Quando una fattoria sociale è anche luogo di sperimentazione e ricerca

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Quando una fattoria sociale è anche luogo di sperimentazione e ricerca

E’ nelle librerie un volume di cui è consigliata la lettura non solo agli operatori dell’agricoltura sociale ma anche a chi, pur digiuno di conoscenze sul disagio psichico, vuole capire cosa sia una fattoria sociale dove giovani con disabilità imparano e lavorano fianco a fianco con gli educatori nei campi, nei laboratori, in cucina o nel negozio aziendale. Il titolo è Fattoria sociale. Un contesto competente di sostegno oltre la scuola ed è stato scritto da Fabio Comunello e Eraldo Berti, psicologo e psicoterapeuta il primo e formatore di terapisti ed educatori il secondo, entrambi fondatori dell’Associazione “Conca d’Oro” Onlus di Bassano del Grappa.
Eraldo Berti se ne è andato il giorno di Natale del 2011, lasciando un grande vuoto nell’agricoltura sociale italiana. L’idea del libro era di entrambi, ma era stato Fabio Comunello a caricarsi l’onere di scriverlo con la collaborazione di altri operatori di “Conca d’Oro”, quando Berti era ormai gravemente ammalato, quasi a consolidare un testamento spirituale.
Dunque, il saggio è il frutto di un sodalizio intellettuale tra due professionisti durato quarant’anni e che, da un decennio a questa parte, era dedicato esclusivamente all’esperienza della Fattoria sociale di Bassano del Grappa, dove la pratica concreta del lavoro agricolo da parte di educatori e giovani apprendisti non è solo un percorso efficace per accompagnare questi ultimi verso la vita adulta, ma anche riflessione teorica sui suoi aspetti psicopedagogici per trarne principi guida per altre esperienze non necessariamente racchiuse nell’ambito della disabilità.
Il libro è scritto con linguaggio semplice e la struttura ne facilita l’accessibilità. Si legge, infatti, per metà partendo dal frontespizio e per l’altra metà capovolgendolo. Ha la grafica di un manuale per conoscere un mondo non noto o per lasciarsi guidare in pratiche di agricoltura sociale che si vogliono migliorare. E si compone di tre parti. Nella prima si affrontano i temi legati alla riflessione teorica e all’approfondimento dei nuclei fondanti l’operatività della Fattoria sociale. Quando poi si capovolge il libro, si trova la seconda parte, dedicata all’esperienza, e la terza in cui gli autori presentano alcune considerazioni molto utili per innescare ulteriori sperimentazioni e progettualità. In Appendice è collocata una scheda di rilevazione, elaborata dagli autori come strumento per riassumere in un profilo abbastanza completo le osservazioni relative a competenze e problematiche dei giovani apprendisti.
Nell’ambito degli studi psicopedagogici, il testo è sicuramente una novità. Innanzitutto per l’approccio: si parla, infatti, di percorsi terapeutico-riabilitativi che non partono - come in moltissimi casi purtroppo - dalla constatazione diagnostica di pazienti, cioè dall’accertamento dei loro limiti, per confermarli in modo tautologico, ma da un rovesciamento di tali traiettorie. Si tratta di percorsi che prendono le mosse da un progetto socio-economico di una struttura produttiva fortemente legata al suo territorio e, in esso, i singoli progetti di vita delle persone coinvolte sono elementi dinamici, in un continuo ridefinirsi accompagnati dalle cose e da un particolare contesto, scelto ad hoc dagli attori e fatto proprio.
L’altro aspetto innovativo riguarda la concezione della disabilità non più intesa come mancanza o limite ma come difficoltà a vivere in un contesto immodificabile. La riabilitazione non è, dunque, un tragitto da una condizione di handicap a una di abilità predefinita, bensì un processo di continua revisione del contesto per renderlo effettivamente inclusivo a tutti. E l’inclusione si realizza con il lavoro e la cittadinanza attiva.
Ma in realtà tali assunti sono già presenti in determinati filoni di pensiero e persino in documenti istituzionali. Allora dove sta la novità? Questo libro colloca e rielabora tali assunti teorici nell’agricoltura, dimostrando in modo del tutto plausibile come quello agricolo sia il contesto più appropriato ai percorsi delle persone fragili per dare un senso alle proprie capacità e alla propria esistenza. E ciò dipende da un antefatto: nel mondo rurale, il lavoro in campagna non è stato mai concepito come una modalità per affermare la propria autonomia, intesa come autoreferenzialità e autosufficienza, bensì si è da sempre fondato su pratiche manuali, tecniche e saperi che non miravano ad affrancarsi dai condizionamenti esterni, ma a trasformare i condizionamenti naturali e le relazioni con le persone, con gli animali e con le cose in opportunità per “fare insieme” e "crescere insieme".
Nel libro sono descritte in modo meticoloso le caratteristiche del contesto agricolo che lo rendono particolarmente adatto a realizzare programmi di formazione al lavoro di persone con disabilità oppure, nel caso in cui questi non siano fattibili, a creare percorsi lavorativi protetti. Sono considerati in particolare: l’organizzazione delle strutture spaziali produttive, che permeano di una logica produttiva ogni singola azione di ogni attore; l’intreccio fra tempo cronologico e atmosferico, che dà una dimensione ciclica, con scansioni temporali percepibili che aiutano a collocare gli eventi; le infinite modulazioni del lavoro agricolo, che permettono di individuare la mansione specifica per ciascuna persona. E’ interessante l’elogio - che viene fatto nel testo dedicando ad esso un apposito capitolo - dell’errore e la centralità del nesso che lega l’errore alla continua definizione di strategie, come elementi fondamentali nella progettazione degli operatori, nonché presupposti irrinunciabili perché gli apprendisti acquisiscano un ruolo lavorativo. Il collante tra errore e strategia viene individuato nell’azione inserita in un determinato contesto. E ogni singola azione – fino alla costruzione di un ruolo lavorativo – è caratterizzata dalla relazione che l’operatore costruisce con l’apprendista.
Il libro termina con uno scritto che Berti aveva predisposto tempo prima per un giornale locale e che dà il senso di un’impresa, quella di Conca d’Oro, ancora con limiti, dubbi e difficoltà: “Ma che gusto c’è a fare le cose facili e precotte? Secondo le leggi della fisica il bombo non potrebbe volare, ma lui non lo sa e vola lo stesso. Secondo le ferree leggi del mercato e della disabilità, Conca d’Oro, come altre fattorie sociali in Italia, non potrebbe funzionare. Ma noi siamo ignoranti e andiamo avanti lo stesso. Come un trattore”.
Le ultime parole di Eraldo, raccolte dalla moglie Paola e da Fabio, sono state: “Help… aiutare gli altri per quanto possibile… formazione per chi lavora con le mani nelle fattorie”. E’ questo il succo del messaggio che il libro ci trasmette.

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