L’agricoltura urbana e il patrimonio culturale: un beneficio reciproco

L’agricoltura urbana e il patrimonio culturale: un beneficio reciproco
a Politecnico di Milano, Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito

Introduzione

Il rapporto di reciprocità tra la città e la campagna ha una lunga storia: il paesaggio agricolo intorno alle città è stato un luogo di produzione di cibo e di ricreazione.
Prima della globalizzazione del mercato, durante la seconda metà del XX° secolo, la campagna circostante le città forniva il cibo quotidiano per i cittadini. Verdure, frutta, cereali e prodotti di origine animale erano venduti nei mercati situati nelle principali piazze della città. Così nel XIX° secolo la huerta a nord di Siviglia riforniva i mercati collocati alle porte delle mura della città (Valor Piechotta, Romero Moragas, 1998); le verdure dell’Hurepoix raggiungevano Les Halles di Parigi grazie al tram Arpajon (Robert, 1992); ogni mattina gli orticoltori milanesi portavano prodotti freschi al Verziere dietro il Duomo e il latte proveniente dagli allevamenti rurali veniva portato appena al di fuori dei Bastioni di Milano (Bisi, 2012).
Storicamente, la campagna non è stata solo un luogo produttivo in cui i governi, le istituzioni, le classi nobili e borghesi hanno investito i loro capitali per coltivare il terreno e organizzare l’attività agricola, ma anche un luogo di svago: alla fine del XIX° secolo a Parigi era stata pubblicata una collana di guide escursionistiche per i cittadini che volevano recarsi in campagna per diletto (Csergo, 2004); negli anni ’30 del Novecento alcuni cittadini milanesi sono raffigurati in barca mentre si dilettano nel paesaggio agrario lungo il Naviglio Grande, uno dei canali d'acqua con funzione agricola e commerciale.
L’agricoltura urbana oggi, intra o peri urbana, indipendentemente dalla sua collocazione (Fleury, 1997) continua a rivestire questo duplice ruolo di fornitrice di beni materiali e immateriali, di prodotti e di cultura: la sua manifestazione sensibile è il paesaggio, luogo di vita delle popolazioni e portatore di tracce tangibili e intangibili della storia agricola. Esso è dunque anche patrimonio culturale.

Paesaggi: dall’eccezionale all’ordinario

Il patrimonio culturale è costituito da componenti materiali e immateriali e dai valori storici e contemporanei che ad esse vengono attribuiti (Unesco, 1972a).
Nel caso del paesaggio agrario sono patrimonio culturale materiale gli elementi fisici che mantengono chiare tracce della loro storia. Tale patrimonio comprende, dunque, modalità di sistemazione del terreno e di ritenuta delle acque, sistemi di irrigazione, terrazzamenti, percorsi, collegamenti verticali, edifici rurali, materiali e tipologie tradizionali, pratiche e tecniche di coltivazione tradizionali, usi e costumi. Comprende anche varietà di colori, odori, suoni ad esso legati.
L'interpretazione e il significato attribuito dalla popolazione ai luoghi, alle tecniche e alle competenze che hanno permesso di creare e trasformare paesaggi costituiscono il patrimonio immateriale. Il valore estetico si riferisce agli aspetti percepiti dai sensi e alla sensibilità culturale (Unesco Whc, 2013; Laviscio, Scazzosi, 2014).
Il significato culturale è, dunque, un’importante caratteristica di un paesaggio: comprende valori estetici, storici, scientifici, sociali e simbolici.
Si è soliti associare tale significato culturale a paesaggi eccezionali: la lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità istituita dall'Unesco comprende molti paesaggi rurali definiti "organically evolving cultural landscape" e, più precisamente, “evolving landscape" ovvero un paesaggio che "mantiene un ruolo sociale attivo nella società contemporanea strettamente associato con il modi di vita tradizionale, e in cui il processo evolutivo è ancora in corso. Allo stesso tempo, esso presenta significative prove materiali della sua evoluzione nel tempo " (Unesco Whc, 2013).
Tuttavia, il patrimonio culturale è proprio anche dei paesaggi quotidiani e persino alle aree abbandonate e degradate. La crescente consapevolezza che la dimensione culturale è propria di tutti i paesaggi è legata alla sempre maggiore importanza attribuita alla dimensione non-materiale (intangibile) e delle dinamiche della memoria associata ad oggetti e strutture fisiche: la dimensione immateriale aiuta ad appropriarsi dell'identità culturale e storica di luoghi ed edifici di diverse generazioni e gruppi sociali (Icomos 1931, Icomos 1964, Unesco 1972b, Icomos Australia 1999). Peraltro il concetto stesso di paesaggio possiede in sé connotazioni “patrimoniali”: la Convenzione europea del paesaggio (Coe, 2000) definisce come "paesaggio" il risultato dall'azione di fattori naturali e/o umani (beni culturali), sottolineando l’importanza della percezione della popolazione; si riferisce a tutto il territorio, naturale, rurale, urbano e peri-urbano: comprende terreni, acque interne e zone marine; concerne sia i paesaggi che possono essere considerati eccezionali, sia i paesaggi quotidiani o paesaggi degradati (art. 2).

Scopo del lavoro

Scopo della ricerca è dimostrare il reciproco beneficio che può sussistere integrando la tutela del patrimonio rurale con le iniziative di agricoltura urbana. Da un lato infatti il riconoscimento e la valorizzazione del patrimonio culturale rurale, sia esso diffuso nel periurbano o residuale all’interno della città, da parte di chi intraprende iniziative di agricoltura urbana può apportare un valore aggiunto in termini di conoscenza delle specificità dei luoghi (ad es. tecniche costruttive e lavorazione dei terreni, funzioni e usi sociali dei luoghi); dall’altro l’agricoltura urbana può farsi portatrice di iniziative di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio rurale esistente, attraverso il recupero dell’edificato rurale e dello spazio agricolo, in continuità con il legame storico che unisce città e campagna e in risposta alle esigenze della popolazione cittadina contemporanea.
Per verificare la veridicità di questa affermazione sono state prese in esame 15 esperienze di agricoltura urbana in Europa che hanno sede in luoghi intra- o peri-urbani con caratteri di storicità, visitate durante la ricerca Cost Action Urban Agriculture Europe, cui le autrici hanno preso parte1. Di queste sono state evidenziate le permanenze materiche in termini di edifici (residenze e annessi agricoli) e di elementi del paesaggio agrario (strade, canali, sistemi di raccolta acque, alberature e siepi, colture) e i valori immateriali ancora presenti (tecniche colturali, feste, usanze): per ciascun caso si è messo in evidenza sia quali attività di AU valorizzano il patrimonio culturale sia quali caratteri del patrimonio sono tutelati e valorizzati attraverso le iniziative di AU.
I casi presi in esame, pur non essendo esaustivi delle situazioni esistenti, offrono una equilibrata panoramica sulle due grandi categorie di AU definite dalla Cost Action (Simon-Rojo, 2015; Branduini et al. in questo stesso numero), 7 casi di agricoltura urbana professionale (con fattorie didattiche, attività culturali e vendita diretta) e 7 di orticoltura urbana (orti comunitari, didattici, sociali e abusivi).

Agricoltura urbana e patrimonio materiale

Tra le iniziative che valorizzano di più il patrimonio materiale la vendita diretta risulta una frequente opportunità di valorizzazione, perché usa locali in edifici storici e perché promuove prodotti locali. È l’iniziativa ricorrente in quasi tutte le esperienze di agricoltura urbana professionale analizzate.
In quattro casi la creazione di percorsi turistico storico culturali valorizza la qualità storica e scenica del paesaggio. Cascina Femegro e Cascina Tavernasco fanno parte di un sistema di circuiti nel Parco Agricolo Sud Milano (Pasm): “Camminando sull’acqua” nel sud ovest milanese, il Museo Salterio (Musa), l’“Officina del gusto e del paesaggio” a Zibido San Giacomo, il Distretto rurale Riso e Rane che consentono ai cittadini di apprezzare il paesaggio delle marcite e le risaie quale testimonianza di un sistema antico e complesso di produzione agricola, basato su una rete irrigua che risale al XIII° secolo (Branduini, Laviscio, Scazzosi, 2015). Nell’Espaj de Gallecs a Barcellona (Maldonado et al., 2015) i percorsi turistici segnalati si snodano tra filari di vecchi alberi e siepi e tra edifici rurali realizzati con materiali e tecniche tradizionali (Figura 1).

Figura 1 - Percorsi pubblici nell’Espaj de Gallecs dove sono visibili tecniche tradizionali di arboricoltura

Foto: Paola Branduini

Nelle esperienze di orticoltura urbana si riscontra che, in presenza di edifici storici, fioriscono anche iniziative legate alla manutenzione dei fabbricati storici, come nel caso degli Huertos de Miraflores a Siviglia, di Cascina Cuccagna a Milano e Can Mas Deu a Barcellona.
Nel 1983 l'associazione ProParque Educativo de Miraflores ha assunto la gestione dei campi di ortaggi abbandonati e i resti di antichi edifici agricoli (fabbricati agricoli del XII° secolo, un ponte, un frantoio e un pozzo e una vasca di raccolta del XVII° secolo) ed ha recuperato il patrimonio edilizio attraverso l’istituzione di una scuola-laboratorio, mentre i terreni agricoli sono diventati orti urbani e giardini didattici per bambini e adulti (Branduini, 2015). Alla Cascina Cuccagna, oggetto di un attento restauro conservativo terminato nel 2012, un laboratorio di falegnameria aperto al pubblico una volta alla settimana consente di imparare tecniche di manutenzione dei manufatti storici in legno.
Anche le forme di orticoltura urbana non legalizzate come gli orti abusivi possono consentire una salvaguardia e valorizzazione del patrimonio esistente (alberi, morfologia, terrazzi, risorse idriche) perché devono usare le risorse presenti in loco (Branduini et al., 2015). Ad esempio, Can Masdeu è un’area dismessa da un ex ospedale trasformato in un luogo semi-pubblico, con nuove funzioni e molte attività. Vi si è insediata una nuova comunità, che pratica un non consueto stile di vita, espressione di una sua particolare visione del mondo (Giacché, Tóth, 2013). In questo caso, la necessità di fornire cibo senza la disponibilità di energia e acqua ha portato a sviluppare soluzioni sostenibili e tradizionali nel consolidamento dei versanti terrazzati, nell’utilizzo delle antiche canalizzazioni e dell’energia solare (Figura 2).

Figura 2 - Il consolidamento delle terrazze a Can Mas Deu a Barcellona

Foto: Paola Branduini

Tra i caratteri del patrimonio materiale che sono valorizzati dalle iniziative di agricoltura urbana emerge la qualità scenica dello spazio dominato dall’edificato rurale di evidente storicità.
L’agricoltura professionale utilizza spesso i locali antichi recuperati (anche dedicati ad altre funzioni) per la vendita diretta dei prodotti; in alcuni casi le corti storiche diventano la scenografia di eventi, come alla cascina Femegro, oppure ex stalle sono usate per la ristorazione, come alla Cascina Tavernasco o alla Ferme de Bidaux, utilizzando i caratteri storici come qualità dello spazio.
Anche l’orticoltura amatoriale a Miraflores, come a Torre Codina, a Can Mas Deu e alla cascina Cuccagna, beneficia della presenza degli ex edifici rurali che dominano o incorniciano gli spazi dedicati agli orti.
Le strutture agrarie storiche contribuiscono anch’esse a migliorare la qualità scenica (siepi, terrazzi, alberature) anche se la loro storicità risulta meno evidente all’occhio comune: le siepi della Woodland Farm Trust e le alberature dell’Espaj de Gallecs delimitano lo spazio, i vigneti di Zobor e le marcite della Tavernasco riempiono lo spazio della fruizione dei turisti.
Nella regione della Grande Londra la permanenza di pascoli e prati divisi da siepi e piccoli boschi dà prova di una lunga trasformazione del territorio. Questa immagine tipica del paesaggio inglese e cara alla sua popolazione come fattore di identità è preservata anche grazie a nuove forme di agricoltura urbana che, beneficiando della bellezza del luogo, portano valore aggiunto attraverso funzioni sociali e culturali.
Nella zona di Zobor a Nitra (in Slovacchia), i vigneti formano un paesaggio molto caratteristico situato sui pendii soleggiati delle zone periurbane; resti di vigneti storici si trovano anche nei giardini familiari, come su piccoli appezzamenti agricoli, dove la vite viene coltivata su pergolati o spalliere in consociazione con alberi da frutta locali, come mandorle, castagne, gelso o sorbo. Essi formano un mosaico di strutture agrarie che aggiungono una notevole qualità scenica al paesaggio quotidiano delle zone residenziali e vengono apprezzati e mantenuti dagli abitanti anche per questa loro valenza.
A Miraflores la distribuzione regolare degli orti, recenti ma ormai storicizzati, le divisioni basse e regolari, così come la varietà di frutta locale, verdure e piante ornamentali, conferiscono al luogo una elevata qualità paesaggistica (Branduini et al., 2015) (Figura 3).

Figura 3 - Gli orti urbani del Parque de Miraflores a Siviglia

Foto: Paola Branduini
 

La continuità dell’uso agricolo è una caratteristica che diventa evidente in contesti rurali che si sono ampiamente modificati e sono diventati urbani: in tal senso risulta più evidente nel caso degli orti, poiché frequentemente si trovano in contesti urbani come quelli di Miraflores e della Cascina Cuccagna.

Agricoltura urbana e patrimonio immateriale

Nella maggior parte delle iniziative di agricoltura urbana è la didattica che si prende carico della trasmissione dei valori immateriali: nell’orticoltura urbana esaminata assicura la trasmissione delle tecniche orticole, mentre nell’agricoltura urbana professionale consente la trasmissione delle tecniche di coltivazione tradizionali. (come la marcita alla Tavernasco e la potatura delle siepi alla Woodland farm, Figure 4 e 5). Agli orti di Miraflores le attività educative organizzate sia per i bambini delle scuole vicine sia per gli adulti, garantiscono la trasmissione del valore culturale e storico del sito agricolo unitamente alle tecniche di semina, trapianto, innesto di varietà frutticole e orticole. Alla Cascina Tavernasco la tecnica tradizionale di gestione e manutenzione della marcita, tramandata e attualizzata di padre in figlio, viene raccontata personalmente dai conduttori durante le visite di diverse scuole dell’obbligo ed università: il valore culturale è riconosciuto anche dalla proprietà, l’Azienda di Servizi alla Persona Golgi Redaelli, istituzione assistenziale, grande proprietario terriero e detentore di un prezioso archivio storico, che ha apposto dei cartelli presso il sito per spiegare l’originalità storica della tecnica e le ricadute che ha avuto sull’economia del territorio milanese. Alla Woodland Farm Trust a Welling, Londra il patrimonio storico e il paesaggio tradizionale sono valorizzati attraverso lo sviluppo di percorsi nel bosco storico, l’insegnamento di come piantare e costruire una siepe tradizionale, la diffusione di notizie storiche in loco con piccole pubblicazioni e depliant (Laviscio, 2014).

 

Figura 4 - Le marcite di Cascina Tavernasco a Milano

Foto: Paola Branduini

 

Figura 5 - Le siepi potate che generano il paesaggio di enclosures della Woodland Farm Trust a Londra

Foto: Raffaella Laviscio

Nell’agricoltura urbana professionale anche la vendita diretta consente la trasmissione del patrimonio immateriale: l’allevamento di razze tradizionali, come il pollo Marsillon alla Ferme de Bidaux o l’utilizzo di tecniche tradizionali di coltivazione dei prodotti, come l’imbianchitura dei cardi alla Ferme de Budè, entrambe a Ginevra, sono valorizzati attraverso la vendita del prodotto in loco e l’autenticità delle tecniche sono garantite dal marchio di qualità locale Geneve Région Terre Avenir, istituito dalla regione ginevrina per valorizzare le produzioni locali . (Salomon Cavin, Mumenthaler, 2015) (Figura 6).

Figura 6 - L’imbianchitura dei cardi alla Ferme de Budè a Ginevra

Foto: Paola Branduini

In alcuni casi sono le feste legate alla raccolta dei prodotti (cata de la tomate a Miraflores, vendemmia a Zobor) o le celebrazioni propiziatorie (falò di Sant’Antonio alla cascina Linterno, festa di St. Urban patrono dei vigneti a Zobor) che trasmettono il legame con la ritualità contadina: il significato simbolico del patrimonio immateriale celebrato in questi eventi rafforza nei cittadini il senso di appartenenza alla comunità. La continuità dell’uso agricolo pur in un contesto modificato, da rurale ad urbano, favorisce il senso di appartenenza al luogo e in alcune persone rievoca la memoria della infanzia.
In alcuni casi vi è anche una trasmissione delle tecniche di manutenzione dei manufatti rurali (legno in cascina Cuccagna, tecniche restauro in cascina Linterno, tecniche recupero a Miraflores) attraverso l’organizzazione di corsi professionalizzanti (Miraflores e Linterno) oppure amatoriali (Cuccagna), promossi dalle stesse aziende agricole o dalle associazioni di cittadini che gestiscono i luoghi. L’educazione può essere più o meno strutturata in corsi lunghi o brevi, professionalizzanti o amatoriali, ma risulta il mezzo più frequente ed efficace per la trasmissione delle conoscenze ad ogni età.

Conclusioni

L’agricoltura urbana costituisce dunque un grande potenziale per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale. Ogni iniziativa di agricoltura urbana, in un paesaggio agrario sia aperto sia urbano, contiene un patrimonio di testimonianze materiali e di significati immateriali da trasmettere, in quanto il paesaggio agrario è una costruzione degli uomini che hanno usato e trasformato la natura in un lungo processo di lavoro durato secoli. Esso ha lasciato tracce, più o meno ampie e più o meno immediatamente leggibili, in tutto il paesaggio agrario contemporaneo sia tradizionale sia industrializzato (Scazzosi, 2016), sia nelle zone periurbane (le corone agricole introno alle città compatte), sia nelle zone intraurbane (all’interno del tessuto urbano compatto, anche se solo frammenti).
La trasmissione e comunicazione delle conoscenze è fondamentale perché il ruolo di patrimonio comune si perpetui: l’agricoltura urbana professionale è utile alla trasmissione sia del patrimonio edificato sia di quello vegetale, e consente la trasmissione della qualità e filosofia di vita legata al mondo agricolo . Anche l’orticoltura urbana costituisce un grande potenziale di trasmissione del patrimonio di conoscenze perché consente di dare continuità alle permanenze storiche attraverso la riproducibilità delle tecniche orticole: in tal senso la trasmissione delle conoscenze pratiche (che sono parte del patrimonio immateriale) può essere motore della manutenzione del patrimonio materiale ed avere ricadute positive sul patrimonio pubblico.
Il riconoscimento della finalità pubblica può divenire motore della istituzionalizzazione di forme di occupazione spontanea degli spazi, come nel caso degli orti condivisi a Milano e della iniziativa ColtivaMI che ha affidato la gestione di spazi incolti o abbandonati a gruppi di cittadini che se ne sono fatti volontariamente carico (Laviscio, Scazzosi e Branduini in questo stesso numero) oppure della legalizzazione degli orti abusivi (come nel caso dell’orto del Rey Moro a Siviglia).
Il riconoscimento del ruolo pubblico dell’azione di salvaguardia e trasmissione del patrimonio può infine dar seguito a finanziamenti per la creazione di nuovi posti di lavoro per il funzionamento dell’iniziativa stessa, come è avvenuto negli orti di Miraflores da parte del settore di partecipazione cittadina del comune di Siviglia, che ha confermato da alcuni anni il sostegno economico all’attività educativa.

Riferimenti bibliografici

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  • Unesco (1972b), Recommendation concerning the protection, at national level, of the cultural and natural heritage, Paris

  • Unesco Whc (2013), Operational guidelines for the implementation of the World heritage Convention

  • Valor Piechotta M., Romero Moragas C. (1998), Sevilla Extramuros. La Huella de la Historia en el Sector oriental de la Ciudad, Sevilla

Siti di riferimento

  • Cost Action Urban Agriculture Europe: [Link]

  • 1. I casi studio sono stati visitati durante i meeting dei working group, le Short Term scientific mission e le training school. I dati sono stati desunti dai report di ognuna delle visite e meeting, presenti sul sito web della ricerca [Link]. I casi studio analizzati sono: Cascina Femegro e cascina Tavernasco a Zibido san Giacomo vicino a Milano, cascina Linterno e Cuccagna a Milano, i vigneti di Zobor a Nitra in Slovacchia, le Fermes de Bidaux e de Budè a Ginevra, la Woodland farm Trust nel Kent, nei pressi di Londra, gli orti di Miraflores e l'Huerto del Rey Moro a Siviglia, lo spazio di Gallecs e Can Mas Deu a Barcellona, gli orti di Torre Codina a Badalona nei pressi di Barcellona, l’Hof Bonnie ad Aachen, gli orti a Varsavia.
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