistema per la creazione di conoscenza, quale supporto pubblico in una prospettiva di transizione verso sistemi più sostenibili, che tipo di integrazione tra le varie politiche coinvolte, ecc.).

Quali indicazioni da questa nicchia di innovazione?

Queste iniziative di costruzione dal basso di un nuovo sistema socio-tecnico esprimono chiaramente un bisogno di modelli di produzione-consumo alternativi. Come anche emerge la capacità e la volontà di una parte della società civile di assumere un ruolo autonomo e pro-attivo nel ridefinire tali modelli, secondo un processo che va ben al di là della crescita di consapevolezza individuale e dell’esercizio della libertà di scelta (impliciti nel concetto di consumo critico).
In una logica di “democrazia alimentare”, secondo la quale i cittadini hanno il diritto e la responsabilità di partecipare alla definizione delle regole della produzione e del consumo di cibo (Lang, 1999; Welsh, MacRae, 1998; Hassanein, 2003), questa è un’indicazione importante da tenere in considerazione.
L’esperienza dei GAS, nella loro volontà di rimodellare le pratiche di consumo e più in generale i modelli di organizzazione sociale ed economica secondo principi etici, mette anche in evidenza quali siano gli obiettivi di riferimento in questa riappropriazione di autonomia e potere. Queste iniziative rappresentano di fatto la realizzazione concreta a livello micro di un più ampio movimento di pensiero che spinge per una moralizzazione delle pratiche e dei sistemi economici.
Allo stesso tempo, questa esperienza mostra anche chiaramente la complessità dei processi coinvolti nell’attivazione di percorsi innovativi. Il reale potenziale trasformativo di questa esperienza sta nel processo di ricostruzione sociale dei codici culturali e normativi, in grado di supportare la definizione di nuove priorità per i comportamenti individuali e da porre alla base della messa a punto di nuove soluzioni tecniche e organizzative per tradurre in pratica il nuovo atteggiamento mentale. Alla base di processi di cambiamento che possono avere un impatto sostanziale sui processi economici, c’è dunque in primo luogo un processo di cambiamento culturale, basato su processi di co-apprendimento.
Nella prospettiva più generale della transizione, accanto a tale cambiamento emerge tuttavia anche l’importanza del superamento delle barriere di natura tecnologica, normativa, istituzionale e politica. Tutto questo sposta nuovamente la questione della realizzazione di modelli di produzione-consumo sostenibili nella sfera pubblica, dove realizzare i più ampi cambiamenti che si rendono necessari, portando quindi anche a riconsiderare la relazione tra responsabilità privata e responsabilità pubblica (Jacobsen e Delsrud, 2007).
Queste esperienze di innovazione sociale stanno mostrando la direzione verso cui andare, al fine di integrare le istanze etiche e le altre istanze che provengono dal basso all’interno di una modalità alternativa di governance dei modelli alimentari.
Questo, come abbiamo detto, sia relativamente ai “nodi” da risolvere che ai modi per farlo. A questo riguardo, le evidenze empiriche mostrano quanto sia importante portare avanti un lavoro di confronto efficace su specifici aspetti, in grado di recepire realmente il bisogno di cambiamento. Altrettanto evidente appare quanto poco utili siano le attuali forme di intervento, ancora in gran parte espressione di un approccio politico tradizionale di tipo top-down, settoriale e incapace di una visione integrata (es. i vari tentativi di definire uno specifico quadro normativo per i GAS o l’economia solidale, senza agire sulle condizioni che ne favorirebbero lo sviluppo; la frequente interpretazione riduttiva dei bisogni espressi dai consumatori dei GAS). Sempre in una logica di democrazia alimentare, questo fa sorgere la questione di come consentire a queste istanze di cambiamento di emergere e trovare risposta.
Come abbiamo visto, la società civile si sta organizzando, tra nuove forme di cittadinanza alimentare e di azione politica. Come integrare questa capacità di mobilitazione in una governance efficace? Coerentemente con la crescita di questa esperienza, questi movimenti sembrano in cerca di modi per esprimere le loro posizioni nell’area pubblica. E l’interesse con cui essi sono presi in considerazione nella sfera politica e pubblica sembra mostrare la presenza di condizioni favorevoli in tale direzione. La creazione di un contesto istituzionale appropriato richiede tuttavia ben altro sforzo. Emerge, al riguardo, quanto le classiche forme di rappresentanza dei cittadini-consumatori siano inadeguate rispetto al nuovo ruolo sociale che essi possono e vogliono giocare, così come, dall’altra parte, ci sia un bisogno crescente di superare lo stesso concetto di rappresentanza, alla ricerca di strumenti istituzionali innovativi per garantire la partecipazione e l’espressione del ruolo politico dei diversi stakeholder.
Tutto questo ha evidenti implicazioni sull’agenda di ricerca e di azione politica, confermando la necessità di definire adeguate strategie e di adottare appropriati strumenti per cogliere e valorizzare questo potenziale trasformativo.

Riferimenti bibliografici

  • Brunori, G., Rossi A., Guidi F. (2007), In-depth review on alternative food marketing strategies. Case study: Solidarity-Based Purchasing Groups., National report in IN-SIGHT EU Project FP6, WP3, www.insightproject.net

  • Brunori G., Knickel K., Rand S., Proost J., (2009), “Towards a better conceptual framework for innovation processes in agriculture and rural development: from linear models to systemic approaches”, The Journal of Agricultural Education and Extension, n. 15, pp. 131-145

  • Brunori G., Rossi A., Malandrin V. (2011a), “Co-producing Transition: Innovation Processes in Farms Adhering to Solidarity-based Purchase Groups (GAS) in Tuscany, Italy.”, International Journal of Sociology of Agriculture and Food, n. 18 (1), pp. 28-53

  • Brunori G., Rossi A., Guidi F. (2011b) “On the new social relations around and beyond food. Analysing consumers' role and action in Gruppi di Acquisto Solidale (Solidarity Purchasing Groups).”, Sociologia Ruralis

  • Hassanein N. (2003), “Practising food democracy: a pragmatic politics of transformation.”, Journal of Rural Studies, n.19 (1), pp. 77-86

  • Jacobsen E., Delsrud A. (2007), “Will consumer save the world? The framing of Political Consumerism.”, Journal of Agriculture and Environmental Ethics, n. 20 (5), pp. 469-482

  • Lang T. (1999), “Food policy for the 21st century”, In Koc M., MacRae R., Mougeot L.J.A., Welsh J., (a cura di) For Hunger-proof Cities: Sustainable Urban Food Systems., International Development Research Centre, Ottawa, pp. 216–224.Melucci A. (1982), L’invenzione del presente., Il Mulino, Bologna

  • Rossi A., Brunori G. (2010), “Drivers of transformation in the agro-food system. GAS as co-production of Alternative Food Networks.” In Darnhofer I., Grötzer M. (a cura di) Building sustainable rural futures. The added value of systems approaches in times of change and uncertainty. Atti del 9° European IFSA Symposium, 4-7 Luglio 2010, Vienna, Universität für Bodenkultur, Vienna, pp. 1913-1931, [link]

  • Sassatelli R. (2004), “The political morality of food: discourses, contestation and alternative consumption.”, in Harvey M., McMeekin A., Warde A. (a cura di) Qualities of food, Manchester University Press, Manchester, pp.176-191

  • Seyfang, G., Smith A. (2006), Community action: A neglected site of innovation for sustainable development?, CSERGE Working Paper, EDM 06-10, pp.1-5

  • Welsh J., MacRae R. (1998), “Food citizenship and community food security.”, Canadian Journal of Development Studies, n. 19, pp. 237–255

  • Wiskerke J.S.C., Van der Ploeg J.D. (2004), Seeds of transition: essays on novelty production, niches and regimes in agriculture., Royal Van Gorcum, Assen

  • 1. Il presente lavoro riprende alcuni contenuti del paper presentato dagli autori al XXIV ESRS Congress, tenutosi a Chania (Creta) nell’Agosto 2011, all’interno del WG 27 - New Forms of Citizen-Consumer Engagement in Food Networks: Diversity, Mechanisms and Perspectives.
  • 2. I GAS, i cui membri operano su base volontaria, si auto-organizzano per stringere relazioni con gli agricoltori e gestire ordini e distribuzione. Gli agricoltori sono selezionati sulla base della loro adesione a principi di etica ambientale e sociale e, per quanto possibile, della distanza loro appartenenza al contesto locale. Nella maggior parte dei casi si tratta di gruppi informali e questo rende difficile la quantificazione del loro numero. Sul sito creato dalla rete di coordinamento nazionale (www.retegas.org), nel Settembre 2011 erano registrati all’incirca 800 Gruppi, tuttavia lo stesso coordinamento stima il loro numero molto più alto, più del doppio. Il primo GAS è comparso nel 1994, ma la vera esplosione di questa realtà è avvenuta nella seconda metà degli anni 2000. In aggiunta alla forte crescita del numero dei Gruppi, c’è anche una tendenza a crescere in dimensioni, con Gruppi che superano il centinaio di membri.
  • 3. Per un approfondimento sullo studio dei network alimentari alternativi (AFN) attraverso l’approccio delle teorie della transizione, particolarmente efficace nell’analizzare la loro capacità di sviluppare percorsi di innovazione, si vedano: Wiskerke e Van der Ploeg, 2004; Seyfang e Smith, 2006; Brunori et al. 2009).
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Commenti

''integrare questa capacità di mobilitazione in una governance efficace'' ; ''la creazione di un contesto istituzionale appropriato'' e soprattutto il ''bisogno crescente di superare lo stesso concetto di rappresentanza'', richiedono, come si dice, uno sforzo notevole. A mio avviso, un ruolo particolare spetta alla ricerca scientifica da un lato e all'amministrazione pubblica dall'altro. Integrare nuovi attori nella governance implica necessariamente la rinuncia a una quota di potere, e questo è un ostacolo non da poco, che potrebbe anche dar luogo a conflitti se coloro che gestiscono la ''cosa pubblica'' non sono pronti a venire incontro alle nuove istanze.
In questo senso la grave crisi che stiamo attraversando puo' rappresentare al tempo stesso un'opportunità e un pericolo per queste ed altre realtà (il mondo della DOP/IGP, Slow Food, turismo rurale, biologico, marchi parco, ecc.). Se la ricerca e gli enti locali sapranno costruire un'alleanza, accogliendo e confortando queste innovazioni bottom-up, allora una trasformazione virtuosa sarà possibile, ma se le esigenze di ''rassicurazione dei mercati'' prevalgono (nella ricerca come negli enti locali e supralocali), il dialogo resterà muto con conseguente aggravazione di divergenze, disparità, e intensificazione futura di conflitti, a causa del mancato ascolto di queste istanze ''etiche'' o ''morali''.
Mi sembra allora che si profila per gli anni a venire una vera e propria battaglia, non solo economica e politica ma anche e soprattutto culturale.

Commento originariamente inviato da 'Luca Piccin' in data 20/12/2011.

''integrare questa capacità di mobilitazione in una governance efficace'' ; ''la creazione di un contesto istituzionale appropriato'' e soprattutto il ''bisogno crescente di superare lo stesso concetto di rappresentanza'', richiedono, come si dice, uno sforzo notevole. A mio avviso, un ruolo particolare spetta alla ricerca scientifica da un lato e all'amministrazione pubblica dall'altro. Integrare nuovi attori nella governance implica necessariamente la rinuncia a una quota di potere, e questo è un ostacolo non da poco, che potrebbe anche dar luogo a conflitti se coloro che gestiscono la ''cosa pubblica'' non sono pronti a venire incontro alle nuove istanze.
In questo senso la grave crisi che stiamo attraversando puo' rappresentare al tempo stesso un'opportunità e un pericolo per queste ed altre realtà (il mondo della DOP/IGP, Slow Food, turismo rurale, biologico, marchi parco, ecc.). Se la ricerca e gli enti locali sapranno costruire un'alleanza, accogliendo e confortando queste innovazioni bottom-up, allora una trasformazione virtuosa sarà possibile, ma se le esigenze di ''rassicurazione dei mercati'' prevalgono (nella ricerca come negli enti locali e supralocali), il dialogo resterà muto con conseguente aggravazione di divergenze, disparità, e intensificazione futura di conflitti, a causa del mancato ascolto di queste istanze ''etiche'' o ''morali''.
Mi sembra allora che si profila per gli anni a venire una vera e propria battaglia, non solo economica e politica ma anche e soprattutto culturale.

Commento originariamente inviato da 'Luca Piccin' in data 20/12/2011.

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