I Distretti Rurali nelle Marche: sintesi di una esperienza di studio

I Distretti Rurali nelle Marche: sintesi di una esperienza di studio

Il dibattito sui Distretti Rurali nelle Marche è partito diversi anni fa e, dopo un periodo di apparente scarso interesse, sembra ora vivere una fase di rinnovata attenzione.
La Regione Marche, si è posta fin dall'inizio la questione di quale significato attribuire al termine “Distretto Rurale” nel tentativo di specificare e rendere operativa la definizione normativa del Dlgs. 228 del 2001.
Per far questo ha commissionato all'inizio del 2004 uno studio all'Osservatorio Agroalimentare che ha sviluppato un progetto di ricerca, grazie anche alla collaborazione di due GAL, a seguito del quale è stato costituito un gruppo di lavoro multidisciplinare.
La presenza di ricercatori di diverse discipline, in prevalenza economisti, giuristi e sociologi, ha consentito di analizzare la questione sotto diversi punti di vista ed elaborare alcune proposte metodologiche che sono attualmente al vaglio dell'Ente regionale.
Il punto di partenza è stato quello di condividere una definizione di massima ovvero che il distretto rurale è un sistema socio-economico locale localizzato in un contesto territoriale rurale. Sulla base di questa prima grossolana definizione ogni ricercatore ha predisposto una serie di strumenti metodologici in grado di evidenziare i caratteri distrettuali attesi ovvero: il sistema economico, il sistema di relazioni sociali ed istituzionali, l'ambito di sviluppo rurale, e così via.
Per far si che le metodiche non restassero pure strumentazioni teoriche sono state scelte cinque aree pilota sul territorio regionale sulle quali sperimentarle.
La sperimentazione ha riguardato dapprima le modalità con le quali descrivere i caratteri territoriali, sociali, economici per poi integrare le informazioni raccolte ed analizzate, attraverso un contatto diretto con le persone che vivono e lavorano sul territorio, così da cogliere quegli aspetti della realtà che non possono essere descritti con strumentazioni di analisi quantitativa.
L'uso combinato e coordinato di strumenti di analisi informativa (dati statistici, fonti normative) con indagini sociologiche (interviste, focus group) ha consentito di ricostruire un profilo del territorio per coglierne delle sue attuali dotazioni e le potenzialità future (il cosiddetto capitale territoriale).
Senza entrare nel merito delle singole strumentazioni utilizzate, di seguito verranno presentate alcune considerazioni di sintesi che derivano dai risultati della ricerca ma che sono anche l'inizio di una fase di riflessione che sarà poi il Decisore Pubblico a concretizzare eventualmente in atti amministrativi.

I Distretti Rurali esistono?

La prima considerazione è che il distretto rurale è un aggregato territoriale che ha una sua ragione di esistere se esiste un chiaro vantaggio da parte dei singoli (operatori economici o semplicemente residenti) a perseguire strategie di sviluppo consapevolmente condivise. La legge nazionale cita l'identità culturale e/o storica che però nel contesto marchigiano non appare in grado di individuare dei veri e propri sistemi economici locali.
Se questi vantaggi fossero stati talmente evidenti, i distretti rurali nelle Marche esisterebbero già indipendentemente dal percorso di riconoscimento che la Regione intende avviare.
In realtà, le cinque tipologie di aree analizzate, pur dimostrando un differente livello di crescita e di affinità ai caratteri attesi in un DR, non hanno messo in evidenza quelle forze endogene capaci di catalizzare gli interessi economici e sociali di un territorio.
Il DR rurale viene percepito in generale come un'opportunità di sviluppo, una modalità di lavoro o uno strumento di marketing territoriale e non come l'espressione di un'autodeterminazione da parte di una comunità locale a perseguire obiettivi comuni.
D'altro canto per rendere vantaggioso il riconoscimento di un territorio come Distretto Rurale occorre che questo termine abbia una valenza economica e quindi una sua spendibilità nella competizione tra territori. Se l'unico vantaggio fosse quello di un coordinamento interno delle azioni per lo sviluppo locale, l'Ente regionale avrebbe il semplice ruolo di “certificatore” venendo meno alla sua funzione di indirizzo per la programmazione territoriale.
Inoltre occorre considerare che se il riconoscimento avvenisse sulla base di criteri poco restrittivi e/o incoerenti, il termine “Distretto Rurale” diventerebbe un semplice marchio di territorio accessibile a molti, e la sua “spendibilità” dipenderebbe esclusivamente dalle azioni di marketing territoriale, con inevitabili problemi di competitività e riconoscibilità.

La proposta metodologica

Il problema di come dare un concreto contenuto alla definizione normativa non è di facile soluzione e la proposta che emerge dallo studio è quella di un percorso metodologico parallelo che sia l'ente Regione che il territorio che intende proporsi come DR dovranno percorrere.
Infatti l'ipotesi che fosse stata la Regione ad identificare i potenziali distretti è stata esclusa fin dall'inizio del progetto di ricerca e il gruppo di lavoro si è impegnato esclusivamente a fornire i metodi e gli strumenti per una valutazione dei caratteri distrettuali e quindi delle future proposte.
Il percorso attraversa due ambiti di applicazione: il primo riguarda la progettualità a livello locale ed il secondo l'iter amministrativo regionale.
In ambito locale il percorso parte dalla costruzione del quadro conoscitivo per giungere alla valutazione del capitale territoriale e successivamente all'identificazione della strategia portante sulla quale poggiare le azioni di sviluppo.
In ambito regionale il punto di partenza è il contesto normativo che porta alla delimitazione dei caratteri distrettuali, alla selezione dei criteri identificativi e all'analisi di coerenza delle proposte di riconoscimento.
Attraverso l'applicazione delle metodologie e delle strumentazioni proposte si ritiene che i territori proponenti abbiano la possibilità di auto-valutare le loro capacità e potenzialità e la Regione di oggettivare le proposte e classificarle in categorie con differente affinità ai caratteri distrettuali.
La capacità di un territorio di conoscere le proprie risorse materiali ed immateriali è un presupposto per avviare un razionale progetto di sviluppo e la possibilità per la Regione di discriminare le diverse proposte consentirebbe una migliore adattabilità delle politiche di supporto alla programmazione territoriale.

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