L'approccio distrettuale ai Piani di Sviluppo Rurale 2007-13 del Piemonte

L'approccio distrettuale ai Piani di Sviluppo Rurale 2007-13 del Piemonte

Le Regioni italiane si accingono all'elaborazione dei Piani di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-13, da formulare, come dispone la Proposta di Regolamento del Consiglio sul sostegno allo sviluppo rurale, sulla base degli indirizzi strategici comunitari (Linee guida) e nazionali (Piano strategico nazionale). I programmi tradurranno nell'ambito regionale i tre obiettivi prioritari:

  1. miglioramento della competitività dell'agricoltura e della silvicoltura attraverso il sostegno alla ristrutturazione;
  2. miglioramento dell'ambiente e dello spazio naturale attraverso il sostegno alla gestione del territorio;
  3. miglioramento della qualità della vita nelle zone rurali e incoraggiamento della diversificazione delle attività economiche.

Gli obiettivi saranno perseguiti attraverso altrettanti Assi d'intervento; tale impostazione non modifica più di tanto, con riferimento al nostro Paese, la struttura della programmazione, poiché quasi tutte le Regioni italiane, e tra queste, per quanto interessa più direttamente, il Piemonte, hanno già organizzato i Piani di sviluppo 2000-06 in tre Assi che perseguono gli obiettivi stabiliti dalla Proposta di regolamento. Le novità, apportate dalla normativa, riguardano, piuttosto, il contenuto dei PSR con l'obbligo di mantenere un equilibrio finanziario tra gli Assi, da rispettare mediante soglie minime di spesa per Asse nell'ambito di ogni programma, con la fissazione delle misure destinate a contribuire all'implementazione ed al raggiungimento degli obiettivi di ciascun Asse e con l'inserimento di Leader nei programmi stessi, in tale caso, prevedendosi che con la costituzione dei GAL siano finanziabili strategie integrate di sviluppo locale.

Le condizioni per una politica più efficace

Prendendo lo spunto tra altro, mutatis mutandis, dall'esperienza di Leader, scelta qualificante dei PSR 2007-13 potrebbe essere quella d'utilizzare come modalità d'attuazione la programmazione integrata (per progetti integrati), atteso che s'intenda conferire ai piani stessi maggiore efficacia (rapporto risultati ottenuti e risultati previsti) – vale a dire, ottimizzare il grado di soddisfazione della società (benessere sociale) ed incidere adeguatamente sulla realtà economica e territoriale, creando condizioni favorevoli ad uno sviluppo sostenibile - ed efficienza (rapporto spesa realizzata e spesa programmata) rispetto ai programmi del presente periodo di programmazione.
L'efficacia dei programmi di sviluppo rurale è obiettivo che la ragione, da un lato, suggerisce non più eludibile, ove si tenga conto, tra l'altro, che i PSR 2007-13 disporranno, nonostante la modulazione, di minori risorse finanziarie di quelle affluite nel periodo 2000-06, e, dall'altro, indica alla portata delle Regioni, qualora si consideri che essa appare legata, ceteris paribus , alle performance di spesa, ormai più che buona per molti programmi di sviluppo rurale, com'è il caso del PSR 2000-06 del Piemonte, a dimostrazione che l'apparato gestionale (Regione, Province, Organismo Pagatore, ecc.) opera in modo efficiente.

I vantaggi della programmazione integrata

L'approccio alla programmazione integrata appare alternativo al tradizionale modello dell'intervento pubblico a domanda, basato su bandi emanati per singola misura, i cui caratteri ed effetti sono risaputi, e si fonda sull'ipotesi che i benefici procurati da progetti integrati siano non solo valutabili ma siano superiori, a causa dell'uso coordinato di più misure, ai benefici ottenibili come sommatoria di singoli progetti d'investimento. E' noto, altresì, che la programmazione integrata è indicata come strumento per rispondere alla domanda di partecipazione sociale alle azioni di sviluppo, per una più elevata attenzione alle specificità locali e per il consolidamento e sviluppo di filiere economiche e territoriali. E' ancora, noto come nelle aree Obiettivo 1 si sia usata una molteplicità di tipologie di progetti integrati. Non mancano esperienze, nelle aree fuori obiettivo 1 e, nello specifico, in Piemonte, di programmazione integrata riguardanti la fin troppo numerosa famiglia delle politiche di sviluppo rurale; il pensiero va alla programmazione negoziata, ai contratti di filiera e non solo.
Su “natura”, procedure ed esiti della programmazione integrata sarebbe forse utile dibattere, per formularne aggiustamenti anche in direzione dei futuri PSR. Comunque, è interessante segnalare come la stessa citata Proposta di regolamento – si veda, al riguardo, il punto 28 del Memorandum esplicativo – affidi agli Stati membri e alle Regioni il compito di “trovare un equilibrio tra la dimensione settoriale (ristrutturazione dell'agricoltura) e la dimensione territoriale (gestione dello spazio rurale e sviluppo socio-economico delle zone rurali) che risponda alle singole situazioni e necessità”. Ho letto tale sottolineatura della proposta di Regolamento come una sollecitazione ai PSR di adattare le loro modalità d'attuazione alle forme organizzative in cui le dimensioni di sviluppo locale si realizzano. Si può sostenere che l'efficacia di una politica di sviluppo rurale, dipenda dalla sua capacità di “aderire” , nel rispetto del bene comune, alle specificità settoriali e territoriali delle diverse zone rurali e che ciò sia perseguibile proprio mediante la formulazione progetti integrati esito di una progettualità locale/di filiera agroalimentare, condivisa tra soggetti pubblici e/o privati.

L'opportunità offerta dalla normativa sui distretti rurali

E' mia opinione, espressa ancora di recente nell'ambito di un interessante Convegno organizzato a Torino dall' Associazione I.rur – Innovazione Rurale sulla problematica dello sviluppo rurale, che l'utilizzazione dell' approccio distrettuale nei PSR 2007-2013 - nello specifico, distretti rurali e distretti legati a produzioni di qualità o a commodity - potrebbe rivelarsi una “risorsa” importante per rendere più efficace l'intervento pubblico. Sta al prevalere dell'interesse e della volontà degli attori pubblici e privati di andare in tale direzione, complessa ed innovativa. In Piemonte è stata approvata nel 2003 la legge n. 26, Istituzione dei distretti rurali e dei distretti agroalimentari di qualità. Il legislatore con questa normativa, che trae origine dal Decreto legislativo n. 228/01, individua, di fatto, una nuova modalità d'attuazione della politica regionale agraria, agroalimentare e rurale articolandola per piani di distretti, da realizzare mediante progetti integrati. In effetti, in Piemonte è possibile, secondo un percorso metodologico semplice, trasparente ed ispirato al buon senso, riscontrare l'esistenza di sistemi locali rurali (distretti rurali) e di sistemi locali agroalimentari (distretti agroalimentari) più o meno evoluti. Trattasi di sistemi caratterizzati da una particolare fittezza e qualità delle relazioni che intercorrono tra le imprese e tra queste ed il contesto locale (istituzioni, patrimonio ambientale e culturale, società) e la cui competitività dipende in maniera significativa da tali tipi di relazioni. Consolidamento e sviluppo di tali sistemi possono essere l'esito di politiche di sviluppo rurale (tra cui, nello specifico, i PSR 2007-13), attuate per progetti integrati, della cui articolazione e formazione potrebbe essere utile discutere in una successiva nota.

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