La revisione dell’OCM ortofrutta: la svolta per le produzioni agrumicole

La revisione dell’OCM ortofrutta: la svolta per le produzioni agrumicole
a Università di Catania, Dipartimento di Scienze Economico-Agrarie ed Estimative

Introduzione(1)

La riforma dell’OCM ortofrutta, approvata dal Consiglio dei Ministri agricoli nel giugno di quest’anno, pubblicata in data 17/10/2007 nel Regolamento CE n. 1182/2007, porta alcune fondamentali novità per le produzioni ortofrutticole nazionali, ivi compresi gli agrumi, sia per quelle destinate al mercato dei prodotti freschi che per quelle trasformate. Per le produzioni fresche, con la nuova OCM si riconosce il ruolo centrale delle Organizzazioni dei Produttori (OP), confermando le precedenti misure, ed aggiungendo misure specifiche di notevole significato quale l’azione di prevenzione e gestione delle crisi di mercato e la realizzazione di iniziative di promozione e valorizzazione. Le azioni inserite costituiscono una formulazione chiara, da parte del legislatore, ad orientare i produttori verso le OP, ed orientare esse verso il mercato delle produzioni di qualità, al fine di acquisire sempre maggiore rilevanza economica e territoriale.

La revisione dell’OCM per gli agrumi

L’agrumicoltura italiana, considerata nel suo insieme ed in relazione al valore della produzione, costituisce oltre il 3% della PLV agricola nazionale, con una tendenza flettente nell’ultimo decennio. Tale andamento è da imputare a diverse cause, fra le quali hanno assunto un maggiore ruolo l’apertura dei mercati, con la caduta della barriera fitosanitaria nel 1993, la flessione dei consumi di frutta fresca a favore dei succhi, e, non ultima per importanza, l’attuazione di misure comunitarie (aiuto alla trasformazione industriale, accordi bilaterali con i paesi terzi, ecc.) che hanno portato a notevoli ripercussioni sfavorevoli per il comparto agrumicolo. In tale contesto la recente revisione dell’OCM per le produzione agrumicole assume un significato fondamentale per il futuro del comparto.
L’organizzazione di mercato relativa agli agrumi, come già accennato, è inserita in parte nella più ampia OCM Ortofrutta, in cui si affida alle OP la gestione del mercato, mentre in misura specifica attraverso il regime di sostegno per gli agrumi destinati alla trasformazione, contenuto nel regolamento (CE) n. 2202/96 e successivi.
L’Unione Europea, a parte le integrazioni sopra richiamate, ha confermato in linea di massima le linee d’azione della precedente OCM ortofrutta, mentre ha rivisto totalmente gli aiuti previsti per le produzioni trasformate. Per tali produzioni l’Unione Europea, con l’obiettivo di semplificare le norme e di predisporre un sostegno mirato a favore del settore ortofrutticolo, ha abolito il regime di aiuto per gli ortofrutticoli e gli agrumi trasformati, inserendoli nel regime di pagamento unico (RPU) istituito dal Reg. CE 1782/2003, stabilendo che “gli agricoltori che hanno prodotto ortofrutticoli durante il periodo di riferimento saranno ammessi a beneficiare del regime di pagamento unico”, includendo detta misura nella “scatola verde” (Bellia F. 1999), ovvero quell’insieme di misure che, non essendo ritenute distorsive del commercio internazionale, non saranno soggette a riduzioni future, consolidando per gli agrumicoltori un budget di 121,99 milioni di euro, in relazione al fatto che gli impegni finanziari stabiliti non saranno oggetto a riduzioni nei prossimi anni.
Sulla base di quanto sopra esposto, per gli agrumi trasformati in Italia, la riforma a livello nazionale sarà radicale. La riforma prevede il passaggio dall’attuale sistema dell’aiuto alla trasformazione, per la quota parte di prodotto non destinabile al fresco, all’aiuto diretto al produttore al 100% fin dal primo anno. Tale scelta dell’Italia si contrappone alle decisioni di altri stati membri, che hanno optato per l’implementazione graduale del nuovo sistema di aiuto. La precisa convinzione, da parte degli operatori agrumicoli italiani, di adottare l’aiuto diretto (sostegno al reddito indipendentemente dalla produzione), scaturisce dall’esigenza di arginare ulteriori fenomeni distorsivi presenti nella filiera nell’ambito della trasformazione industriale che hanno portato a vantaggi marginali per il produttore. Tale condizione venutasi a creare si discosta totalmente dalle volontà delle norme iniziali, che nella seconda metà degli anni Sessanta, grazie all’entrata in vigore dell’originaria OCM per gli ortofrutticoli (Reg CE 159/1966) ed al 1° Piano agrumi, avevano previsto il processo di sostegno temporaneo (fino al 1 giugno 1974) della trasformazione industriale promosso dalla CEE (Reg. CE 2511/69 e 2601/69) (Scuderi A. – Sturiale C., 2001), con il fine di aprire uno sbocco economicamente valido alla merce dei produttori, di cultivar che ormai il mercato aveva espulso, per il tempo tecnico ritenuto necessario per l’effettuazione delle riconversioni varietali. La temporaneità degli aiuti alla trasformazione fu successivamente convertita in sostegni istituzionalizzati, e da allora l’agrumicoltura, fra le quali primeggia quella calabrese, trasse risorse rilevanti e puntò decisamente verso tecniche di coltivazione in grado di consentire livelli di resa elevati e trascurando la cura della qualità, poiché poteva contare sullo sbocco industriale (o in alternativa sui vituperati ritiri di mercato), che grazie agli aiuti dell’UE dava luogo a redditi adeguati, senza peraltro doversi cimentare sui mercati con i conseguenti rischi. A seguito del consolidamento di tale meccanismo, si sono aggiunte le Organizzazioni dei Produttori, che a parte isolati casi, hanno visto il loro proliferare, avendo la loro attività prevalente nella gestione dei conferimenti industriali e dei relativi aiuti comunitari, assumendo pertanto un ruolo fondamentale per gli aiuti destinati agli agrumi, pur costatando in molti casi il disinteressamento totale delle sorti commerciali delle produzioni dei soci. Si è assistito pertanto allo svilimento degli obiettivi iniziali di valorizzare e favorire l’aggregazione commerciale, creando delle distorsioni per il comparto che si è orientato, in alcune aree agrumicole nazionali, più verso la quantità e non verso la qualità, allontanandosi pertanto dall’esigenze del mercato degli agrumi freschi, sempre più orientato a prodotti di qualità in relazione alla crescente pressione della concorrenza degli agrumi importati (Sturiale C., 2006).
A quanto sopra esposto si aggiunge che la determinazione di applicare l’aiuto ad ettaro, fin dal primo anno, è anche il frutto dell’ultimo regolamento inerente gli aiuti alla trasformazione (Reg. CE 1213/2007) che sancisce per l’Italia e per le arance l’ennesima riduzione del 55,91% dell’aiuto, portandolo a 0,0497 €/kg, per l’annata in corso, in relazione al superamento delle soglie fissate in sede comunitaria (QMG), riducendo pertanto il significato economico dell’aiuto previsto inizialmente in sede comunitaria a sostegno del comparto.
La definizione del metodo da utilizzare per fissare l’entità degli aiuti è stata oggetto di una travagliata fase di confronto in conferenza Stato-Regioni, con agli opposti la posizione della Sicilia, con vocazione per le produzioni agrumicole di qualità (Arancia Rossa di Sicilia IGP, Limone di Siracusa IGP, Arancia di Ribera DOP, Limone Interdonato IGP, Mandarino di Ciaculli, ecc) e la Calabria, con prevalenza della produzione destinata alla trasformazione industriale ad eccezione delle Clementine e delle specie minori. La posizione contrapposta fra le diverse Regioni a livello nazionale scaturisce anche dai meccanismi attuati dalle altre produzioni ortofrutticole trasformate quali le pere, le pesche le prugne d’Ente ed il pomodoro, che hanno prescelto quale metodo il modello dello “storico aziendale” del triennio di riferimento. Il valore del titolo, per le colture sopra citate, varierà nelle singole aziende sulla media degli ettari coltivati e sulla media dei premi percepiti da ciascuna azienda durante il triennio di riferimento (DM 1540 del 23/10/2007 per il pomodoro, DM 1537 del 22/10/2007 per le pesche e le pere, DM 1539 del 23/10/2007 per le prugne). Applicando tale modello agli agrumi si sarebbero distribuiti gli aiuti solo ad una parte delle aziende agrumicole, con notevoli campi di oscillazione dell’entità dei titoli e con una notevole concentrazione in Calabria a discapito delle restanti produzioni agrumicole nazionali. Al fine di mediare la posizione contrapposta a livello nazionale si è giunti al risultato di avere livelli dei premi differenziati, fra le diverse Regioni, secondo un coefficiente correttore, che fa riferimento alle rese storiche per ettaro riportate dalla statistica ufficiale per le diverse Regioni.
La revisione dell’OCM agrumi, resa operativa con decreto del 21 dicembre 2007 e pubblicata l’11 febbraio 2008 (GURI n. 35), rappresenta quindi la svolta per un futuro diverso e vede per l’Italia un plafond totale di 121,99 mln di €. Tale somma sarà ripartita per 2/3 a tutte le superfici (aiuto di base) e per 1/3 alle superfici che hanno beneficiato dell’aiuto per la trasformazione industriale (aiuto supplementare), secondo i seguenti modelli operativi.
Aiuto base:
a) fra tutte le superfici coltivate ad agrumi nel 2006 ed accertate (nel caso di consociazioni con altre specie si beneficia dell’aiuto se gli agrumi sono almeno il 25%), saranno ripartiti 81,33 mln di €. L’entità dell’aiuto ad ettaro, differenziato per regione, si otterrà applicando il valore medio, ottenuto dalla ripartizione del plafond, per i seguenti coefficienti correttori:

  • Sicilia 0,95
  • Calabria 1,34
  • Puglia 0,71
  • Basilicata 0,88
  • Sardegna 0,54
  • Campania 0,99
  • Lazio 0,76
  • Liguria 0,54
  • Toscana 0,37
  • Abruzzo 0,63

All’aiuto di base si aggiunge l’aiuto supplementare per chi ha beneficiato degli aiuti previsti dal Reg CE 2202/96 e succ. relativi alla trasformazione industriale, adottando il secondo il metodo:
Aiuto supplementare:
b) fra i produttori che hanno conferito all’industria di trasformazione nel 2005/06 o 2006/07 saranno ripartiti 40,66 mln di € sulla base delle superfici aziendali censite; al valore medio ottenuto si dovrà applicare il coefficiente correttore di cui alla lettera a).

Al fine di avere delle indicazioni sull’entità degli aiuti, sono state effettuate delle proiezioni riferite ai dati delle superfici, resi disponibili dallo schedario agrumicolo Agea e della statistica ufficiale. Sulla base di valutazioni operative e delle stime delle potenziali superfici che possono beneficiare dell’aiuto diretto, si giunge alla determinazione di un premio medio di base di circa 900 €/ha, al quale applicare i coefficienti correttivi. Al suddetto aiuto si aggiungerà, se le superfici sono state beneficiarie degli aiuti alla trasformazione, la seconda parte del premio (b) quantificato in circa € 800 €/ha, al quale si dovrà applicare sempre il coefficiente correttivo per le diverse regioni.

Considerazioni conclusive

La riforma dell’OCM per gli agrumi rappresenta per gli agrumi una svolta, in cui l’intervento pubblico, attraverso l’aiuto ad ettaro, diminuirà le distorsioni venutesi a creare nell’ultimo trentennio. In tal senso, in relazione ai notevoli svantaggi competitivi in termini di costi di produzione, appare fondamentale che “l’aiuto al reddito” che il produttore riceverà deve rappresentare lo strumento da cui partire per valorizzare le proprie produzioni. In tale scenario si prevede una drastica ristrutturazione del comparto, con una contrazione delle superfici agrumetate marginali, sia in termini di prodotto che di processo, a favore delle superfici agrumicole vocate, innovative ed in grado di competere. Nel complesso la decisione dell’aiuto ad ettaro, se da un lato porterà ad una crisi di adattamento per alcuni operatori della filiera a diversi livelli (produttori, OP, commercianti, industrie di trasformazione), sarà l’elemento innovativo per rivedere i ruoli degli operatori e le strategie da attuare per la filiera. In tale contesto assume un significato la posizione, da una parte, degli agrumicoltori, che si dovranno orientare sempre più al mercato, e dall’altra parte dalle industrie di trasformazione, che dovranno riconoscere un giusto valore alle produzioni agrumicole italiane ad essi destinate in assenza del sostegno comunitario.

Note

(1) Lavoro realizzato nell’ambito del progetto MiPAAF “Ricerche avanzate in Agrumicoltura e loro applicazioni – RAVAGRU. Pubblicazione n. 2.

Riferimenti bibliografici

  • AA.VV., 1998: Agrumicoltura italiana: problemi e prospettive; Atti del Convegno di Studi e della Tavola Rotonda, Accademia dei Georgofili, Firenze
  • AA.VV.,2003. Atti del convegno. Ricerche e sperimentazioni nel settore dell’agrumicoltura italiana “Piano agrumicolo nazionale”. Acireale (CT) CRA - MiPAF
  • Bellia F., 1999: Evoluzione del mercato degli agrumi e ruolo dell'intervento pubblico, Tecnica Agricola, n. 1. COMMISSSIONE EUROPEA, 2001, Relazione della Commissione al Consiglio sullo stato di attuazione del regolamento (CE) n. 2200/96 relativo all'organizzazione comune dei mercati nel settore degli ortofrutticoli. COM. 36
  • Scuderi A. - Sturiale C., 2001: Caratteri evolutivi della struttura e del ruolo dell'industria nella filiera agrumicola, Frutticoltura n. 2
  • Sturiale C.,2006: Analisi economiche dell’agrumicoltura biologica e convenzionale in Italia: valutazione dei risultati delle indagini e prospettive. Università degli Studi di Catania
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