Finestra sul WTO n.20

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Finestra sul WTO n.20
a Confederazione Svizzera, Ufficio Federale dell’Agricoltura (UFAG)

Per concludere il Doha Round entro il 2011, sarebbe stato necessario raggiungere un accordo sulle modalità entro la primavera. Pascal Lamy, direttore generale del WTO, ha richiesto ai presidenti dei vari gruppi negoziali di produrre entro il 21 aprile dei “documenti”, da discutersi poi in occasione della riunione del 29 aprile del Trade Negotiating Committee, il più alto organo negoziale del WTO. A questa richiesta è stata data subito rilevanza, nonostante, in un primo momento, non fosse ancora chiaro se tali documenti sarebbero stati vere e proprie bozze di testi delle modalità, o semplici rapporti sullo stato dei negoziati. Molti Paesi, tra i quali gli Stati Uniti, si sono subito detti contrari a produrre nuove bozze dei testi negoziali, il che avrebbe a loro avviso costituito una mossa controproducente considerando la persistente divergenza tra le varie posizioni. Contemporaneamente, durante i cosiddetti confessionals (le trattative bilaterali tra Lamy ed alcune delegazioni chiave), non sono emersi margini per un possibile compromesso. Non è stata quindi una sorpresa la decisione da parte di Lamy di diffondere testi che semplicemente si limitano a fare il punto sullo stato attuale del Doha Round, senza proporre un aggiornamento della bozza delle modalità. Si tratta di centinaia di pagine redatte dai presidenti dei vari gruppi negoziali, che coprono tutte le aree oggetto di negoziato, ma che non contengono sorprese (WTO, [link]).
Per quanto riguarda l’agricoltura, il presidente del gruppo negoziale, l’ambasciatore neozelandese David Walker, ha insistito sui benefici degli esercizi tecnici di clarification (chiarificazione dei testi negoziali, ovvero la bozza delle modalities di dicembre 2008), e di templates and data (preparazione della struttura che dovranno seguire le notificazioni degli impegni dei singoli paesi). Di fatto, si tratta delle uniche due attività che possono essere portate avanti in assenza di progressi del negoziato.
Walker ha definito regrettable (spiacevole) non poter proporre nuovi testi negoziali nonostante l’intensificazione delle trattative negli ultimi due anni, e ha indicato nove punti che restano aperti in materia di agricoltura: (a) la scatola blu, per la quale i lavori tecnici sono ormai terminati, ed è necessario un accordo a livello politico; (b) i sussidi nel settore del cotone, in quanto nonostante il proseguire delle consultazioni al momento non si intravvede una soluzione condivisa; (c) i prodotti sensibili, per i quali Giappone e Canada cercano flessibilità addizionali; (d) la possibilità di mantenere eccezioni al capping (ovvero all’imposizione di un tetto massimo alle tariffe dopo l’implementazione della formula di riduzione) anche al di fuori dei prodotti sensibili; (e) la TRQ creation, ovvero la creazione di nuove quote all’importazione a tariffa ridotta; (f) la tariff simplification (la conversione delle tariffe più complesse nel loro equivalente ad valorem), per la quale nonostante i numerosi progressi a livello tecnico non si è ancora in condizione di redigere un nuovo testo negoziale; (g) i prodotti speciali; (h) il meccanismo speciale di salvaguardia, ovvero la possibilità di permettere di aumentare le tariffe in seguito a riduzione dei prezzi o aumento dei volumi all’importazione (un tema giudicato responsabile, si ricorderà, del collasso delle trattative nel luglio del 2008); (i) i prodotti tropicali (per i quali i paesi in via di sviluppo richiedono un maggiore accesso al mercato), in quanto l’accordo raggiunto sulle tariffe all’importazione dell’UE nel settore delle banane deve ancora essere accettato a livello multilaterale.
Per quanto riguarda i negoziati per stabilire un registro multilaterale per le indicazioni geografiche di vini e bevande spiritose, il presidente del gruppo negoziale, l’ambasciatore dello Zambia Darlington Mwape, sottolinea come l’attuale bozza di testo costituisca una buona base di discussione, ma evidenzia anche come i punti da risolvere restino ancora molti. Non vi è ancora convergenza neppure per quanto riguarda l’estensione ad altri prodotti della maggiore protezione attualmente accordata a vini e bevande spiritose. L’area più controversa del Doha Round è, però, l’accesso al mercato per i prodotti industriali (non-agricultural market access, NAMA), in particolare per quanto riguarda le cosiddette “iniziative” per ridurre o eliminare le tariffe su interi settori (come macchine industriali, prodotti chimici, macchine elettriche ed elettroniche), e nello specifico la partecipazione di paesi emergenti quali Brasile, Cina, India. Gli Stati Uniti in particolare ribadiscono che, affinché vi sia un impatto significativo sul commercio mondiale, è necessario che questi paesi emergenti e in rapida crescita prendano parte in modo sostanziale a questo meccanismo. Da parte loro, Cina, India e Brasile richiedono al contrario una partecipazione volontaria, e lamentano che le riforme del settore agricolo intraprese dai paesi ricchi non rappresentano una contropartita adeguata. Una recente proposta dell’UE per colmare il divario sui negoziati NAMA non sembra per ora sufficiente per ridurre distanze che Lamy ha recentemente definito unbridgeable (incolmabili). A questo punto, saltata anche la scadenza di aprile, tra alcuni commentatori comincia a farsi strada l’idea di un cosiddetto “piano B”, che consisterebbe nel concludere il Round con una sorta di accordo ristretto a un numero limitato di temi meno controversi (come trade facilitation), lasciando fuori agricoltura e NAMA, e abbandonando quindi l’idea del single undertaking (impegno unico). Secondo alcuni, tale “piano B” permetterebbe di evitare il fallimento del Doha Round, e al limite la messa in discussione dell’intero sistema multilaterale del WTO. È però vero che, al momento, resta difficile valutarne la praticabilità, dato che anche la selezione di temi “non problematici” potrebbe rivelarsi tutt’altro che semplice. Finora nessun paese membro del WTO si è d’altra parte espresso apertamente a favore di tale possibilità.
Un altro possibile scenario sarebbe una sorta di sospensione temporanea del Round; ma alcuni commentatori fanno notare che così si rischierebbe di rendere impossibile ogni accordo prima del 2020. Tra l’altro, è in un certo senso paradossale che il blocco attuale delle trattative sia causato da un tema mercantilista per eccellenza, ovvero le riduzioni tariffarie nel settore dei beni industriali. Le richieste di un maggiore accesso al mercato da parte dei paesi sviluppati, in particolare gli Stati Uniti, ad economie emergenti quali Brasile, India e Cina, rischiano di compromettere l’esito del Round (Evenett, 2011; [link]). È dunque necessario uno sforzo da parte dei leader politici mondiali per riconoscere l’importanza del Doha Round per l’intero sistema commerciale mondiale (Baldwin and Evenett, 2011; [link]).
Mentre le trattative commerciali stentano a proseguire, in molti hanno infatti sottolineato il ruolo fondamentale del WTO nell’amministrare le regole commerciali multilaterali esistenti, il meccanismo di risoluzione delle dispute, l’attività di monitoraggio delle politiche commerciali dei paesi membri. Se dunque un fallimento delle trattative non implicherebbe la perdita di fiducia nell’istituzione del WTO in quanto tale, è però anche vero che finirebbe inevitabilmente per indebolirne il ruolo.
Le necessità di concludere il Doha Round è un tema ripreso anche nel recente rapporto sulla volatilità dei prezzi alimentari redatto dal gruppo internazionale di esperti alimentari in vista del primo incontro tra i ministri agricoli del G20, il 22 e 23 giugno prossimi (versione trapelata: ICTSD, [link]).
Recentemente, nella riunione “mini-ministeriale” che si è svolta a Parigi il 26 maggio a margine di un incontro dell’OECD, cui hanno partecipato numerosi membri del WTO, è stato raggiunto ampio consenso sull’impegno di portare a termine il Doha Round con un single undertaking, ma, nell’impossibilità di ottenere questo risultato entro la fine dell’anno, anche sulla possibilità di trattare temi relativi allo sviluppo come parte di una hearly harvest (letteralmente, “raccolta anticipata”) da ottenersi nella riunione ministeriale “regolare” del WTO che avrà luogo a dicembre 2011.
Quello che succederà nelle prossime settimane permetterà di capire se e come questo nuovo programma di lavoro possa effettivamente concretizzarsi.

*Quanto scritto è esclusivamente di responsabilità dell’autrice e non riflette in alcun modo la posizione dell’UFAG

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