Il lavoro dipendente in agricoltura in Italia attraverso i dati Inps

Il lavoro dipendente in agricoltura in Italia attraverso i dati Inps
a INPS, Coordinamento Generale Statistico Attuariale

Abstract

Questo contributo vuole fornire al lettore elementi di analisi sul lavoro in agricoltura in Italia negli ultimi dieci anni utilizzando i dati dell’Osservatorio statistico che l’Inps pubblica annualmente sul proprio sito istituzionale. L’analisi qui rappresentata riguarda, dal lato della domanda, le aziende che occupano manodopera agricola, dal lato dell’offerta le principali caratteristiche degli operai agricoli. Obiettivo è costruire un quadro informativo sui fenomeni analizzati mostrandone le dinamiche più recenti e le variazioni intervenute nella loro consistenza. L’illustrazione delle principali evidenze statistiche è preceduta da un breve cenno metodologico sulle fonti e sulle classificazioni utilizzate. Un rilievo particolare sarà dedicato ad alcune caratteristiche anagrafiche degli operai agricoli (età, genere, categoria di contratto di lavoro), al confronto tra comunitari ed extracomunitari, alla distribuzione territoriale che caratterizza il mondo agricolo.

L’Osservatorio statistico Inps sul mondo agricolo: fonte dei dati, definizioni e classificazioni

L’Inps aggiorna annualmente, sul proprio sito www.inps.it, un’ampia serie di Osservatori Statistici sui principali aspetti del mercato del lavoro (imprese, lavoratori, avvii e cessazioni di rapporti di lavoro, politiche del lavoro, ecc.), sulle pensioni e sulle diverse tipologie di prestazioni di sostegno del reddito e della famiglia.
Tutti gli Osservatori statistici sono strutturati in modo analogo con delle sezioni contenenti dati navigabili con la relativa documentazione di descrizione dei contenuti e le principali risultanze statistiche.
In questo articolo utilizzeremo l’Osservatorio statistico sul Mondo agricolo1 per indagare dettagliatamente le dinamiche che hanno interessato il lavoro in agricoltura nell’ultimo decennio (2007-2016), è aggiornato a novembre di ogni anno ed è suddiviso in due sezioni:

  • • Aziende e operai agricoli dipendenti;
  • • Aziende e lavoratori agricoli autonomi.

Il presente lavoro utilizza solo la prima sezione dell’Osservatorio proponendosi di fornire un quadro informativo sulle aziende che occupano manodopera agricola e sugli operai agricoli dipendenti, a tempo determinato e indeterminato, comunitari ed extracomunitari.
Le fonti dei dati su cui si basa la costruzione dell’osservatorio statistico sul mondo agricolo sono costituite dai numerosi archivi amministrativi dell’Inps. Quelli che hanno più rilevanza sono tre: l’archivio dei modelli di dichiarazione che i datori di lavoro operanti in agricoltura sono tenuti a presentare trimestralmente all’Inps (modelli Dmag) in relazione agli operai che hanno lavorato nei singoli mesi del trimestre; l’archivio anagrafico delle aziende agricole; l’archivio dei permessi di soggiorno ricevuto dal Ministero dell’Interno e opportunamente normalizzato per le finalità statistiche proprie dell’Osservatorio.
Per quanto riguarda le aziende, l’unità statistica oggetto di rilevazione è l'azienda identificata dal "codice fiscale" valido nell'ambito provinciale; questo significa che un'azienda che opera in più province con lo stesso codice fiscale è considerata tante volte quante sono le province in cui è presente. E’ da tenere presente, inoltre, che una delle variabili di classificazione delle aziende che occupano manodopera agricola è la tipologia aziendale (ditta in economia, coltivatore diretto, cooperativa, consorzio di bonifica, colono o mezzadro, ecc.) e una stessa azienda, nell’anno, può operare con più tipologie, pertanto il numero di aziende, anche nella stessa provincia, è inferiore alla somma delle aziende per tipologia.
Con riferimento agli operai agricoli dipendenti, l’unità statistica oggetto di rilevazione è il lavoratore nella provincia di lavoro prevalente, identificato dal "codice fiscale". In questo caso il lavoratore presente in più province è attribuito soltanto nella provincia prevalente, cioè quella in cui presenta il maggior numero di giornate lavorate. E’ da tenere presente che una delle variabili di classificazione degli operai agricoli è la tipologia contrattuale (tempo determinato, tempo indeterminato) e uno stesso lavoratore, nel corso dell’anno, potrebbe aver lavorato con entrambe le tipologie contrattuali, pertanto il numero di operai agricoli è inferiore alla somma degli operai a tempo determinato e degli operai a tempo indeterminato.

Le aziende che occupano manodopera agricola: dinamica e consistenza

Il numero di aziende che occupano operai agricoli dipendenti nel 2016 è pari a 186.424 (Tabella 1), in lieve diminuzione rispetto al 2015 (-0,4%). Analizzando la serie storica degli ultimi dieci anni si rileva un trend decrescente a partire dal 2008, anno in cui le aziende agricole erano oltre 210.000, fino al 2014 con una sostanziale stabilizzazione nel triennio successivo. Nel decennio, complessivamente, si è registrata una diminuzione di 27.708 aziende agricole (-11,3%).
A livello territoriale si osserva che questo trend negativo ha riguardato esclusivamente le aziende del Mezzogiorno, passate da poco meno di 143.000 nel 2007 a poco più di 114.000 nel 2016 (-20,1%). Al contrario il numero di aziende agricole del Centro è aumentato nel decennio di circa il 5% e quello delle aziende del Nord dell’8,5%.
Il peso delle aziende del Mezzogiorno resta comunque prevalente attestandosi al 61,2% nel 2016 (nel 2007 era al 68%).

Tabella 1 - Numero delle aziende che occupano operai agricoli per area geografica, tipologia aziendale e anno

Fonte: Inps – Osservatorio statistico sul Mondo agricolo

Rispetto al tipo di azienda si evidenzia che le “Ditte in economia” con oltre il 60% rappresentano la grande maggioranza delle aziende agricole del 2016, ma sta diminuendo il loro peso (nel 2007 erano il 63,5% del totale). Per contro aumenta il peso dei “Coltivatori diretti” passati dal 31,7% nel 2007, al 35,7% nel 2016.
Tornando al dettaglio territoriale e confrontando negli anni 2007 e 2016 la distribuzione regionale del numero di aziende agricole che occupano operai (Tabella 2), osserviamo che nel decennio considerato in Campania le aziende, si sono quasi dimezzate (-43,3%), mentre variazioni negative rilevanti si registrano anche in Calabria (-22,6%) e Sicilia (-19,1%). Tra le regioni che presentano incrementi sostanziali del numero di aziende agricole tra il 2007 e il 2016 troviamo la Valle d’Aosta (+22,2%), il Veneto (+21,3%), l’Abruzzo (+19,7%) e il Trentino Alto Adige (+16,8%).

Tabella 2 - Numero delle aziende che occupano operai agricoli per regione - Confronto 2007-2016

Fonte: Inps – Osservatorio statistico sul Mondo agricolo

Gli operai agricoli: dinamiche e consistenza

Nel 2016 gli operai agricoli dipendenti con almeno una giornata di lavoro sono 1.035.654 (Tabella 3), sostanzialmente stabili rispetto al 2015 (+0,1%). Nel decennio il trend si presenta sostanzialmente stabile con flessioni più consistenti negli anni della crisi, in particolare tra il 2012 e il 2014, anno quest’ultimo in cui si registra il numero più basso di operai agricoli (1.009.083). Rispetto al genere i maschi sono nettamente prevalenti, quasi 2/3 nel 2016, ma dieci anni prima il divario era molto meno evidente con i maschi al 57,4%. Infatti, tra il 2007 e il 2016, mentre il numero di operai maschi è aumentato di oltre il 15%, quello delle operaie è diminuito di poco meno del 20%.

Tabella 3 – Numero degli operai agricoli dipendenti per anno, cittadinanza e genere

Fonte: Inps – Osservatorio statistico sul Mondo agricolo

Analizzando i dati sugli operai per cittadinanza osserviamo che nel 2016 gli operai agricoli sono in netta maggioranza Comunitari (84,4% inclusi gli italiani) ma il divario con i lavoratori extracomunitari si va riducendo (nel 2007 gli operai Comunitari erano il 91,7%). Con riferimento al genere la prevalenza dei maschi per gli operai agricoli extra Comunitari è molto più accentuata (81,8% nel 2016).
Confrontando i trend nel decennio 2007-2016 degli operai Comunitari ed extra Comunitari (Figura 1) emerge chiaramente l’andamento molto decrescente fino al 2014 dei Comunitari, che recuperano nel 2015 stabilizzandosi nel 2016; per contro si osserva che gli operai extra Comunitari sono costantemente in aumento nel decennio. Tra il 2007 e il 2016 gli operai Comunitari calano del 7,7% con una perdita di ben 72.560 unità, mentre nello stesso periodo gli operai extra Comunitari sono quasi raddoppiati (+88,3%) passando da circa 86.000 lavoratori nel 2007 a circa 162.000.

Figura 1 – Confronto trend 2007-2016 del numero di operai Comunitari ed extra Comunitari

Fonte: Inps – Osservatorio statistico sul Mondo agricolo

Guardando alla composizione degli operai agricoli dipendenti per classi di età (Tabella 4) il quadro che emerge dall'andamento degli ultimi dieci anni è di una collettività leggermente invecchiata, sicuramente meno invecchiata rispetto ad altre categorie di lavoratori dei settori diversi da quello agricolo. Osserviamo, infatti, che nel 2016 la classe prevalente è quella tra i 40 e i 59 anni (47,8%) seguita dalla classe di età dei giovani sotto i 40 anni (44,1%). Dieci anni prima, nel 2007, era leggermente prevalente la classe di età sotto i 40 anni (46,9% contro 46%). In sostanza gli operai agricoli sotto i 40 anni sono diminuiti del 5,7% tra il 2007 e il 2016; nello stesso periodo i lavoratori dipendenti del settore privato non agricolo sotto i 40 anni sono diminuiti del 22,6% e diminuzioni ancor più consistenti tra i lavoratori under 40 si sono registrate per commercianti (-26,1%) e artigiani (-45,4%). Nei dieci anni considerati la quota di ultra sessantenni aumenta di un punto percentuale (da 7,1% nel 2007 a 8,2% nel 2016), molto meno rispetto alle altre categorie di lavoratori in cui la quota dei più anziani aumenta dai 3 ai 6 punti. 
La distribuzione per classi di età dei soli operai agricoli extra Comunitari evidenzia, nel 2016, una percentuale maggiore di operai con meno di 40 anni di età (56%) e il trend degli ultimi dieci anni ci mostra una collettività che sta invecchiando più velocemente rispetto al totale (nel 2007 gli extra Comunitari con meno di 40 anni erano il 63,2% del totale degli operai extra Comunitari). Gli operai extra Comunitari “maturi” (40-59 anni), nel decennio osservato, passano da 35,7% a 41,4% e gli ultra sessantenni da 1,1% nel 2007 a 2,6% nel 2016.

Tabella 4 – Operai agricoli totali e solo extra Comunitari - Composizione % per classe di età e anno

Fonte: Inps – Osservatorio statistico sul Mondo agricolo

Con riferimento alla tipologia contrattuale (Tabella 5) nel 2016 emerge che solo il 10% degli operai agricoli ha un contratto a tempo indeterminato e guardando al trend del periodo 2007-2016 osserviamo che tale percentuale è andata diminuendo lievemente di anno in anno a partire dal 2008, in cui ha toccato il massimo (11,1%). Molto più accentuata la diminuzione della quota di tempo indeterminato tra gli operai extra Comunitari che, rispetto al 2007 in cui presentano il valore massimo del 20,1%, nel 2016 si attestano al 10,3%, in linea con quello concernente il totale degli operai agricoli; vale a dire che le aziende nel corso del suddetto decennio hanno incrementato il numero di lavoratori extra Comunitari, soprattutto con contratti a tempo determinato.

Tabella 5 – Operai agricoli totali e solo extra Comunitari – Quota % degli operai a tempo indeterminato

Fonte: Inps – Osservatorio statistico sul Mondo agricolo

Sull’ambito territoriale di lavoro degli operai agricoli (Tabella 6) possiamo osservare che nel 2016 la maggior parte degli operai agricoli lavora in Puglia (17,9% del totale) ed altre regioni, in cui sono numerosi gli operai agricoli, sono la Sicilia (14,6%), la Calabria (11,2%) e l’Emilia Romagna (8,9%). Guardando alla distribuzione territoriale del 2007 si evidenzia, in linea generale, e come già emerso in sede di analisi territoriale delle aziende agricole, una forte contrazione, tra il 2007 e i 2016, di operai agricoli nel Mezzogiorno e in particolare in Campania (-29,3%) e Calabria (-14,8%). Aumentano invece gli operai agricoli al Centro, in particolare nel Lazio (+35%) e in quasi tutte le regioni del Nord, soprattutto in Trentino Alto Adige (+25,9%), Piemonte (+25,6%), Veneto (+23,9%) e Liguria (+22,2%).

Tabella 6 – Operai agricoli per regione - Confronto 2007-2016

Fonte: Inps – Osservatorio statistico sul Mondo agricolo

Infine, un cenno sui Paesi di cittadinanza degli operai agricoli extra Comunitari (Tabella 7): oltre la metà proviene da soli tre Paesi, India (18,9%), Marocco (18,7%) e Albania (17,5%). La composizione per genere e Paese di cittadinanza mostra delle particolarità: sono di genere maschile la quasi la totalità degli extracomunitari provenienti da Pakistan (99,0%), e oltre il 90% di quelli provenienti da Senegal (93,9%), India (92,7%) e Tunisia (91,9%), solo per l’Ucraina prevalgono le operaie (54,2%). Negli ultimi dieci anni è molto aumentato il flusso migratorio dall’Asia: rispetto al 2007 gli extracomunitari di Pakistan (172,2%) e India (170,0%) sono quasi triplicati. Invece, sono più che raddoppiati, gli operai agricoli di Senegal (128,3%) e Ghana (114,8%).

Tabella 7 - Paese di cittadinanza degli operai extra Comunitari 2016

Fonte: Inps – Osservatorio statistico sul Mondo agricolo

Conclusioni

I risultati principali di questa analisi possono essere così sintetizzati.
Le aziende che occupano manodopera agricola, 186.424 nel 2016, di cui oltre il 60% nel Mezzogiorno, presentano un trend leggermente decrescente nel decennio 2007-2016 ma fortemente diversificato a livello territoriale: si osserva una decisa contrazione (-20%) per le aziende dislocate nel Sud e nelle Isole, con la Campania che perde oltre il 43% di aziende; mentre risultano in aumento le aziende agricole del Centro e del Nord Italia.
Analogamente anche per gli operai si registrano variazioni occupazionali molto diversificate: diminuiscono gli operai che lavorano nel Mezzogiorno, specialmente in Campania (-29,3%), con l’eccezione di Abruzzo, Molise e Puglia, regione quest’ultima che, con quasi il 18% nel 2016, continua ad essere quella con il maggior numero di operai agricoli.
Nel loro insieme gli operai agricoli, 1.035.654 nel 2016, presentano un trend di sostanziale stabilità nel periodo 2007-2016, ma mentre gli extra Comunitari sono costantemente cresciuti fino quasi a raddoppiare nel decennio (+88,3%), i Comunitari al contrario sono diminuiti fino al 2014, per risalire leggermente negli ultimi due anni. Gli aumenti più consistenti del flusso migratorio sono stati dall’India e dal Pakistan: questi due Paesi hanno praticamente triplicato la presenza di loro lavoratori nel settore agricolo italiano. In valori assoluti nel 2016 oltre la metà degli operai agricoli extra Comunitari proviene da tre Paesi: India, Marocco e Albania
La crescita degli extra Comunitari ha influito sul divario di genere ampliando l’incidenza dei maschi che nel 2016 rappresentano quasi i 2/3 del totale.
Per quanto concerne infine la distribuzione per età, nonostante la presenza di extra Comunitari relativamente più giovani, l’età media degli operai agricoli rimane elevata con una quota assai rilevante degli over 50.

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