Rurbano e sostenibilità sociale: progetti, percorsi, istituzioni, innovazioni e resistenze

Rurbano e sostenibilità sociale: progetti, percorsi, istituzioni, innovazioni e resistenze
a Università di Pisa, Dipartimento di Scienze Veterinarie

Introduzione

Il tema dell’agricoltura urbana e periurbana (Aup) ha acquistato crescente visibilità negli ultimi anni. I motivi di tanta attenzione sono legati a più elementi, tra cui: il fatto che la maggioranza della popolazione viva oggi nelle città e che nel futuro questa evidenza tenderà a crescere; che le sfide ambientali e le dinamiche di popolazione su scala mondiale aprono interrogativi sul futuro del cibo e degli approvvigionamenti alimentari, specie nelle aree urbane; che le città concentreranno persone e problematiche - economiche e sociali - che, per essere affrontate, hanno bisogno di modi nuovi per attivare risorse, sensibilità ed equità. Così, in modo diverso a secondo dei Paesi e delle aree geografiche, intorno al tema dell’Aup si intreccia la necessità di riqualificare spazi di vita, formare le persone ai temi del cibo e della sua produzione, assicurare accesso alla natura e al cibo, assicurare stabilità sociale e inclusione La dimensione simbolica dell’ingresso dell’agricoltura negli spazi urbani ha un contenuto culturale non senza ricadute pratiche, ma lascia aperti interrogativi rispetto al peso che l’Aup può realmente giocare, e ai possibili rischi generati da visioni parziali e autoreferenziali. Anche, la Fao richiama l’attenzione sul sistema locale come opportunità per qualificare e innalzare le risposta ai bisogni, tradizionali e nuovi, della popolazione urbanizzata allargando, così, la dimensione spaziale della pianificazione dall’ambito urbano al sistema bio-regionale. Il dibattito sull’agricoltura urbana può, così, essere inquadrato da due angoli visuali:

  • all’interno di nuova cultura dell’autosufficienza urbana a fronte della difficoltà di affrontare la complessità del cambiamento e di estendere la capacità di decisione su ambiti geografici più ampi;
  • come possibile interfaccia per reinventare rapporti e relazioni tra aree urbane e rurali secondo una nuova e più responsabile integrazione.

Il tema non è nuovo, nella storia (Sereni, 1961) così come oggi: la città può porsi al riparo della propria cinta per far fronte alle nuove sfide, ovvero pensare a un nuovo rinascimento, leggere e integrare meglio spazi e risorse, anche rurali, e rispondere, così, a bisogni crescenti e nuovi della popolazione e della natura. Pensiamo che la seconda strada sia quella più feconda sebbene la più difficile da percorrere, fuori dai luoghi comuni e dal semplice greening urbano. Nella nostra riflessione ci concentreremo sulla dimensione sociale della sostenibilità (SS) e sul contributo possibile che le risorse agricole possono assicurare ai bisogni urbani, mediante progetti, percorsi, nuove regole e istituzioni abili a promuovere innovazione e superare le inevitabili resistenze. Lo faremo cercando di: introdurre ai temi della SS urbana e a quella agricola e rurale; sintetizzare le chiavi utili per costruire SS facendo leva su una migliore integrazione delle risorse disponibili nei sistemi locali; evidenziare colli di bottiglia e opportunità per valorizzare l’Aup, costruire SS, e mobilizzare risorse agricolo/rurali in connessione con lo sviluppo urbano.

Le dinamiche sociali alla prova della sostenibilità

Le città concentrano persone, opportunità e difficoltà, vecchie e nuove, la cui dimensione è acuita dal crescere dei divari economici e sociali, dall’evolversi naturale della struttura demografica della popolazione e dai processi migratori, interni ed esterni. Così, specie nei Paesi occidentali, mentre gli abitanti tradizionali delle città invecchiano, i nuovi arrivati scontano difficoltà di integrazione. Come esito di queste dinamiche sociali nascono frammentazioni, esclusioni e tensioni che rendono difficile il disegno di un progetto urbano coerente, (Polese et al., 2000). Le complessità sociali che le città vivono hanno fatto crescere l’attenzione sul tema della SS urbana nell’intento di qualificare l’abitare e gli stessi valori immobiliari (Colantonio, 2007, 2008; Gvrd 2004, Berkeley Group, 2012).
In generale, la SS ha trovato tardiva analisi rispetto a quella ambientale (Di Iacovo 2014), anche per il suo essere a cavallo tra teoria e politica (Littig and Grießler, 2005). La SS si definisce come la possibilità, tra generazioni odierne (intra-generational equity) e future (inter-generational equity), di avere pari accesso alle risorse sociali (Baines et al., 2004; Sinner et al., 2004, Bramley et al. 2006). Per Colantonio, “Social sustainability concerns how individuals, communities and societies live with each other and set out to achieve the objectives of development models, which they have chosen for themselves taking also into account the physical boundaries of their places and planet earth as a whole. At a more operational level, social sustainability stems from actions in key thematic areas encompassing the social realm of individuals and societies, ranging from capacity building and skills development to environmental and spatial inequalities. In this sense, social sustainability blends traditional social policy areas and principles such as equity and health, with issues concerning participation, needs, social capital, the economy, the environment, and more recently, with the notions of happiness, well being and quality of life.” (Colantonio 2008, 6). Tra i diversi parametri che consentono di assicurare SS (Tabella 1), l’accesso alle risorse di base - cibo, acqua - rappresenta un elemento cruciale. Accanto a questo, però, altri aspetti riguardano lo sviluppo di identità locali, l’equità, l’ispessimento delle reti sociali, la tolleranza e l’accoglienza delle diversità, l’inclusione delle persone a bassa contrattualità e la giustizia sociale. Nelle città, i temi elencati hanno solitamente rappresentato lo spazio di azione delle politiche assistenziali. Più di recente, l’aumento nelle difficoltà di assicurare risposte come la scarsità delle risorse pubbliche, sollecita la definizione di nuove proposte e pratiche di lavoro. In particolare, l’esigenza di favorire SS urbana, oggi, genera nuova attenzione sui temi della partecipazione, del rafforzamento del capitale sociale e del comportamento responsabile delle imprese, della promozione di sistemi coerenti di pianificazione e gestione di risorse e rifiuti (Dixon, 2011; Colantonio, 2007).
Molta della letteratura sulla SS urbana citata, risulta, però, territorialmente chiusa e poco attenta alla comprensione e all’interazione con le risorse rurali. L’esempio più evidente riguarda l’accesso al cibo, la sua disponibilità materiale e qualitativa, la costruzione dei suoi elementi simbolici e relazionali, l’esercizio della democrazia di scelta alimentare; elementi, questi, necessari per assicurare SS nelle aree urbane, ma solitamente letti in modo statico e poco interattivo con le aree rurali e i processi agricoli.

Tabella 1 - I requisiti per la sostenibilità sociale urbana


Fonte: nostra elaborazione

Le pratiche di agricoltura urbana si legano direttamente agli aspetti sociali indicati, mediante progetti, iniziative e soluzioni aventi finalità diverse: dall’arredo urbano (vedi la recente sistemazione di orti spontanei nella stazione ferroviaria di Tiburtina a Roma), all’educazione dei minori (vedi il progetto Miraorti di Torino), dalla costruzione di luoghi di incontro e di miglioramento dell’impiego del tempo per alcune categorie di persone attraverso gli Orti Urbani (Regione Marche e regione Toscana), fino a spazi di azione per gruppi di giovani (molte città lasciano ad associazioni e cooperative sociali l’uso di spazi e terreni pubblici) o di persone a bassa contrattualità (spesso attraverso associazione di volontariato e caritatevoli vedi il caso della Caritas a Pisa). Alcune iniziative messe in atto acquistano valore inclusivo e co-terapeutico, altre invece, costruiscono spazi di piccole economie e di supporto alla dieta di gruppi di persone con scarso reddito, altre ancora, rappresentano prove di collaborazione e prima imprenditorialità di giovani. In ogni caso, le pratiche di Aup mostrano un profondo contenuto sociale e relazionale - oltre che ambientale - che progredisce nelle esperienze e nel tempo reintroducendo aspetti di vita comunitaria nelle città.
La visibilità che le pratiche di Aup hanno acquisito spinge a esplorare meglio il potenziale inespresso delle relazioni della città con l’agricoltura e, più in generale, con le aree rurali. Altrove, abbiamo approfondito i nessi tra SS urbana e agricoltura. Nel caso dell’agricoltura e delle aree rurali è possibile classificare tre diverse dimensioni della SS: quella territoriale, legata alle caratteristiche di vivibilità sociale delle aree rurali; quella processuale, legata alle esternalità sociali, positive o negative, dei processi produttivi (inclusione vs sfruttamento); quella relazionale, legata ai beni di relazione che nel cibo - dalla produzione al consumo - si realizzano (Di Iacovo, 2014). Proprio una lettura integrata tra i temi della SS urbana con le tre dimensioni della SS agricola e rurale consente di approfondire meglio i temi dell’Aup e le relazioni con pratiche di SS agricola e rurale come vedremo nel paragrafo successivo.

Sostenibilità sociale urbana e aree rurali: spazio di rinascimento

Nello stato moderno era compito dai patti nazionali assicurare politiche di redistribuzione mobilizzando le risorse generate dallo sviluppo economico rese disponibili dalla leva fiscale. Dalle politiche inclusive a quelle rivolte alle singole fasce sociali, fino alle politiche per gli indigenti e i programmi di distribuzione di alimenti, le politiche assistenziali rappresentavano lo strumento utile per ridurre le disparità. Al contrario, oggi, se nelle città si concentrano popolazione e domanda sociale, la ricchezza, al contrario, si concentra in poche mani e nei paradisi fiscali a causa di una modifica dei meccanismi di accumulazione e delle regole di un’economia globalizzata. In aggiunta, sia l’inasprirsi delle crisi ambientali e delle scarsità delle risorse, sia l’inadeguatezza della leva tecnologica per superare la complessità dei problemi, stanno entrambi imponendo la ricerca di soluzioni radicalmente nuove. La costruzione di nuove ipotesi di lavoro può richiedere lo stesso ripensamento della categoria concettuale dello sviluppo a favore di una riflessione sui temi della prosperità (Jackson, 2009). In breve, il tema della prosperità, diversamente da quello dello sviluppo, infatti, lega la qualità del vivere delle persone all’organizzazione di sistemi capaci di produrre ricchezza economica in modo più rispettoso dell’ambiente ma, allo stesso tempo, più attenti alla capacità di costruire qualità sociale.
Nel tentativo di organizzare sistemi più stabili e a più elevata vivibilità diviene utile esplorare i legami concettuali e operativi tra i temi della SS urbana e della SS agricolo/rurale. Mentre le crisi economiche e l’aumento della rilevanza dei vincoli ambientali lasciano prevedere una riduzione della ricchezza prodotta e scambiata attraverso i mercati, di contro, cresce la necessità di organizzare nuovi meccanismi di condivisione (sharing) e di definire alleanze inedite, tra territori e gruppi sociali, per continuare ad assicurare diritti e benessere. Questo percorso di raggiungimento di una SS di sistema, non può che trarre vantaggio, tuttavia, dalla mobilizzazione e da una migliore interazione tra risorse e bisogni urbani e rurali (rurbane). La sfida del rurbano può essere vista come una prospettiva di lavoro interessante e ambiziosa, al perseguimento della quale, la stessa riflessione aperta dalla Strategia EU2020 sui temi dell’innovazione sociale (Murray et al., 2010) offre strumenti utili per attivare una pluralità di attori (urbani e rurali), di settori (agricolo, sociale, educativo, pianificazione, etc.) e competenze (multiple e transdisciplinari) in processi capaci di promuovere percorsi di transizione e generare nuove conoscenze collettive, regole e stili di condotta (Loorbach, 2007).
Per comprendere meglio i nessi possibili tra SS urbana e SS agricola/rurale nell’ottica dell’Aup, abbiamo distinto i bisogni individuali e dei gruppi sociali secondo tre aree di intervento (Figura 1):

  • diritti individuali: assicurare ai singoli l’accesso ai diritti costituzionali, al cibo e alla salute;
  • equità e coesione sociale: azioni che riducono le disparità per soggetti vulnerabili;
  • costruzione di comunità: iniziative volte a formare e dare solidità al legame sociale tra persone e gruppi anche a fronte di fattori di forte cambiamento culturale e sociale.

Figura 1 - Tre livelli per la sostenibilità sociale


Fonte: nostra elaborazione

Alle tre aree (Figura 2) la società fordista ha risposto tramite: la diffusione di processi di innovazione tecnologica; lo sviluppo del settore industriale e dei servizi e il potenziamento del ruolo dei mercati a supporto dello sviluppo economico; la diffusione del potenziale di consumo e di benessere nella società; la sottoscrizione dei patti nazionali e di fedeltà fiscale che consentivano diffusione e accesso ai servizi universalistici dei sistemi di welfare. L’agire individuale e l’indipendenza nei comportamenti quotidiani, al contrario, trovava una mediazione collettiva nell’esercizio della democrazia e nella costruzione delle politiche (dalla pianificazione urbana e del territorio fino a quelle dell’educazione). A livello locale, specie in ambito urbano, lo spirito di comunità lasciava spazio alla costruzione di un’identità collettiva legata a un’idea locale di sviluppo delle grandi città (la Torino industriale, la Milano economica, etc), o alla ragionevolezza del benessere borghese della provincia. Il ridursi delle leve pubbliche e l’accrescersi delle questioni sociali e ambientali odierne trovano gli attori - pubblici e privati - impegnati nella definizione di nuove strategie e soluzioni per il benessere individuale e locale.

Figura 2 - Principi di formazione dei diritti


Fonte: nostra elaborazione

Il raggiungimento dei tre livelli di SS può trovare supporti utili nella mobilizzazione delle risorse agricole e aree rurali come di seguito indicato (Tabella 2).

  • I diritti individuali: tra cui l’accesso al cibo e alla salute, sono assicurati dalla Costituzione, beni comuni, quindi, secondo una visione giuridica. Il loro esercizio avviene, in primo luogo, tramite l’occupazione, la disponibilità di reddito e di cure per le singole persone, ma, sempre più per le sfide in atto, tramite l’agire collettivo e il rafforzamento dei dispositivi di prevenzione a supporto della salute pubblica. Così, la qualificazione degli ambienti di vita nella logica del One Health, come il rafforzamento di dispositivi di “food and nutrition security” per le persone (Fao, 2012), sono aspetti entrambi che implicano maggiore consapevolezza del ruolo dell’agire comune - tra pubblico, terzo settore, consumatori, imprese -, rafforzando le interdipendenze tra strumenti e competenze (mediche, veterinarie, agronomiche, ecologiche, giuridiche, sociali, economiche). Nel rafforzamento degli scenari di salute pubblica l’agricoltura può assicurare tanto esternalità positive (sociali e ambientali), quanto beni essenziali (comuni), come il cibo. Prove in tal senso si trovano: nelle reti alternative del cibo , tra cui Gas, Csa e nuovi mercati (Brunori et al. 2012); nell’agricoltura civica (Lyson, 2004; Di Iacovo et al. 2014), nella lotta allo spreco. Si tratta di spazi dove la pianificazione del cibo (Morgan et al., 2008, Di Iacovo et al., 2013) assume una nuova complessità, poiché comporta un legame tra la pluralità delle azioni svolte dalle amministrazioni comunali, dalle Asl o dalla programmazione agricolo-rurale; azioni, queste, che riguardano l’educazione al consumo e agli stili di vita, la gestione delle mense scolastiche (Galli et al., 2014), la pianificazione territoriale e dei mercati, le nuove forme di accesso al cibo per indigenti.
  • Equità e coesione sociale: riguarda aspetti che vanno dal diritto al lavoro giusto, dalle pari opportunità, all’inclusione per persone con difficoltà, fino all’accesso alla casa e alla terra. In quest’area della SS, i processi agricoli sono in grado di assicurare esternalità sociali di diverso segno -negativo o positivo - in funzione del modo in cui sono organizzati (SS processuale). Sia la competizione accesa sui mercati, sia l’aumento delle persone in condizioni di bisogno e con minori tutele, facilitano la diffusione dello sfruttamento del lavoro, specie dove i sistemi istituzionali non sono in grado di esercitare controllo di legalità e i clienti delle filiere, compresi i consumatori, non prestano attenzione agli esiti delle loro scelte sulla SS. Di contro, la diffusione di pratiche di agricoltura sociale nelle zone rurali e periurbane, assicura azioni di co-terapia, educazione, formazione e inclusione sociale attiva di persone a bassa contrattualità (con disabilità, utenti della salute mentale, dei Sert, detenuti in regime alternativo di pena) - e crea nuovi servizi (per bambini, famiglie, anziani). Peraltro, si tratta di pratiche connesse a quella agricola, solo in parte frutto di diversificazione aziendale che richiedono, invece, attitudini imprenditoriali di civismo e collaborazione tra privato d’impresa, privato sociale ed Enti pubblici (Di Iacovo et al., 2012, 2014). Le aree rurali, poi, offrono nuove opportunità per l’accesso alla casa, al lavoro - specie per giovani e per nuovi imprenditori - in una fase in cui tali diritti, altrove, sono di difficile rispetto. L’accesso alla terra, invece, spesso legata alla creazione di altri diritti (lavoro e casa) mantiene una certa viscosità - per la frammentazione, per i diritti di proprietà, per il mancato uso di terreni pubblici, per la pressione urbana - che frena sia la creazione di adeguate opportunità sia la diffusione di pratiche agricole innovative in grado di consolidare equità e inclusione.
  • La costruzione di comunità: si lega ai valori materiali e immateriali che il cibo porta con sé. Identità locali, territoriali e culturali, percorsi di sviluppo, ma anche beni di relazione e costruzione di reti, progetti, visioni e azioni condivise si intrecciano intorno al tema del cibo (SS relazionale). Il cibo è, allo stesso tempo, convivialità, cura e malattia (nei disturbi della condotta alimentare), consumo non meditato o, al contrario, porta con sé elementi valoriali e di proposta. Attraverso il cibo si esprimono forme di cittadinanza ecologica e di consumo etico (Seyfang, 2006; Fonte 2013) secondo principi di solidarietà organica e universale propria dei legami deboli (vedi la diffusione di vegetariani e vegani), ovvero, solidarietà meccanica e neo-comunitaria, tramite l’incontro diretto tra produttori e consumatori (come nelle reti di consumo di prodotti di agricoltura sociale) (Granovetter, 1985). Nei processi territoriali di co-produzione del cibo si organizzano reti di attori che legano in modo nuovo risorse agricolo/rurali e bisogni alimentari e sociali urbani. Queste reti generano nuove opportunità diffuse per gli attori coinvolti, ricostruendo, in forma allargata, visioni e forme di collaborazione a supporto di un progetto di sistema locale - urbano e rurale - ispirato alla resilienza e alla SS (Halfacree, 2007).

 

Tabella 2 - Sostenibilità sociale e ruolo dell’agricoltura

Fonte: nostra elaborazione

Nell’intento di raggiungere più elevati livelli di SS per gli stessi cittadini - nei diritti individuali, nell’equità e coesione sociale, nella costruzione di comunità -, le risorse agricolo/rurali mettono a disposizione risorse e pratiche utili. La valorizzazione della multifunzionalità agricola, a questo riguardo, si realizza mediante la organizzazione di reti di territorio dove i partecipanti operano secondo principi innovativi di welfare comunitario (Di Iacovo et al., 2014) che sviluppano:

  • sussidiarietà attiva e responsabilità collaborative tra attori tradizionali - pubblici e del privato sociale -, tra questi e attori nuovi, del privato d’impresa, in collegamento con l’azione diretta dei cittadini/consumatori;
  • co-produzione nel disegno dei servizi rispetto ai bisogni di individui e territori, nella realizzazione di beni pubblici e privati (produzione di servizi alla persona e produzione agro-alimentare), ma anche di valore economico e sociale (tramite mercati di relazione e di reputazione e processi di inclusione sociale e/o lavorativa di soggetti a bassa contrattualità) (Olstrom, 1996, Parks et al., 1981, Boyle et al., 2009).

Secondo i principi appena descritti, l’apporto dei processi economici alla collettività è regolato, oltre che dalla leva fiscale, da forme di scambio e partecipazione attiva alla vita e ai bisogni della comunità, da parte di attori imprenditoriali che adottano modelli di business innovativi ispirati all’economia civile, per progetto (Bruni et al., 2004; Quadro-Cursio, 2007; Carrozza, 2007). Allo stesso tempo, nella regolazione della produzione e della distribuzione dei valori, accanto al ruolo del mercato e dello Stato, si ampia lo spazio per forme di scambio e reciprocità (dal baratto amministrativo, agli incentivi per azioni pubbliche svolte dai privati, fino al riconoscimento della reputazione d’impresa) assecondando, in modo contemporaneo, il passaggio da relazioni basate sul binomio Stato/mercato, tipiche del welfare moderno, verso l’integrazione con modelli di lavoro neo-comunitari. L’Aup, in questa prospettiva disegna un’interfaccia di grande utilità se declinata secondo modelli e pratiche capaci di assicurare continuità e integrazione tra le pratiche minute e quelle più solide ed estese, se costruisce ponti tra risorse fisiche, immateriali e relazionali urbane e rurali, se si ispira ad un vocabolario vecchio e nuovo in cui i termini società, comunità, sussidiarietà, condivisione, co-produzione, reti, imprenditorialità, civismo, sanno legarsi secondo formule più adeguate alle sfide odierne.

Conclusioni: l’innovazione possibile e le sue implicazioni

L’Aup, e il suo legame con i temi della SS, rappresenta un banco di prova interessante per il dialogo tra città e campagna e intorno ad essa si sviluppano innovazioni che investono la formazione di nuova conoscenza collettiva. Questa nuova conoscenza si realizza attraverso processi di brokeraggio di reti multiattoriali e multicompetenti, dove ricercatori, operatori economici, cittadinanza, operatori sociali, istituzioni e consumatori, interagiscono nella definizione di principi, regole, attitudini e modalità operative intorno a un obiettivo comune. Al centro della costruzione di sentieri di lavoro capaci di rispondere alle sfide odierne, c’è una nuova formulazione, non dei diritti, quanto nei modi di assicurarli, anche grazie al concorso delle risorse agricolo/rurali mobilizzate a vantaggio dei bisogni dei cittadini. All’interno di questi sentieri temi come l’accesso al cibo, alla salute, l’equità e l’inclusione, il consolidamento delle reti di comunità diventano beni comuni, frutto della responsabilità estesa e della capacità collettiva di assicurarne l‘evoluzione e la continuità nel tempo a fronte delle sfide odierne. Che si tratti di innovazione possibile è evidente dalle pratiche in atto che, in numero sempre più ampio, dimostrano quanto lo sforzo di cambiamento, sia possibile,, sia dal punto di vista aziendale (Orti Etici) e di territorio (Caso di Torino), sia nella formulazione di nuovi concetti e microfiliere agro-alimentari (Cibo Civile) (Tabella 3).
Le nuove pratiche, vedono l’agricoltura, da settore tradizionalmente assistito e percettore di risorse pubbliche, ad attore capace di sostenere pro-attivamente la SS mediante la realizzazione di nuovi esiti, e grazie all’adozione di nuovi principi. A fronte dell’innovazione possibile, restano da superare gli ostacoli presenti per assicurare la transizione necessaria. Il cambiamento utile, infatti, presuppone luoghi e interlocutori capaci di leggere l’Aup alla luce della rilevanza della SS, sia il potenziale delle risorse agricolo/rurali. Ciò si realizza quando su scala locale, nella gestione dello sviluppo urbano e rurale, emerge la capacità di costruire consapevolezze comuni rispetto alle sfide, alle conoscenze, ai metodi e alla cultura di lavoro utile per innovare, rompendo routine operative e attitudini consolidate al fine di sperimentare e rafforzare sentieri di SS in una logica rurbana. Un risultato di tale portata ,richiede necessariamente l’integrazione attiva delle politiche disponibili nell’attuale programmazione (Psr, Por-Fse, politiche per le aree interne). Quella dell’integrazione è la sfida che solo l’azione lungimirante di tecnici preparati e di agenti intermedi meno legati a logiche di settore può consentire.

Tabella 3 - Esempi di supporto dell’agricoltura alla sostenibilità sociale

Fonte: nostra elaborazione

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