Protezionismo agricolo e orientamento ideologico dei governi: quale legame empirico?

Protezionismo agricolo e orientamento ideologico dei governi: quale legame empirico?
a Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi

La "politica" del protezionismo

In risposta al fallimento dei negoziati del Doha round alcuni attenti osservatori hanno fatto notare come la progressiva perdita di consensi dell’amministrazione repubblicana, determinata dalla complicata congiuntura internazionale, abbia ridotto praticamente a zero le possibilità di accettare un sostanziale taglio dei sussidi agricoli americani. Per l’amministrazione Bush, infatti, l’instabilità politica internazionale ha rappresentato una sorta di "scusa" per evitare la riduzione dei sussidi agricoli a carico di importanti distretti elettorali rurali, tradizionale bacino elettorale dei Repubblicani. Contestualmente, dall’altra parte dell’oceano, nonostante i timidi tentativi del semestre inglese di attaccare la stessa ragion d’essere della Pac, alla Francia di Chirac non è parso vero di poter sfruttare la debolezza dell’amministrazione Bush al fine di preservare gli storici privilegi degli agricoltori d’oltralpe, senza pagare un sostanziale “pegno politico” dell’operazione (Runge, 2006).
L’idea che il protezionismo agricolo e, più in generale, le politiche commerciali siano determinate più da ragioni di carattere politico che economico, risulta ormai un fatto ampiamente riconosciuto e documentato non solo negli ambienti accademici. Meno note, tuttavia, sono alcune recenti regolarità empiriche che metterebbero in evidenza una sistematica influenza dell’orientamento “ideologico” dei governi sulle decisioni di politica commerciale. In altre parole, governi di “sinistra” o di “destra” sembrerebbero avere comportamenti sistematicamente differenti in materia di protezionismo commerciale. Questo risultato suggerisce inoltre come le preferenze ideologiche dei governi non siano in contraddizione con i previsti effetti redistributivi del più famoso e vituperato modello di commercio internazionale – la teoria di Heckscher-Ohlin della proporzione dei fattori.

Orientamento ideologico e politiche commerciali

Un primo tentativo di verificare empiricamente come l’ideologia dei governi condizioni le politiche commerciali, è stato recentemente proposto da Datt e Mitra (2005). Gli autori trovano una robusta relazione empirica tra il livello di protezione e l’orientamento ideologico dei governi. In particolare, il livello di protezione commerciale sarebbe positivamente correlato con l’orientamento a sinistra dei governi nei paesi abbondanti di capitale, ma la relazione diventa negativa nei paesi con abbondanza di lavoro.
È interessante notare come questo risultato sia sostanzialmente in linea con gli effetti redistributivi previsti dal modello Heckscher-Ohlin, quando il diverso orientamento ideologico dei governi – destra vs. sinistra – si traduce in un incremento del peso politico attribuito al gruppo sociale di riferimento – detentori del capitale vs. lavoratori. Infatti, secondo la logica di questo modello, in un paese abbondante di capitale, i beni importati tendono ad essere quelli labor intensive. Perciò, uno spostamento a sinistra del governo tende a produrre un incremento della protezione sui beni importati. Differentemente, in un paese abbondante di lavoro, i beni importati tendono ad essere quelli capital intensive, perciò uno spostamento a sinistra genera preferenze politiche a vantaggio dei settori labor intensive esportatori, promuovendo politiche di maggior apertura commerciale.
Questa logica di political economy parte dall’assunto che governi di differente orientamento ideologico rispondano alle preferenze del blocco sociale di riferimento. Diversi studi hanno confermato che le preferenze individuali a favore o contro le politiche commerciali appaiono effettivamente dominate dalla dotazione fattoriale individuale (si veda, Balestrieri, 1997; Scheve e Slaughter, 2001; Mayda e Rodrik, 2001). In altre parole, individui ben dotati del fattore scarso sarebbero più favorevoli al protezionismo commerciale, mentre individui che in proporzione detengono una quota superiore di fattori abbondanti, avrebbero orientamenti più favorevoli al commercio internazionale.
Fino a che punto è possibile estendere questi ragionamenti al settore agricolo, che universalmente rappresenta uno dei settori più protetti? Cominciamo col dire che la rigorosa applicazione del modello Heckscher-Ohlin all’agricoltura calza un po’ stretta, data la sostanziale rigidità del fattore chiave: la terra. Spostandoci comunque sull’evidenza prettamente empirica, un primo tentativo di valutare l’importanza dell’orientamento ideologico dei governi sul livello di protezione in agricoltura è stato condotto da Bates (1983). Questo autore, studiando la struttura dell’intervento pubblico su un campione di paesi africani è giunto a un risultato abbastanza contro-intuitivo. In particolare, viene messo in evidenza come i governi socialisti, nonostante la loro maggior attenzione verso la povertà, tendano più degli altri a discriminare il settore agricolo dal quale le popolazioni rurali più povere derivano il loro reddito. La generalizzazione di questo risultato appare evidentemente difficile. Esso potrebbe tuttavia suggerire l’esistenza di una relazione negativa tra orientamento a sinistra dei governi e il sostegno del settore agricolo.
Un tentativo di estendere i risultati di Bates è stato proposto da un recente lavoro di ricerca (Olper, 2006), finalizzato a verificare se esiste effettivamente una relazione tra il livello di protezione in agricoltura e l’orientamento ideologico dei governi. L’analisi si riferisce ad un campione di 40 paesi, sia sviluppati che in via di sviluppo, rappresentativi di tutti i continenti. I principali risultati di questo studio confermano, in primo luogo, l’esistenza di una robusta relazione tra orientamento ideologico e protezione agricola. In particolare, emergerebbe una relazione negativa tra orientamento a sinistra dei governi e livello di protezione in agricoltura, suggerendo che il “voto agricolo” sia, in buona parte, intercettato dai partiti moderati di destra.
Tuttavia l’aspetto più curioso di questa relazione empirica risiede nel fatto che l’impatto dell’orientamento ideologico non è lineare, ma dipende dal livello di concentrazione nella distribuzione della terra. Specificatamente, governi di sinistra, che in media tendono a tassare il settore agricolo, in presenza di forti disuguaglianze nella distribuzione della terra si comportano nel modo opposto, proteggendo il settore. Questo risultato è schematizzato nella Figura 1, che riporta i livelli medi di protezione espressi in termini di equivalente sussidio alla produzione (PSE%) per differenti orientamenti ideologici dei governi e per livelli di concentrazione della terra maggiori e minori della media del campione.

Figura 1 – Relazione tra protezionismo agricolo, ”ideologia” e concentrazione della terra

Nota: Il grafico riporta i valori medi dell’equivalente sussidio alla produzione (PSE%) di paesi con differente orientamento ideologico del governo (Beck et al., 2001), per livelli dell’indice di Gini di concentrazione della terra (Daininger e Squire, 1998) inferiori e superiori al valore medio del campione. L’analisi si riferisce a 40 paesi osservati nel periodo 1980-2000, con differente livello di sviluppo economico. I valori medi del PSE% sono i residui di un modello di regressione che include le tradizionali determinanti politiche ed economiche del protezionismo. Per ulteriori approfondimenti si rimanda al contributo di Olper (2006).

Sembrerebbe perciò confermata l’idea secondo cui in una società dove prevalgono forti disuguaglianze di reddito, l’orientamento a sinistra dell’esecutivo tende a generare una maggiore propensione verso politiche redistributive. Tuttavia, è appropriato notare come i risultati sopra sintetizzati, pur confermando un relazione tra orientamento ideologico e politiche commerciali redistributive, non siano esplicativi circa le reali motivazioni alla base di questi comportamenti. Infatti, a scanso di equivoci, è importante puntualizzare che questi risultati sono consistenti sia con l’idea che l’orientamento a sinistra favorisca determinante politiche redistributive, perché il gruppo beneficato rientra nel suo elettorato di riferimento, oppure perché tale orientamento attribuisce effettivamente un elevato peso ad obiettivi di carattere altruista ed egualitario.

Considerazioni conclusive

Nell’ultimo decennio sia negli ambienti accademici che tra i policy-maker si è sviluppato un intenso dibattito sulla necessità di implementare riforme politiche finalizzate a ridurre le disuguaglianze e la povertà, favorendo al contempo la crescita economica. Parallelamente, si è diffusa una crescente consapevolezza che la natura delle istituzioni politiche sia un elemento centrale per capire le diverse decisioni di politica economica ed il loro impatto sulla crescita (Persson e Tabellini, 2003). Questi temi, del resto, sono stati centrali anche nell’ambito del complesso dibattito che si è sviluppato intorno alla riforma delle politiche agricole nell’ambito dei negoziati del Doha Round. Se l’obiettivo è quello di proporre e formulare riforme politiche che raggiungano gli obiettivi sopra menzionati, un passaggio critico allora è quello di comprendere meglio i legami e le interazioni tra le politiche e la natura delle istituzioni. Da questo punto di vista, anche se i risultati del tutto parziali di questa “neo-nata” letteratura sono di carattere prettamente positivo piuttosto che normativo, essi offrono un primo spunto di discussione per muoversi in tale direzione, delineando il ruolo svolto dall’orientamento ideologico dei governi nella determinazione delle politiche agricole e, più in generale, delle politiche commerciali.

Riferimenti bibliografici

  • Bates, R.H. (1983). Patterns of market intervention in agrarian Africa, Food Policy 8(4), 297-312.
  • Balistreri, E.J. (1997). The performance of the Heckscher-Ohlin-Vanek model in predicting endogenous policy forces at the individual level, Canadian Journal of Economics 30(1), 1-17.
  • Beaulieu, E. (2002). The Stolper-Samuelson theorem faces Congress, Review of International Economics 10(2), 343-360.
  • Beck, T., Clarke, G., Groff, A. e Keefer, P. (2001). New Tools and new tests in comparative political economy: the database of political institutions, World Bank Economic Review 15, 165-176.
  • Deininger, K. e Squire, L. (1998). New ways of looking at old issues: inequality and growth, Journal of Development Economics 57(2), 259-287.
  • Dutt, P. e Mitra, D. (2005). Political ideology and endogenous trade policy: an empirical investigation, The Review of Economics and Statistics, 87(1), 59-72.
  • Mayda, A. M. e Rodrik, D. (2002). Why are some people (and countries) more protectionist than others? NBER working paper. Olper, A. (2006). Land inequality, government ideology and agricultural protection, Food Policy.
  • Persson, T. e Tabellini, G. (2003). The economic effect of constitutions. MIT Press.
  • Runge, Ford C. (2006). The Doha disaster: How a cowardly congress cossets agribusiness, The American Interest. (in corso di pubblicazione).
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