Expo Milano 2015 e i Paesi in via di sviluppo: quali opportunità?

Expo Milano 2015 e i Paesi in via di sviluppo: quali opportunità?
a Università di Milano, Dipartimento di Economia e Politica Agraria, Agroalimentare e Ambientale

Sono passati oltre due anni dall’assegnazione a Milano della Esposizione Universale del 2015 da parte del Bureau International des Expositions (BIE). Due anni che avrebbero dovuto essere cruciali per tradurre in progetti operativi la felice intuizione del tema proposto da Milano per Expo: Feeding the Planet, Energy for Life - Nutrire il pianeta, energia per la vita. Ma in questi due anni il percorso è stato molto travagliato e ha subito significativi intoppi e deviazioni.
Il primo, e più noto al grande pubblico, ha riguardato la costituzione e la governance della società (Expo 2015 S.p.A.) cui è stato affidato il compito di sviluppare il tema e di predisporre l’articolazione degli spazi espositivi. A seguito di un lungo braccio di ferro tra istituzioni, la società si è avviata solo un anno dopo il verdetto del BIE e, recentemente, l’amministratore delegato Lucio Stanca si è dimesso per incompatibilità con l’incarico parlamentare, sostituito da Giuseppe Sala.
Il secondo intoppo, probabilmente il più grave, è derivato dalla crisi economica globale: al momento della presentazione della candidatura di Milano (2006) e dell’assegnazione alla città di Expo 2015 (marzo 2008) erano stati ipotizzati consistenti investimenti sia da parte delle pubbliche amministrazioni, locali e nazionali, sia da parte dei privati. Investimenti che avrebbero dovuto dotare la città di nuove infrastrutture, sviluppare adeguatamente il sito espositivo prescelto, generare numerose iniziative collaterali, finanziare interventi di cooperazione allo sviluppo nei numerosi paesi cui erano stati promessi in vista del voto al BIE. Le conseguenze della crisi sull’economia reale e sulle finanze italiane e locali hanno portato al taglio di numerosi progetti o al loro drastico ridimensionamento, e in particolare hanno modificato profondamente l’immagine (e il contenuto) del sito espositivo.
La deviazione più significativa dal percorso ipotizzato ha, infatti, coinvolto il contenuto stesso dell’idea progettuale di Expo: il masterplan del sito realizzato da alcuni famosi architetti prevede l’abbandono dei padiglioni tematici inizialmente previsti e la realizzazione di quello che è stato chiamato “orto planetario” con la suddivisione dei terreni (peraltro non ancora acquisiti da Expo) in lotti dove ciascun paese partecipante potrà mettere in mostra la propria biodiversità. A mio avviso la scelta di mostrare “ciò che c’è” invece di “ciò che ci sarà”, di mettere a tema il presente (se non il passato) invece del futuro della produzione e trasformazione di cibo, rappresenta un cambio di prospettiva culturale che non può essere giustificato solo dalla carenza di finanziamenti, ma dall’essersi concentrati quasi esclusivamente sui benefici diretti che Expo potrà portare a Milano, alla Lombardia, all’Italia intera (non si contano gli accordi con le più disparate aree italiane finalizzati al loro coinvolgimento durante il periodo espositivo) dimenticando i benefici (diretti e indiretti) che Expo potrebbe avere sullo sviluppo delle tecnologie di produzione, trasformazione, conservazione, distribuzione del cibo a livello internazionale. Significativo di tale mutamento culturale può essere ritenuto l’intervento di Carlo Petrini agli Stati Generali di Expo 2015 organizzati da Regione Lombardia, Provincia e Comune di Milano a luglio 2009. Petrini, cui è stato affidato l’intervento principale nella sessione dedicata al tema di Expo, nelle sue conclusioni auspica che l'Expo lasci segni indelebili: "Il più grande monumento che potremmo lasciare per ricordare questo Expo sarebbe il Lambro pulito. E non sono suggestioni o nostalgia, ma è modernità. L'eredità dell'Expo sia il recupero dell'agricoltura di prossimità, buona e sana, dei parchi, delle cascine, delle acque".

Il progetto originale e la cooperazione allo sviluppo

Per comprendere la “deviazione” dal percorso iniziale di Expo, appare opportuno riesaminare analiticamente il dossier di candidatura presentato al BIE1. Nel 4° capitolo del dossier, dedicato al tema di Expo, il titolo “Nutrire il pianeta, energia per la vita” viene così spiegato: “in termini generali, Expo è finalizzata ad essere una vera piattaforma multilaterale in grado di promuovere le migliori pratiche a livello internazionale; le finalità collegate al tema possono essere riassunte nel concetto che l’accesso ad un cibo sano e sicuro è un diritto di base e fondamentale per l’umanità ed è parte della ricerca di uno sviluppo sostenibile”; al primo posto tra gli obiettivi specifici viene messo il “focus sulla solidarietà e la cooperazione allo sviluppo” che, nelle intenzioni degli estensori del dossier, doveva costituire uno dei punti forti di Expo.
Il tema generale è stato articolato in sette sottotemi, riportati nella figura 1.

Figura 1 - Tema e sottotemi di Expo Milano 2015

Fonte: www.expo2015.org

Per ciascuno di essi (dettagliati nel capitolo 5° del dossier) di seguito sono riportati sinteticamente i punti qualificanti e le connessioni previste con le nazioni meno sviluppate.

1) La scienza per la sicurezza e la qualità alimentare: “Expo intende offrire un momento di confronto alla comunità scientifica internazionale per fare il punto sulle più recenti innovazioni che tutelano la salute del consumatore finale, con particolare riferimento, da un lato, alla prevenzione e cura di patologie derivanti da comportamenti alimentari disordinati, spesso più radicate nei paesi sviluppati e, dall’altro, alle tecniche per garantire, a costi contenuti, un approvvigionamento più sicuro di cibo e acqua per le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, prevenendo l’insorgenza di epidemie”. Nel terzo aspetto di questo tema, indirizzato alla sicurezza del cibo e dell’acqua nei PVS, si specifica che “individuare la via migliore per il trasferimento tecnologico ai PVS è un test cruciale per le relazioni internazionali” e che “Expo 2015 intende dedicare particolare attenzione alle innovazioni più semplici e facilmente trasferibili ai PVS, a tecnologie a basso costo, a una maggiore igiene e a sistemi di controllo e prevenzione”.
2) L’innovazione nella filiera alimentare: il sottotema è dedicato principalmente all’ottimizzazione, dal punto di vista tecnico ed economico, delle diverse fasi di produzione, trasformazione e commercializzazione; il focus è costituito principalmente dai paesi sviluppati ma non sono trascurate le ricadute sui paesi emergenti e su quelli meno sviluppati, citati a proposito di consumi etici e di fair trade.
3) La tecnologia per l’agricoltura e la biodiversità: nel terzo sottotema, dopo aver sottolineato “che le tecnologie devono essere orientate ad uno sviluppo sostenibile che tenga conto dei cambiamenti climatici”, viene specificato che “Expo intende mettere in luce le più recenti tecnologie che possano aiutare le nazioni più colpite (in particolare quelle africane) a gestire le sfide ambientali”. Occorre studiare “le modalità con le quali i PVS possono sviluppare le capacità per trovare autonomamente le risposte ai loro gravi problemi”. Si sottolinea che “concentrarsi sull’educazione e sulla divulgazione è la via migliore per accompagnare questi paesi sulla complessa strada dello sviluppo”. In secondo luogo, “Expo intende mettere in luce le conseguenze della scarsità di acqua in diverse aree del mondo e presentare le ultime innovazioni tecnologiche per un uso razionale, il riciclo e la conservazione dell’acqua”.
4) L’educazione alimentare: in questo sottotema viene prefigurato come “Expo intenda sollecitare educatori, famiglie e istituzioni, impegnandole nella ricerca di metodi didattici innovativi per una educazione alimentare di ampia applicazione”. In particolare, attraverso “la valorizzazione delle istituzioni scolastiche, quale luogo di formazione di base accessibile a tutti, secondo quanto indicato dagli obiettivi della UN Millennium Campaign2, che promuova l’inserimento nell’offerta formativa di percorsi educativi sulla nutrizione, la sicurezza alimentare e l’utilizzo delle risorse alimentari del pianeta”.
5) La solidarietà e la cooperazione alimentare: aver dedicato un intero sottotema di Expo alla cooperazione testimonia dell’importanza che ad essa è stata riservata in sede di presentazione della candidatura e delle aspettative dei PVS che in larga parte l’hanno sostenuta. Nel dossier si legge: “Expo sarà un’occasione di riflessione in materia di cooperazione e di assistenza allo sviluppo delle popolazioni del sud del mondo”; e più avanti “Expo cercherà di essere occasione di dibattito per: presentare progetti di solidarietà e cooperazione, in particolare in campo alimentare, con i popoli e in paesi in via di sviluppo, grazie all’azione promossa da Stati, amministrazioni locali, ONG, terzo settore, cooperative sociali, ecc.; incoraggiare forme innovative di sostegno, attraverso iniziative quali il micro-credito, le forme associative di produzione, la costituzione di soggetti di tutela legale e commerciale dei piccoli produttori; promuovere gli investimenti nel settore agricolo e nella realizzazione di piccole infrastrutture di base (idriche, di comunicazione, ecc.), quale condizione essenziale per un miglioramento della produttività; verificare le politiche commerciali e doganali dei Governi e delle Organizzazioni internazionali, i risultati prodotti e gli scenari futuri per assicurare un maggiore equilibrio di sviluppo agricolo sostenibile tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo”.
Nell’analizzare i processi in atto, il dossier si sofferma dapprima: (a) sulla persistenza della fame e dell’insicurezza alimentare e impegna Expo “a valutare la lotta contro la fame nel mondo, evidenziando le ragioni per le quali le politiche hanno avuto successo o sono fallite nei diversi paesi, così da sfruttare le migliori pratiche”; (b) su una buona nutrizione per la salute e lo sviluppo nelle nazioni povere: a tale proposito “Expo 2015 si propone di evidenziare il valore di una corretta alimentazione per un miglioramento generale nelle relazioni tra il Nord e il Sud”; (c) sull’accesso all’acqua: su tale tema “Expo 2015 cercherà di mappare la situazione generale e la proiezione per le potenziali emergenze idriche nei prossimi decenni, identificando possibili soluzioni”; (d) sul legame con la UN Millennium Campaign, e in particolare con alcuni dei Millennium Development Goals (MDG)3: Expo si propone, anche per la coincidenza temporale del 2015, di diventare un’occasione di verifica dei MDG; a tale proposito è stato firmato un accordo specifico per il coinvolgimento di Expo nel raggiungimento dei MDG, realizzato anche attraverso la partecipazione diretta della società Expo ai summit in sede ONU e FAO.
Il secondo aspetto analizzato nel dossier relativamente al quinto sottotema è quello dei consumatori e dei produttori; si sottolinea: (a) la necessità di un collegamento diretto tra produttori “poveri” e consumatori “ricchi”, candidando “Expo a offrire l'occasione per promuovere la consapevolezza di una possibile alleanza e, soprattutto, ad essere una reale opportunità per presentare i prodotti migliori che ogni area commerciale ha da offrire”; (b) il sostegno ai piccolo produttori: “Expo intende focalizzare l'attenzione sulle esigenze dei piccoli produttori e l'impegno di paesi, governi locali, ONG, terzo settore, cooperative sociali”. Il terzo aspetto affrontato in questo sottotema riguarda la governance, di cui sono sottolineati tre aspetti: (a) la facilitazione dell’accesso ai mercati: per tale aspetto “Expo intende fare il punto sul grado di liberalizzazione dei mercati mondiali e sulle difficoltà affrontate dal WTO nel perseguire questo obiettivo”; (b) il ruolo centrale della società civile: “Expo si propone di sensibilizzare al problema di promuovere gli aiuti allo sviluppo da singoli paesi e di pubblicizzare il lavoro svolto da associazioni di volontariato e organizzazioni non governative per aiutare tali paesi”; (c) la gestione delle emergenze, per le quali: “Expo pone la questione di individuare un soggetto in grado di intervenire in modo immediato, multilaterale e con autonomia finanziaria”.
Nel dossier di candidatura si ipotizzava di dedicare un intero padiglione espositivo ai vari aspetti del 5° sottotema: tale padiglione avrebbe dovuto chiamarsi “Right to Food Right”, con un gioco lessicale traducibile come “Giusto diritto al cibo” ma anche “Diritto al cibo giusto”, padiglione indicato anche come “Solidarietà e cooperazione nella nutrizione”. In esso avrebbero dovuto essere mostrati “in modo realistico quali problemi stanno affliggendo una sostanziale parte della popolazione mondiale e larga parte del pianeta” ma, contemporaneamente, un grande spazio avrebbe dovuto essere riservato “a mettere in mostra le buone pratiche che emergono dagli sforzi fatti per affrontare questi problemi”, valorizzando anzitutto le ONG, i loro progetti ed esempi di cooperazione decentrata. Con ogni probabilità tale spazio espositivo non verrà realizzato, anche perché gli “espositori” dovrebbero essere ospitati gratuitamente se non sovvenzionati.
6) L’alimentazione per migliori stili di vita: questo sottotema, nel dossier, viene affrontato solo in riferimento ai problemi dei paesi sviluppati.
7) L’alimentazione nelle culture e nelle etnie: il settimo sottotema viene affrontato fondamentalmente a fini “espositivi”, evidenziando i legami tra tradizioni storico-culturali, produzione e preparazione del cibo e valorizzando le “civiltà culinarie”. Nel dossier si evidenzia questo come tema centrale dell’allora ipotizzato padiglione espositivo intitolato “Come mangia il mondo”, per il quale era stimato il maggiore flusso di visitatori.

Un’occasione da non perdere

La sintetica rilettura del dossier Expo effettuata nel precedente paragrafo mette in luce le numerose e importanti potenzialità dell’appuntamento del 2015. Nonostante i ritardi, la carenza di risorse, la “deviazione” culturale che taluni sostengono, Expo può costituire realmente un’occasione preziosa per affrontare il vasto tema della nutrizione del pianeta e dei rapporti con i PVS.
Trascurando in questa sede gli aspetti espositivi diretti al grande pubblico, appare necessario riflettere su Expo come grande occasione di incontro tra Paesi, culture, addetti ai lavori dei sistemi agroalimentari, tecnici e scienziati di tutto il mondo.
In occasione di Expo si svolgeranno convegni scientifici di alto livello su diverse tematiche: in particolare si ricorda la scelta di tenere a Milano nel 2015 la “Triennial Conference” della International Association of Agricultural Economists (IAAE). La partecipazione a questi eventi di studiosi dei paesi sviluppati e di quelli meno avanzati dovrà costituire non solo “l’aspetto colto” di Expo ma l’occasione per instaurare o rafforzare legami duraturi di collaborazione tecnica e scientifica con la città di Milano e l’intera Lombardia.
Da questo punto di vista, Expo non dovrà essere solamente confinato nello spazio espositivo, ma dovrà coinvolgere le realtà produttive agricole, alimentari, distributive, ecc. dell’intero territorio di una regione che è la pima in Italia e una delle maggiori in Europa come peso economico assoluto del sistema agroalimentare, che esprime livelli di produttività tra i più elevati in ambito internazionale, che è una delle culle della moderna industria alimentare e della moderna distribuzione, che rappresenta un esempio di complessa e corretta gestione delle acque per gli usi agricoli, civili ed industriali, che possiede un “capitale umano”, università, centri di ricerca e imprese in grado di effettuare un efficace e corretto trasferimento tecnologico.
A tale proposito, è opportuno ricordare che diversi atenei lombardi nell’ultimo decennio hanno creato e sviluppato centri e reti di ricerca dedicati alla collaborazione con i PVS in diversi campi (tecnologico, sanitario, agricolo e alimentare), spesso in stretta connessione con ONG italiane o locali: Expo può costituire per queste realtà l’occasione per diffondere metodologie e risultati di progetti in corso e per allargare la propria presenza in altre realtà.
Quest’ultimo accenno si ricollega strettamente con uno dei punti di maggiore rilievo evidenziati nel dossier di candidatura, quello dell’educazione come strada maestra per lo sviluppo. Le modalità concrete con le quali realizzare progetti educativi ai diversi livelli, prima, durante e dopo Expo, necessitano certamente di significative risorse umane e finanziarie, ma costituiscono un investimento fondamentale perché Expo 2015 lasci un’eredità tangibile non solo a Milano ma anche a tutto il mondo.

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