I numeri chiave delle retribuzioni degli operai agricoli in Italia

I numeri chiave delle retribuzioni degli operai agricoli in Italia

Abstract

La contrattazione collettiva in agricoltura è un sistema caratterizzato da specifiche peculiarità che riguardano in particolare i meccanismi di determinazioni dei trattamenti economici. Il presente articolo dopo aver descritto le specificità settoriali e territoriali che riguardano la contrattazione in agricoltura prova ad evidenziare i numeri chiave che contraddistinguono attualmente il sistema delle retribuzioni degli operai agricoli in Italia.

Introduzione1

La contrattazione collettiva in agricoltura è un sistema caratterizzato da specifiche peculiarità. Rispetto a rapporti collettivi che riguardano gli altri settori produttivi la contrattazione in agricoltura presenta, infatti, storicamente meccanismi di funzionamento specifici che differiscono in maniera sostanziale da quelli che riguardano l’industria o il settore terziario. La ricostruzione analitica delle trasformazioni che hanno riguardato la contrattazione del settore agricolo (D’Alessio, 2017; Guarriello, 2011; Lagalà, 1987; Lagalà 1990; Lacorte, 1999) evidenzia, in particolare, le precipue evoluzioni che da sempre hanno riguardato i meccanismi di determinazione delle retribuzioni. Oggi il modello contrattuale applicato in agricoltura prevede, infatti, uno specifico meccanismo di determinazioni dei trattamenti economici che prova, da un lato, a salvaguardare il potere di acquisto dei lavoratori e, dall’altro, a tenere conto delle performance dell’economia agricola territoriale. Il presente lavoro che si pone in continuità con il progetto di ricerca “Osservatorio Nazionale sulle dinamiche retributive degli operai agricoli” promosso dalla Flai Cgil nazionale e realizzato dalla Fondazione Metes prova in particolare a fornire un’analisi delle retribuzioni degli operai agricoli in Italia. In particolare attraverso specifiche elaborazioni statistiche si è inteso identificare alcuni valori rappresentativi che permettano di evidenziare le principali caratteristiche del sistema italiano delle retribuzioni in agricoltura.

Le peculiarità della contrattazione collettiva in agricoltura

Anche in agricoltura come per gli altri settori produttivi sono i contratti collettivi stipulati tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e quelle dei datori di lavoro a stabilire le condizioni alle quali viene prestata la prestazione lavorativa (retribuzione, orario, qualifica, ferie, diritti sindacali, etc.). Tali contratti che vengono rinnovati con maggiore o minore regolarità a seconda dei rapporti di forza esistenti tra le parti contraenti si differenziano per le diverse categorie di lavoratori interessati. Tra i diversi sistemi contrattuali che riguardano a vario titolo il settore agricolo è sicuramente quello degli Operai agricoli e florovivaisti che può essere considerato tra i più rilevanti soprattutto per la numerosità dei lavoratori a cui questa specifica tipologia di contratto viene applicata. Come per gli altri sistemi contrattuali agricoli anche quello degli Operai agricoli e florovivaisti presenta, inoltre, ulteriori specifiche peculiarità di applicazione territoriale. Il Protocollo d’Intesa sugli Assetti Contrattuali sottoscritto tra Confagricoltura, Coldiretti, Cia e Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil del 22 settembre 2009 precisa infatti che il sistema contrattuale degli Operai agricoli e florovivaisti è fondato su «un ponderato equilibrio tra il primo livello di contrattazione (nazionale) al quale è affidata la regolazione delle relazioni sindacali, dei principali aspetti normativi del rapporto di lavoro, delle aree professionali e dei relativi minimi salariali ed il secondo livello territoriale al quale è affidata la disciplina di alcuni aspetti normativi di dettaglio, la classificazione del personale e le relative retribuzioni, nonché le erogazioni legate alla produttività». Con la suddetta struttura contrattuale si prova a rispondere all’esigenza che da sempre caratterizza il mondo agricolo: definire istituti normativi ed economici del contratto «in modo confacente alle differenti e variegate realtà territoriali».

Modalità di definizioni delle condizioni economiche nel sistema contrattuale degli Operai agricoli e florovivaisti

Come abbiamo ricordato in precedenza la struttura della contrattazione per gli Operai agricoli e florovivaisti è articolata su due livelli: il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) e il Contratto Provinciale di Lavoro (Cpl). Entrambi i suddetti livelli contrattuali contribuiscono in maniera specifica alla definizione delle condizioni di trattamento economico dei lavoratori (Figura 1). Al Ccnl che viene rinnovato ogni quattro anni viene demandato il compito di adeguare le retribuzioni e i livelli dei minimi salariali di area facendo riferimento ai primi due anni del quadriennio di vigenza contrattuale. Come recita l’art. 2 del Ccnl nei suddetti adeguamenti dei trattamenti economici la contrattazione si pone «l’obiettivo di salvaguardare il potere d’acquisto delle retribuzioni, tenendo conto delle tendenze generali dell’economia e del mercato del lavoro, del raffronto competitivo e degli andamenti specifici del settore agricolo». Alla definizione degli adeguamenti salariali contribuisce anche la «comparazione tra inflazione reale e le dinamiche retributive concordate tra le parti per la definizione degli aumenti salariali del precedente biennio».

Figura 1 – Modalità di definizione del trattamento economico nella contrattazione degli Operai Agricoli e Florovivaisti

Fonte: Ns. elaborazioni

Il Cpl viene rinnovato in un tempo intermedio nell’arco di vigenza del Ccnl ed ha una durata quadriennale. Ad ogni Cpl viene demandato il compito di identificare le mansioni e i relativi profili professionali rilavanti per le attività svolte in quello specifico territorio inquadrandoli in una specifica aree professionale. Alla contrattazione provinciale viene inoltre demandato il compito di definire i valori dei salari contrattuali relativi ad ognuno dei diversi profili professionali. Al momento del rinnovo – in accordo con l’art. 2 del Ccnl - la contrattazione provinciale opera l’adeguamento dei suddetti salari contrattuali con specifico riferimento «al primo biennio di validità dei contratti provinciali…con l’obiettivo di salvaguardare il potere d’acquisto delle retribuzioni». In sede di contrattazione provinciale la definizione degli adeguamenti salariali è influenzata anche «dall’andamento dell’economia territoriale del settore della realtà provinciale e dalla comparazione tra inflazione reale e le dinamiche retributive concordate per la definizione degli aumenti salariali del precedente biennio dal Ccnl». Quindi a differenza dei modelli contrattuali che caratterizzano gli altri settori, in quello agricolo il salario viene definito a livello provinciale con il risultato di avere valori delle retribuzioni diversi da provincia a provincia anche per lavoratori che svolgono la stessa mansione professionale.

I sistemi contrattuali nel settore agricolo

Attualmente sono 10 i sistemi contrattuali che riguardano il settore agricolo. In particolare vengono applicati:

  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per Operai agricoli e florovivaisti sottoscritto tra Confagricoltura, Coldiretti, Cia e FLAI, Fai e Uila che riguarda le imprese agricole, anche con attività connesse, florovivaistiche e di creazione, sistemazione e manutenzione del verde e gli operai agricoli e florovivaisti loro dipendenti;
  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per i quadri e gli impiegati agricoli sottoscritto tra Confagricoltura, Coldiretti, Cia e Flai, Fai, Uila e Confederdia che riguarda le imprese agricole, anche con attività connesse, florovivaistiche e di creazione, sistemazione e manutenzione del verde e gli impiegati ed i quadri loro dipendenti;
  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per i lavoratori dipendenti delle cooperative e consorzi agricoli sottoscritto tra Agrital – Agci, Legacoop Agroalimentare, Fedagri – Confcooperative e Flai, Fai e Uila che riguarda le imprese cooperative e i quadri, gli impiegati e gli operai agricoli o florovivaisti loro dipendenti;
  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per i dipendenti da aziende esercenti la lavorazione, il commercio, il trasporto, l’esportazione e l’importazione all’ingrosso di fiori freschi recisi, verde e piante ornamentali per imprese commerciali, consortili o cooperative sottoscritto tra Ancef Associazione Nazionale Commercianti ed Esportatori Fiori e Flai, Fisascat e Uiltucs che riguarda le aziende esercenti la lavorazione, il commercio, il trasporto, l’importazione e l’esportazione all’ingrosso di fiori recisi e verde o piante ornamentali e gli impiegati ed gli operai loro dipendenti;
  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per i dipendenti da aziende ortofrutticole ed agrumaie sottoscritto tra Fruttimprese e Flai, Fisascat e Uiltucs che riguarda le aziende del commercio di esportazione, di importazione e all’ingrosso di prodotti ortofrutticoli ed agrumari e le relative lavorazioni preliminari affini e complementari e gli impiegati ed operai loro dipendenti;
  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per i lavoratori dipendenti dalle imprese che esercitano attività di contoterzismo in agricoltura sottoscritto tra Unima (Unione Nazionale Imprese di Meccanizzazione Agricola) e Flai, Fai e Uila che riguarda le imprese esercenti lavorazioni meccanico-agricole e gli impiegati ed operai loro dipendenti;
  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per i dipendenti dalle Organizzazioni degli Allevatori Consorzi ed Enti Zootecnici sottoscritto tra L’associazione Italiana Allevatori e Flai, Fai, Uila e Confederdia che riguarda le Organizzazioni degli Allevatori, Consorzi ed Enti Zootecnici e i loro dipendenti;
  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per i dipendenti dei Consorzi Agrari sottoscritto tra Associazione nazionale dei consorzi agrari (Assocap) e Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uiltucs-Uil e Sinalcap che riguarda consorzi agrari e gli impiegati e operai loro dipendenti;
  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per i dipendenti dai consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario sottoscritto tra Snebi e Flai, Fai e Filbi che riguarda i consorzi di bonifica e gli impiegati ed operai loro dipendenti;
  • Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (Ccnl) per gli addetti ai lavori di sistemazione idraulico-forestale e idraulico-agraria sottoscritto tra Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), Federazione Italiana Comunità Forestali - Federforeste, Legacoop Agroalimentare, Fedagri-Confcooperative e Federlavoro e Servizi - Confcooperative, Agrital – Agci e Flai, Fai e Uila che riguarda le Comunità montane, gli Enti pubblici, i Consorzi forestali, le Aziende speciali ed altri Enti e i loro impiegati e operai loro dipendenti.

Analisi delle retribuzioni per gli operai agricoli in Italia2

La retribuzione media oraria per gli operai a tempo determinato è pari a 11,15 euro. La figura 2 permette di analizzare il valore medio delle retribuzioni per gli operai a tempo determinato in maniera disaggregata in base all’area professionale di appartenenza. Per gli Otd appartenenti all’Area 1 che contempla i lavoratori che svolgono «lavori complessi o richiedenti specifica specializzazione» si registra un valore medio della retribuzione, pari a 12,91 euro, superiore al valore minimo salariale d’area3 orario fissato dal Ccnl vigente di 2,33 euro4. Il valore medio della retribuzione per gli Otd appartenenti all’Area 2 che considera lavoratori con «conoscenze e capacità professionali» a cui sono assegnati «compiti esecutivi variabili non complessi» è, invece, pari a 11,67 euro ed è superiore al valore minimo salariale d’area orario fissato dal Ccnl vigente di 2,01 euro. Gli Otd dell’Area 3 che contempla i lavoratori con «mansioni generiche e semplici non richiedenti specifici requisiti professionali» sono caratterizzati da un valore medio della retribuzione pari a 9,20 euro ed è superiore al valore minimo salariale d’area orario fissato dal Ccnl vigente di 2,00 euro.

Figura 2 - Valore medio delle retribuzioni orarie per gli Otd per area professionale

Fonte: Ns. elaborazione

Per gli operai a tempo indeterminato sono stabilite retribuzioni differenziate da quelle orarie previste per gli Otd. In particolare per gli Oti il valore medio della retribuzione mensile è pari a 1.414,76 euro. La figura 3 permette di analizzare il valore medio delle retribuzioni per gli operai a tempo indeterminato in maniera disaggregata in base all’area professionale di appartenenza. Il valore medio della retribuzione per gli Oti appartenenti all’Area 1 è pari a 1.580,21 euro ed è superiore al valore minimo salariale d’area mensile fissato dal Ccnl vigente di 293,96 euro. Il valore medio della retribuzione per gli Oti appartenenti all’Area 2 è, invece, pari a 1.428,48 euro ed è superiore al valore minimo salariale d’area mensile fissato dal Ccnl vigente di 255,42 euro. Il valore medio della retribuzione per gli Oti appartenenti all’Area 3 è pari a 1.218,69 euro ed è superiore al valore minimo salariale d’area mensile fissato dal Ccnl vigente di 344,09 euro.

Figura 3 - Valore medio delle retribuzioni mensili per gli Oti per Area professionale

Fonte: Ns. elaborazione

La tabella 1 permette di effettuare una analisi approfondita dei valori delle retribuzioni orarie medie degli Otd nelle diverse regioni italiane. In particolare la retribuzione media oraria degli Otd varia tra un valore massimo di 11,98 euro che si registra in Lombardia e un valore minimo di 9,27 euro che si osserva in Molise. In particolare la paga media oraria del Molise è più bassa del 23% rispetto a quella prevista in Lombardia. La lettura della tabella 1 permette di identificare le regioni con i valori delle retribuzioni medie orarie massime e minime previste per ognuna delle diverse aree professionali previste dal Ccnl. Se da un lato è il Trentino Alto Adige ad essere caratterizzato dai valori della retribuzione medie orarie degli Otd più elevate sia per i lavoratori classificati nell’Area 1 (13,65 euro) sia per quelli dell’Area 2 (€ 12,51), dall’altro, è la Lombardia ad avere i valori delle paghe orarie medie più alte per gli Otd ricadenti nell’Area 3 (€ 10,34). I valori delle retribuzioni medie orarie più basse per gli Otd si registrano invece in Molise, sia per i lavoratori classificati nell’Area 2 (€ 9,22) sia per quelli dell’Area 3 (€ 7,18), e in Basilicata, per i lavoratori dell’Area 1 (€ 10,96). È opportuno evidenziare che il maggiore gap tra salari regionali si registra per i lavoratori dell’Area 3 dove la retribuzione media oraria prevista in Molise è del 33% inferiore a quella prevista in Lombardia. Viceversa per i lavoratori dell’Area 1 si registra una differenza più contenuta considerando che la paga media oraria prevista in Basilicata è più bassa del 20% rispetto a quella prevista in Trentino A. Adige.

Tabella 1 – Retribuzioni medie degli Otd a livello regionale

Fonte: Ns. elaborazione

La tabella 2 permette di effettuare una analisi approfondita dei valori delle retribuzioni mensili medie degli Oti nelle diverse regioni italiane. In particolare la retribuzione media mensile degli Oti varia tra un valore massimo di 1.529,88 euro che si registra in Trentino A.A. e un valore minimo di 1.272,79 euro che si osserva in Campania. In particolare la paga media mensile per gli Oti della Campania è più bassa del 17% rispetto a quella prevista in Trentino A.A.. La lettura della tabella 2 permette di identificare le regioni con i valori delle retribuzioni medie mensili massime e minime previste per ognuna delle diverse aree professionali previste dal Ccnl. In particolare il Trentino A.A. è caratterizzato dai valori della retribuzione medie mensili degli Oti più elevate per tutte le aree professionali previste dal Ccnl: € 1.683,72 per l’Area 1, € 1.543,61 per l’Area 2 e € 1.362,33 per l’Area 3. Viceversa i valori delle retribuzioni medie mensili più basse per gli Oti si registrano invece in Molise, sia per i lavoratori classificati nell’Area 1 (€ 1.350,78) sia per quelli dell’Area 2 (€ 1.211,69), e in Campania, per i lavoratori dell’Area 3 (€ 1.008,95). Il maggiore gap tra salari regionali si registra per i lavoratori dell’Area 3 dove la retribuzione media mensile prevista per gli Oti in Campania è del 26% inferiore a quella prevista in Trentino A.A.. Viceversa per i lavoratori dell’Area 1 si registra una differenza più contenuta considerando che la retribuzione media mensile prevista in Molise è più bassa del 20% rispetto a quella prevista in Trentino A. Adige.

Tabella 2 – Retribuzioni medie degli Oti a livello regionale

Fonte: Ns. elaborazione

La tabella 3 permette di identificare le province e le qualifiche che si collocano ai primi 5 posti nella classifica delle retribuzioni orarie per gli Otd. Nella stessa tabella si possono, inoltre, identificare le province e le qualifiche che invece si collocano negli ultimi posti della stessa graduatoria. Gli Otd con qualifica di Specializzato "super" della provincia di Trento sono i lavoratori agricoli con le retribuzioni più elevate in Italia. A questa qualifica che comprende lavoratori «in possesso di specifiche superiori capacità professionali» appartengono profili professionali molto diversificati: conduttori di macchine e impianti, responsabili di allevamento, di cantina o di malga, aiutanti di laboratorio, cuochi in aziende agrituristiche, potatori, giardinieri, innestatore e guardiapesca. Gli Otd della provincia di Mantova con la qualifica di Specializzato "super" A si collocano al secondo posto. In particolare questa qualifica comprende profili professionali con elevati livelli di responsabilità come il casaro capo tecnico, il cuoco responsabile di agriturismo, il cantiniere, il capo operaio e il capo squadra nel settore florovivaistico. Gli Otd della provincia di Siena con qualifica Livello 1 Specializzato "super" si collocano al terzo posto. Questa qualifica comprende diverse categorie che svolgono funzione di responsabilità in ambiti di attività diversificati: cantiniere responsabile, responsabile meccanico, responsabile manutentore, responsabile di spedizioni, responsabile di impianti e coltivazioni in serra e/o vivaio, responsabile di scuderia, macellatore responsabile, frantoiano responsabile, responsabile selezionatore specie avicole, responsabile di birrificio agricolo e capo cuoco. Al quarto posto si collocano gli Otd con qualifica Livello a (ex Specializzati "super") della provincia di Venezia. In particolare a questa qualifica appartengono sia figure più tradizionali (ad es. responsabile di stalla, fecondatore laico, innestatore, etc.) sia profili professionali più innovativi (ad es. l’ortofrutticolo superspecializzato o il responsabile dell’impianto di produzione di energia da biomasse). Al quinto posto si posizionano, infine, gli Specializzato "super" della provincia di Pavia. Questa qualifica, in cui si collocano «i lavoratori in possesso di specifiche e superiori capacità professionali», comprende sia profili professionali tradizionali come quella del fattore, del capo mungitore, del conduttore di macchine agricole complesse o di mietitrebbia, del sessatore, dell’addetto alla fecondazione artificiale e del capo guardia caccia sia figure coinvolte nella diversificazione delle attività aziendali come ad esempio il cuoco in azienda agrituristica o il macellatore e sezionatore di carni.

Tabella 3 – Le prime 5 province con le retribuzioni orarie per Otd più elevate e più basse

Fonte: Ns. elaborazione

Nella tabella 3 è possibile indentificare anche le province con le retribuzioni orarie per gli Otd più basse. Gli Otd con qualifica di Ex raccolta prodotti della provincia di Ascoli sono i lavoratori agricoli con le retribuzioni più basse in Italia. A questa qualifica appartengono «i lavoratori impiegati esclusivamente nelle raccolta di tutti i prodotti compresi i funghi e i tartufi».  Al penultimo posto si colloca la qualifica dei Lavoratori avviati per la prima volta alle operazioni di raccolta della provincia di Cuneo che contempla gli Otd che si occupano sia delle «attività di raccolta dei prodotti agricoli e (di quelle) connesse nonché (della) cernita nel caso di sospensione nella raccolta (per eventi eccezionali) atmosferici o di lavoro» sia «coadiuvano in cantina i lavori di pigiatura e vinificazione». I Lavoratori avviati per la prima volta alle operazioni di raccolta della provincia di Cuneo sono inoltre impegnati anche nelle attività preliminari alle operazioni di raccolta «strettamente accessorie, effettuate nei 10 giorni antecedenti». Gli Otd della provincia di Padova con qualifica Livello G (raccolta) si collocano al terzo ultimo posto. Questa qualifica è attribuita in particolare agli Otd «assunti esclusivamente per le operazioni di raccolta manuale». Gli Otd con la qualifica Livello i della provincia di Palermo si posizionano invece al quart’ultimo posto. Appartengono a questa qualifica i lavoratori alla prima esperienza lavorativa che vengono coinvolti in maniera prioritaria in azioni di formazione continua per acquisire le necessarie competenze. Al quint’ultimo posto infine si collocano a pari merito gli Otd della provincia di Benevento con qualifica Livello III, quelli della provincia di Imperia con qualifica Comuni B - Livello F e quelli della provincia di Savona nella qualifica Livello F - Comuni B. Se nel Livello III della provincia di Benevento ricadono specifiche figure professionali impegnate nella realizzazione manuale di operazioni colturali (ad es. addetti alla fienagione a mano, falciatori a mano, scerbatori, zappatori, rincalzatori a mano, etc.) o coinvolte nelle operazioni di raccolta (ad es. nocciole, sarmenti e frascami, tabacco e olive) o in attività zootecniche (addetti generici al pascolo ovino-caprino, guardiano di bovini) o in attività agrituristiche (addetti generici ai lavori di cucina, lavapiatti) sia nella mansione Livello F - Comuni B della provincia di Savona sia in quella Comuni B - Livello F della provincia di Imperia vengono inquadrati i lavoratori «privi di esperienza e pratica professionale»5.
La tabella 4 permette di identificare le province e le qualifiche che si collocano ai primi 5 posti nella classifica delle retribuzioni mensili per gli Oti. Nella stessa tabella si possono, inoltre, identificare le province e le qualifiche che invece si collocano negli ultimi posti della stessa graduatoria. Gli Oti con qualifica di Livello 1 (nuovo livello) della provincia di Verona sono i lavoratori agricoli con le retribuzioni più elevate in Italia. Questa qualifica comprende diversi profili professionali che svolgono funzione di responsabilità sia in ambito zootecnico (responsabili di stalla di vacche da latte, responsabile della fecondazione artificiale, responsabile di macello non avicolo, responsabile di incubatoio, responsabile di allevamento di bovini, equini, avicunicoli e specie ittiche, responsabile di allevamento di scrofe) sia nelle attività di prima trasformazione agricola (casaro, responsabile di cantina, capo caseificio, responsabile di pastorizzazione, capo squadra nelle aziende agricole di trasformazione). Al Livello 1 (nuovo livello) appartengono anche profili professionali con funzioni di responsabilità nel campo delle attività ortofrutticole (responsabile di sala nei consorzi ortofrutticoli e nelle fungaie, responsabile di magazzino frigorifero, responsabile di posa di miceli). Al secondo posto si collocano invece gli Specializzati "super" della provincia di Trento di cui, nella parte precedente del testo, è stata già descritta la composizione in termini di profili professionali. Gli Oti della provincia di Verona con qualifica Livello 2 (ex Spec. "super") si collocano al terzo posto. In particolare a questa qualifica appartengono profili professionali molto diversificati: capo operai di aziende agricole non di trasformazione con più di 8 dipendenti, conduttore di caldaie a vapore, conducente di autobus, di autocarri con rimorchio e di autoarticolati, elettricista, meccanico, fabbro, falegname, idraulico, muratore, attrezzista, macellaio di macelli di bovini, suini ed equini, mangimista dosatore, sessatore di pulcini, potatore, innestatore e ibridatore. Al quarto posto si collocano gli Oti della provincia di Siena con la qualifica di 1° Livello specializzati “super” di cui, nella parte precedente del testo, è stata già descritta la composizione in termini di profili professionali. Al quinto posto infine si collocano gli Oti con qualifica 7 Liv. specializzati “super” della provincia di Bologna che comprende «lavoratori altamente specializzati in possesso di specifiche capacità professionali qualitativamente elevate che consentono loro di operare con elevata polivalenza ed autonomia su tutte le fasi lavorative».

Tabella 4 – Le prime 5 province con le retribuzioni mensili per Oti più elevate e più basse

Fonte: Ns. elaborazione

Nella tabella 4 è possibile indentificare anche le province con le retribuzioni orarie per gli Oti più basse. Gli Oti con qualifica di Livello i della provincia di Palermo sono i lavoratori agricoli con le retribuzioni più basse in Italia. Al penultimo posto si collocano, invece, gli Oti della provincia di Savona con la qualifica di Livello f Comune b. Gli Oti della provincia di Imperia con qualifica Comune b livello f si collocano al terzo ultimo posto. Al quart’ultimo posto si collocano gli Oti della provincia di Benevento con la qualifica Livello III. Per tutte queste qualifiche, nella parte precedente del testo, è stata già descritta la composizione in termini di profili professionali. Al quint’ultimo posto infine si collocano gli Oti della provincia di Caserta con qualifica Area 2a - 2° Livello in cui ricadono figure professionali impegnate nella realizzazione manuale di operazioni colturali (falciatori a mano, scarbatori e zappatori, addetti alla fienagione a mano, seminatori a mano, zappatori a mano, raccoglitori di sarmenti o frascami e rincalzatori a mano o a trazione animale) o coinvolte altre operazioni colturali o zootecniche (addetti alla semina, trapianto e raccolta dei prodotti agricoli, addetti alla pulizia delle stalle) o in attività agrituristiche (garzone).

Relazioni tra retribuzioni e performance dell’agricoltura territoriale

Il presente paragrafo è dedicato ad una analisi delle relazioni esistenti tra importi delle retribuzioni degli operai agricoli e potenzialità produttive dell’agricoltura nelle diverse regioni italiane. Per svolgere questa analisi è stato scelto di considerare, da una parte, i valori medi delle retribuzioni orarie per gli operai agricoli a tempo determinato (Otd)6 e, dall’altre, gli importi del valore aggiunto agricolo per addetto caratteristici di ognuna delle regioni italiane.
La figura 4 riporta in particolare sull’asse delle ordinate il valore medio della retribuzione regionale mentre sull’asse delle ascisse viene riportato il valore aggiunto agricolo per addetto caratteristico di ogni regione. Come si può osservare dalla figura 4 le regioni italiane si suddividono nei seguenti due gruppi in base al loro posizionamento rispetto alla linea di tendenza:

  • Il primo gruppo è composto dalle regioni che, posizionandosi al di sopra della linea di tendenza, manifestano retribuzioni medie orarie per gli Otd leggermente superiori rispetto a quelle che ci si aspetterebbe di rilevare sulla base del valore aggiunto per addetto registrato a livello regionale. In particolare questo gruppo è composto da Calabria, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Umbria, Sardegna, Marche, Toscana, Veneto, Piemonte e Lombardia;
  • Il secondo gruppo è composto dalle regioni che, posizionandosi al di sotto della linea di tendenza, manifestano retribuzioni medie orarie per gli Otd inferiori rispetto a quelle che ci si aspetterebbe di rilevare sulla base del valore aggiunto per addetto registrato a livello regionale. In particolare in questo gruppo ricadono Basilicata, Molise, Campania, Lazio, Friuli V. Giulia, Liguria, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige.

Tra le regioni del secondo gruppo si segnalano, in particolare, i casi di Basilicata e Molise. Queste regioni, localizzandosi in una posizione lontana dalla linea di tendenza, evidenziano valori delle retribuzioni medie orarie per gli Otd significativamente inferiori rispetto a quelle che ci si attenderebbe di rilevare stante il valore per aggiunto registrato a livello regionale. D’altronde per il Molise la contrattazione è ripresa dopo alcuni anni di interruzione grazie alla stipula di un accordo con validità regionale sottoscritto il 21 febbraio 2018.

Figura 4 – Relazione tra retribuzioni media oraria Otd e valore aggiunto per addetto nelle regioni italiane

Fonte: Ns. elaborazione su dati Istat, Conti Economici Territoriali e Fondazione Metes, Osservatorio Nazionale sulle dinamiche retributive degli operai agricoli

L’analisi effettuata permette di svolgere qualche ulteriore considerazione. I risultati mostrati in precedenza, che evidenziano l’assenza (ad eccezione di Basilicata e Molise) di significativi scostamenti dei valori delle retribuzioni medie per gli Otd dalla linea di tendenza, permettono di evidenziare la capacità mostrata dall’attuale modello contrattuale di impattare uno degli obiettivi assegnati alla contrattazione provinciale: ossia contribuire a definire andamenti salariali che tengano conto dell’«andamento dell’economia territoriale del settore della realtà provinciale». D’altro canto un ulteriore contributo per una analisi completa sull’attuale modello contrattuale potrebbe provenire da un approfondimento del grado di correlazione esistente tra retribuzioni medie Otd e valore dell’inflazione a livello territoriale. Grazie a questo ulteriore sforzo di analisi si potrebbe valutare il grado di raggiungimento dell’altra finalità assegnata alla contrattazione dei Cpl: correlare gli andamenti dell’«inflazione reale» alle «dinamiche retributive» «con l’obiettivo di salvaguardare il potere d’acquisto delle retribuzioni».
La piena attivazione, infine, nell’ambito dei Cpl, di un ulteriore livello di contrattazione integrativa che garantisca l’implementazione di meccanismi finalizzati all’erogazione di un «premio di produttività territoriale» a fronte del raggiungimento di specifici «incrementi di produttività, di qualità e di altri elementi di competitività» potrebbe rappresentare, per le regioni che si trovano al di sotto della linea di tendenza, una opportunità per migliorare i valori delle retribuzioni. Fermo restando il ruolo centrale della contrattazione provinciale nella definizione di una «dinamica salariale finalizzata alla salvaguardia del potere di acquisto delle retribuzioni» l’attivazione di erogazioni premiali potrebbe fornire, inoltre, anche per l’agricoltura, un contributo decisivo al «recupero di efficienza del sistema produttivo».

Considerazioni conclusive

Il presente lavoro presenta una prima analisi delle retribuzioni degli operai agricoli in Italia.  Si tratta sicuramente di un primo contributo conoscitivo che non esaurisce molte ulteriori questioni che sarà necessario affrontare nei prossimi tempi per provare ad approfondire ulteriormente la tematica delle retribuzioni in agricoltura. In quest’ambito, un campo rilevante di analisi è rappresentato dalle peculiarità della contrattazione provinciale con particolare riguardo al suo effettivo impatto rispetto agli obiettivi che ad essa assegna l’attuale modello contrattuale. In questo senso, il principale tema di ricerca che sarà necessario sviluppare nel prossimo futuro riguarda la misurazione della correlazione esistente tra dinamica dei salari contrattuali definita in sede di rinnovo dei Cpl e performance dell’economia agricola provinciale. In altre parole sarà necessario approfondire anche attraverso una analisi econometrica quali sono le variabili di performance economica o di carattere strutturale che spiegano l’andamento differenziato delle retribuzioni agricole a livello provinciale. Questo sforzo appare opportuno anche per giustificare l’attuale modello contrattuale che, per alcuni territori provinciali, prevede valori salariali differenziati per profili professionali sostanzialmente similari7. Un ulteriore aspetto da approfondire riguarda la verifica del contributo fornito dall’attuale modello contrattuale ad un ulteriore obiettivo: la salvaguardia del potere d’acquisto delle retribuzioni. Al riguardo sarà necessario provare a verificare il grado di correlazione esistente tra le diverse retribuzioni territoriali e gli andamenti dell’inflazione che caratterizzano le diverse realtà provinciali e che vengono periodicamente rilevati dall’Istat.

Riferimenti bibliografici

  • D’Alessio, M. (a cura) (2017), Osservatorio nazionale sulle dinamiche retributive degli operai agricoli. Rapporto 2017, Fondazione Metes, Roma

  • Guarriello, F. (1990), L’evoluzione del sistema contrattuale dal Dopoguerra agli anni Settanta, in Fisba Cisl, «Contrattazione collettiva e lavoro agricolo subordinato», Agrilavoro edizioni, Roma

  • Lacorte, V., (1999) Il tuo contratto di lavoro. Operai agricoli, Ediesse, Roma

  • Lagalà, C., (1987) Contrattazione lavoro e previdenza in agricoltura, Franco Angeli, Milano

  • Lagalà, C. (2002), Contrattazione lavoro e previdenza nell’agricoltura degli anni ’90, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli

  • 1. L’autore intende ringraziare Giovanni Mininni, Segretario nazionale della Flai Cgil, e gli anonimi lettori della Rivista per i suggerimenti che hanno consentito di migliorare una precedente versione di questo scritto. Eventuali errori ed imprecisioni rimangono come è ovvio di esclusiva responsabilità dell’autore.
  • 2. I valori delle retribuzioni che vengono utilizzate per lo svolgimento di questa analisi sono aggiornati all’8 ottobre 2018 e tengono conto degli aumenti deliberati nell’ambito dell’ultimo rinnovo del Ccnl per gli operai agricoli e florovivaisti siglato il 19 giugno 2018. L’art. 49 dell’Accordo recita che «i salari contrattuali vigenti nelle singole province alla data del 19 giugno 2018 per ciascun livello professionale stabilito nei rinnovi dei contratti provinciali in applicazione del Ccnl 22 ottobre 2018, sono incrementati;
    • a decorrere dal 1° luglio 2018 dell’1,7% per cento;

    • a decorrere dal 1° aprile 2019 dell’1,2 per cento».

  • 3. I valori dei Minimi Salariali di Area considerati nell’analisi sono quelli aggiornati a seguito dell’ultimo rinnovo del Ccnl per gli operai agricoli e florovivaisti del 19 giugno 2018 e presenti nelle tabelle 1 e 2 riportate nell’allegato 1 dell’Accordo. In particolare per gli operai agricoli sono previsti i seguenti Minimi Salariali di Area:

    Secondo l’art. 49 dell’accordo «I contratti provinciali non possono definire, per i livelli di ciascuna area professionale, salari contrattuali inferiori ai minimi di area».
  • 4. Il valore del Minimo Salariale di Area orario è ottenuto aggiungendo al valore del minimo salariale d’area mensile, fissato dal Ccnl, il terzo elemento e il Tfr e suddividendo per 169 che è il divisore che permette di ottenere la retribuzione oraria da quella mensile.
  • 5. Nel Livello F - Comuni B della provincia di Savona ricadono anche i lavoratori «addetti esclusivamente alla raccolta di prodotti orticoli, frutticoli, viticoli e olivicoli».
  • 6. Questo dato è calcolato come media dei valori medi della retribuzione per gli Otd relativi ad ogni provincia. Quest’ultimi sono, infatti, calcolati come media dei valori delle retribuzioni previste per le singole qualifiche contemplate a livello provinciale.
  • 7. Le problematiche generate dalla differenziazione retributiva provinciale tipica del modello contrattuale agricolo si sono evidenziate anche nell’ambito dell’ultimo negoziato di rinnovo del Ccnl. Con l’art. 2 dell’Accordo di rinnovo è stata, infatti, introdotta la possibilità per le parti contrattuali, nel caso di imprese pluri-localizzate, di optare per accordi sindacali aziendali che permettano di evitare l’applicazione di un Cpl diverso per ogni provincia in cui è localizzata l’unità produttiva aziendale.
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