Uso del pagamento unico e reazione al disaccoppiamento in alcuni paesi dell’Unione Europea

Uso del pagamento unico e reazione al disaccoppiamento in alcuni paesi dell’Unione Europea
a Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Agrarie (DipSA)
b Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Statistiche «Paolo Fortunati»
c Institute for Prospective Technological Studies (IPTS), Joint Research Centre

Introduzione e obiettivi1 2

Il disaccoppiamento dei pagamenti aziendali relativi al I pilastro, introdotto con la riforma della Politica Agricola Comune (PAC) del 2003, ha costituito un passo di grande rilevanza nel processo di riforma delle politiche agricole in Europa. Negli ultimi anni, numerosi studi si sono occupati di analizzare gli impatti delle riforme della PAC, con una notevole varietà di approcci circa il livello territoriale e la tipologia degli impatti considerati. Questi ultimi hanno interessato prevalentemente le scelte produttive delle aziende e gli effetti sui mercati, mentre gli impatti sugli investimenti nelle aziende agricole sono stati trattati da un numero minore di contributi (Gallerani et al., 2008; Sckokai e Moro, 2009). La relazione tra le politiche e gli investimenti è complicata dal fatto che gli investimenti costituiscono una scelta dinamica di natura poliennale, fortemente condizionata da aspettative di lungo termine. Circa il disaccoppiamento, in particolare, dalla letteratura si evidenziano i seguenti effetti: a) una maggiore propensione all’investimento a causa della attenuazione dei vincoli di liquidità; b) una maggiore propensione al consumo a causa di maggiori entrate risk-free; c) una minore propensione all’innovazione. Questi effetti sono fortemente condizionati dal grado di imperfezione dei mercati, soprattutto rispetto all’accesso al credito (OECD, 2001; 2005; Andersson, 2004).
L’obiettivo principale di questo lavoro è di valutare gli effetti del disaccoppiamento introdotto con la riforma 2003 della PAC, con un’attenzione specifica alle scelte di investimento. Il lavoro è basato su un’indagine che ha interessato 248 famiglie agricole in 8 Stati Membri nel 2006, in cui sono state raccolte numerose informazioni sulle caratteristiche famigliari e aziendali degli intervistati, insieme ad informazioni ex post sull’uso dei pagamenti e sugli effetti del disaccoppiamento. In questo lavoro l’attenzione è focalizzata su questi ultimi aspetti.
Il lavoro è strutturato come segue. Nella sezione 2 viene illustrata la metodologia di rilevazione e le caratteristiche del campione, mentre la sezione 3 presenta i risultati, seguiti da alcune riflessioni conclusive nella sezione 4.

Modalità di indagine e caratteristiche del campione

Nell’ambito dello studio sono state intervistate 248 famiglie agricole in 8 paesi (Italia, Germania, Polonia, Spagna, Grecia, Olanda, Francia e Ungheria). Il campione è stato identificato in modo da coprire diverse aree geografiche, altitudini, specializzazioni produttive (seminativi, zootecnia, frutta) e tecnologie (convenzionale, biologico).
Il questionario è stato sottoposto agli intervistati con modalità ad intervista diretta. L’indagine si è svolta a fine 2006. Il questionario è stato strutturato per raccogliere informazioni circa la famiglia e l’azienda, le relative aspettative, le intenzioni di investimento ed il comportamento aziendale relativo all’introduzione del Pagamento Unico Aziendale (PUA).
Quest’ultima sezione contiene in particolare le seguenti informazioni: a) all’entità del PUA e di altri pagamenti comunitari ricevuti; b) all’uso degli importi ricevuti attraverso il PUA; c) la reazione dell’azienda al disaccoppiamento.
La domanda circa la reazione al disaccoppiamento (punto c) è stata formulata chiedendo agli intervistati di evidenziare le differenze tra le scelte aziendali effettivamente realizzate dopo il 2005, ed eventualmente pianificate, e quelle che avrebbero realizzato se fosse continuata la politica precedente al disaccoppiamento. Ciò ha permesso di ottenere, seppure sulla sola base di quanto dichiarato dagli agricoltori, una valutazione dell’effetto differenziale del disaccoppiamento. Inoltre, la formulazione utilizzata ha permesso di tenere conto sia delle scelte già affettuate, sia di quelle non ancora realizzate, che rivelano effetti di più lungo termine del disaccoppiamento. Quest’ultimo aspetto si è rivelato di particolar rilevanza in Polonia, in cui è in atto il sistema SAPS (Single Area Payment Scheme).
Quest’ultimo sistema, pur non essendo differenziato per coltura, e quindi apparentemente disaccoppiato, non è legato al meccanismo dei titoli maturati in passato e pertanto rimane sostanzialmente accoppiato alla superficie aziendale. Anche in questo caso, quindi, la comprensione degli effetti dell’ulteriore disaccoppiamento con l’introduzione del PUA rappresentava un tema di rilievo, pur costituendo, al momento dell’indagine, un’ipotesi futura. L’elaborazione dei dati, dopo una fa
se descrittiva, è proseguita con l’analisi delle correlazioni tra le principali variabili di comportamento (uso del PUA e reazione al disaccoppiamento) e le variabili esplicative disponibili nel questionario. I risultati descrittivi dell’uso del PUA e della reazione al disaccoppiamento sono stati riportati in dettaglio solo per i paesi con una maggiore numerosità di intervistati: Italia (82), Polonia (63) e Germania (50), complessivamente 195 su 248. L’analisi della correlazione è stata realizzata sull’intero campione.
Data la numerosità del campione e la sua distribuzione geografica e settoriale, non esistono gli elementi per giudicarne la rappresentatività né a livello regionale, né a livello EU. Si riportano di seguito alcuni dei dati strutturali essenziali, mentre maggiori dettagli anche a livello nazionale sono disponibili in Gallerani et al. (2008). Le aziende indagate sono per l’83% aziende individuali/famigliari. L’età dei conduttori è molto varia, compresa con una maggiore frequenza tra i 45 ed i 55 anni; in circa il 50% delle famiglie è presente un successore. Queste caratteristiche denotano un campione relativamente giovane e orientato al mantenimento dell’attività agricola, in misura maggiore rispetto alla media delle aziende delle aree interessate. La disponibilità di lavoro è piuttosto varia, con una ampia varietà di impiego fuori azienda, sia nella quantità di tempo prestato, sia per il tipo di occupazione. Le dimensioni medie aziendali sono di circa 98 ettari, di cui circa il 60% in proprietà. L’importo del PUA varia da quasi 50.000 euro a importi trascurabili. Gli importi maggiori, tendenzialmente correlati alle maggiori dimensioni aziendali, riguardano le aziende specializzate con seminativi e zootecniche.

Uso dei pagamenti PAC ed effetto del disaccoppiamento

La Figura 1 illustra l’uso dei fondi ottenuti attraverso i pagamenti PAC in Italia, Germania e Polonia (PUA in Italia e Germania, SAPS in Polonia).

Figura 1 – Uso dei premi PAC in Italia, Germania e Polonia

Oltre metà degli importi incassati dagli agricoltori è utilizzata per la copertura delle spese correnti, con una distribuzione pressoché omogenea tra Italia e Germania, ed un valore considerevolmente più alto (oltre il 70%) in Polonia. All’interno di ogni paese, l’uso del PUA è ulteriormente differenziato in base alla specializzazione produttiva. L’uso per coprire le spese correnti presenta i valori più alti negli ordinamenti arborei, in relazione alla minore entità del premio percepito. L’uso per investimenti è invece più frequente nelle aziende zootecniche.
Per quanto riguarda gli effetti del disaccoppiamento (Figura 2) la risposta appare nettamente differenziata, benché in prevalenza le risposte indichino che il disaccoppiamento non ha avuto alcun effetto.

Figura 2 – Effetti del disaccoppiamento in Italia, Germania e Polonia

Tale risposta è prevalente in Italia (quasi 80% degli intervistati), seguita dalla Germania (un po’ meno del 60%) e dalla Polonia (circa 30%). Queste differenze possono essere spiegate attraverso le diverse modalità di implementazione della PAC, caratterizzate dal modello storico in Italia, che in linea di massima non causa variazioni rispetto alle scelte pregresse, e dal modello ibrido in Germania. La Polonia, che è più recentemente entrata nel sistema dei pagamenti PAC, utilizza il sistema SAPS, che rappresenta un pagamento areico. Tra le altre risposte, in tutti i casi l’introduzione del disaccoppiamento spinge ad un aumento degli investimenti on-farm, anche se in misura decrescente passando dalla Polonia, alla Germania e all’Italia. Piuttosto rilevante anche il cambiamento del riparto, prevalentemente per la Polonia. Di una certa rilevanza in Italia e Germania sono le riduzioni di investimento sia in azienda, sia fuori azienda. Un effetto minore ma diverso da zero si ha sulle attività diverse dalla coltivazione, es. attività di allevamento o trasformazione.
Si noti che alcune delle risposte non si escludono a vicenda. Quindi sono possibili anche reazioni miste nella stessa azienda. Ad esempio il cambiamento del riparto è compatibile con tutte le altre risposte eccetto “nessun effetto”.
La Tabella 1 illustra la relazione tra i due gruppi di variabili fin qui discusse (l’uso degli importi ottenuto con il PUA e la reazione al disaccoppiamento) ed alcune variabili esplicative. La tabella esprime la relazione derivata da correlazioni tra coppie di variabili e non rappresenta quindi un esercizio di regressione. Per questo motivo, le variabili paese non sono state considerate in questo esercizio e non viene fornito un indicatore della bontà complessiva delle stime. I segni positivi indicano correlazioni positive e significative, mentre i segni negativi indicano correlazioni negative e significative.
L’uso del PUA per coprire le spese correnti è correlato prevalentemente all’impiego di lavoro esterno, mentre l’uso del PUA per investimenti on-farm è positivamente correlato al rapporto PUA/reddito aziendale e alla percentuale di terra in affitto sulla superficie aziendale totale. L’uso per spese correnti off-farm è correlato al fatto che l’imprenditore agricolo svolga anche un lavoro fuori azienda. L’investimento positivo off farm risulta correlato positivamente all’ammontare del PUA e al rapporto PUA/ reddito, nonché negativamente alla quantità di lavoro in azienda del capofamiglia.
Questi risultati confermano le indicazioni derivanti dalla letteratura circa le relazioni tra scelte lavorative e investimenti (si veda la review proposta in Gallerani et al., 2008). Inoltre risulta evidente la rilevanza del rapporto tra PUA e reddito come chiave di lettura dell’uso del pagamento unico. Tale rapporto, al contrario, non risulta mai significativo nello spiegare le diverse reazioni al disaccoppiamento (seconda parte della tabella).
In questo caso, l’aumento degli investimenti in azienda, che costituisce il parametro di maggiore interesse in questo studio, risulta correlato positivamente all’ammontare del PUA, alla presenza di un successore e alla superficie aziendale. Al contrario, risulta correlato negativamente alla presenza di contratti di produzione, all’età del capofamiglia e al numero di lavoratori stagionali.

Tabella 1 – Variabili esplicative correlate all’uso del PUA e alla reazione al disaccoppiamento

Legenda:
A - PUA 2005
B - Acquisto di lavoro esterno
C - Lavoro in azienda del capofamiglia
D - Rapporto PUA/reddito
E - Lavoro fuori azienda del capofamiglia
F - Numero di contratti di produzione
G - Presenza di un successore
H - Età del capofamiglia
I - Numero di lavoratori stagionali
L - Percentuale di terra presa in affitto
M - Lavoro famigliare fuori azienda
N - Lavoro famigliare in azienda
O - SAU totale
* + = correlazione positiva significativa; - = correlazione negativa significativa; nessun segno = nessuna correlazione significativa; significatività al 5%.

Alcune considerazioni finali

L’utilizzo delle risorse ottenute con il PUA è ampiamente diversificato, ma la quota principale è dedicata alla copertura dei costi correnti. Questa scelta, per quanto non possa essere considerata contabilmente significativa, in quanto specifiche entrate non sono direttamente associabili a specifiche uscite, è comunque indicativa della percezione dell’agricoltore circa il ruolo del PUA nella gestione aziendale, quanto meno in relazione ad eseigenze di carattere finanziario. Pur nei limiti di tale tipo di domanda e tenendo conto della necessità di approfondire questo tema con strumenti più appropriati, si ritiene che il tipo di risposta ricevuto metta in evidenza la dipendenza finanziaria ed economica dal PUA di un numero rilevante di aziende.
Nella maggior parte dei casi gli agricoltori hanno dichiarato di non avere modificato alcuna scelta aziendale come effetto del disaccoppiamento. Nei casi in cui si sono verificati dei cambiamenti, questi sono notevolmente differenziati. Le differenze di reazione al disaccoppiamento sono spiegabili soprattutto attraverso le diverse caratteristiche individuali/famigliari, piuttosto che sulla base dei diversi sistemi agricoli di appartenenza, benché appaiano differenze marcate tra paesi. Nelle aziende più orientate all’espansione, il disaccoppiamento è percepito come un’opportunità di investimento, mentre nelle aziende più piccole e meno performanti dal punto di vista produttivo, l’introduzione del pagamento unico è visto piuttosto come un’opportunità di estensificazione. I risultati confermano, inoltre, il ruolo delle caratteristiche della famiglia e dell’orientamento strategico aziendale nel reagire alla politica agricola, in particolare per quanto riguarda gli effetti sugli investimenti.
Questi risultati sono coerenti con la logica del disaccoppiamento, che intende incoraggiare la capacità delle aziende di seguire gli stimoli del mercato, pur mantenendo una rete di protezione dei redditi. Tuttavia, appare molto minore la capacità del pagamento disaccoppiato di rispondere ad obiettivi di sviluppo territoriale, anche in chiave competitiva, per i quali restano auspicabili strumenti specifici orientati ad incoraggiare gli investimenti aziendali e l’innovazione.
In tal senso, il lavoro svolto pone l’attenzione sulla necessità di guardare al futuro, ed, in particolare, a possibili innovazioni nel settore del supporto agli investimenti per il periodo post-2013.

Riferimenti bibliografici

  • Andersson F.C.A. (2004): Decoupling: the Concept and Past Experience, SLI Working paper, 1.
  • Gallerani V., Gomez y Paloma S., Raggi M., Viaggi D. (2008): Investment Behaviour in Conventional and Emerging Farming Systems under Different Policy Scenarios, JRC Scientific and technical reports, EUR 23245 EN – 2008
  • OECD (2001): Decoupling: a Conceptual Overview, OECD, Paris.
  • OECD (2005): Decoupling: Illustrating some Open Questions on the Production Impact of Different Policy Instruments, Working Party on Agricultural Policies and Markets, AGR/CA/APM(2005)11/FINAL.
  • Sckokai P. e Moro D. (2009): Modelling the impact of the CAP Single Farm Payment on farm investment and output, European Review of Agricultural Economics, 36, 395 - 423.
  • Viaggi D., Raggi M. e Gomez y Paloma S. (2009), Facing Decoupling: Use of Payments and Investment Reaction to Decoupling in the EU, Contributed Paper prepared for presentation at the International Association of Agricultural Economists Conference, Beijing, China, August 16-22, 2009.
  • 1. Gli autori (e non le istituzioni per le quali lavorano) sono responsabili delle opinioni espresse nel presente articolo
  • 2. Il lavoro è stato svolto nell’ambito del progetto “Investment behaviour in conventional and emerging farming systems under different policy scenarios” finanziato dal Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, Institute for Prospective Technological Studies (IPTS), Siviglia. Una versione completa dello studio è disponibile in Gallerani et al. (2008). Una versione più completa dei contenuti del presente lavoro è stata presentata in Viaggi et al. (2009).
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