Il volto dell'agricoltura tra complessità e cambiamento

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Il volto dell'agricoltura tra complessità e cambiamento

L'impegno dell'Istat per l'agricoltura

In questi ultimi anni l’Istituto Nazionale di Statistica ha lavorato intensamente per riuscire a rappresentare sempre di più la “casa della conoscenza” per l’Italia, rafforzandosi sul piano giuridico, organizzativo e scientifico, realizzando numerose azioni che hanno rivoluzionato il modo di diffondere e comunicare l’informazione statistica. Basti citare, ad esempio:

  • l’accesso ai microdati per la ricerca (laboratorio Adele) attraverso gli uffici regionali;
  • la produzione dei nuovi file per la ricerca;
  • l’incremento delle tematiche presenti su I.Stat (il datawarehouse delle statistiche prodotte dall’Istat, patrimonio informativo completo ed omogeneo, unico per la statistica italiana);
  • i nuovi prodotti grafici interattivi utilizzati in particolare per diffondere i risultati del 6° Censimento Generale dell’Agricoltura (Statistics eXplorer e Censimento in breve);
  • il potenziamento del nuovo sito web, con il rilascio di nuovi strumenti come “Rivaluta”, il servizio gratuito on-line per il calcolo delle variazioni percentuali tra gli indici maggiormente utilizzati per i fini previsti dalla legge e il rilascio della relativa documentazione ufficiale;
  • la diffusione gratuita, per la prima volta nella storia dei censimenti, dei dati geografici delle basi territoriali riferite agli anni 1991, 2001 e alla versione provvisoria del 2011, nonché (per i soli censimenti del 1991 e del 2001) delle principali variabili statistiche per sezione di censimento;
  • la diffusione di nuove informazioni sulla condizione socio-economica della popolazione (si pensi ai risultati della rilevazione sui servizi alle persone senza fissa dimora o sulle condizioni economiche degli stranieri).

Queste ed altre innovazioni, come l’istituzione della Scuola superiore di statistica e analisi sociali ed economiche, dimostrano la capacità dell’Istat di essere all’avanguardia nel rinnovamento tra le pubbliche amministrazioni, pur in un contesto di consolidamento della finanza pubblica e di riduzione degli stanziamenti pubblici per la ricerca.
Il 6° censimento generale dell’agricoltura è stata la prima tappa della “maratona censuaria” del periodo 2010-2012, che ha compreso anche il censimento generale della popolazione e delle abitazioni ed i censimenti economici (censimento dell'industria e dei servizi, censimento delle istituzioni non profit, censimento delle istituzioni pubbliche). In parallelo alla realizzazione di queste fondamentali rilevazioni statistiche per il nostro Paese, l’Istituto ha già avviato la riflessione sul futuro dei censimenti. Ad esempio, nel 2013 verrà avviata la costruzione dell’archivio statistico delle aziende agricole e dell’archivio statistico delle persone fisiche e delle famiglie. Quest’ultimo non solo aprirà la strada al passaggio ad un censimento continuo, ma consentirà all’Istituto di alimentare le autonomie locali (soprattutto i comuni) con numerose informazioni dettagliate, estremamente utili per il disegno delle loro politiche, superando una barriera informativa che dura dall’istituzione del Sistema statistico nazionale. Inoltre, la disponibilità di archivi e di dati di censimento continuo rivoluzionerà a fondo il disegno delle rilevazioni sociali ed economiche, consentendo all’Istat di effettuare direttamente l’estrazione dei campioni e condurre rilevazioni longitudinali anche a molti anni di distanza dalla prima intervista.

L'agricoltura in trasformazione

Focalizzando l’attenzione sul censimento dell’agricoltura 2010, l’ampia mole di dati raccolti è di fondamentale importanza per cogliere il cambiamento in atto nel settore primario e governarlo. L’agricoltura si trasforma continuamente e, al suo interno, territori vicini si sviluppano a ritmi e con modalità diverse, e il censimento rappresenta, per ora, l’unico strumento disponibile per descrive tale processo microarea per microarea. Proprio il censimento mostra come negli ultimi decenni le strutture produttive agricole in Italia abbiano subito profonde trasformazioni, seguendo i cambiamenti dell’ambiente economico e sociale di riferimento. Le nuove forme di attività agricole multifunzionali, il rafforzarsi del rapporto tra agricoltura e territorio, il disaccoppiamento della politica agricola, l’evoluzione della filiera agro-alimentare sono solo alcuni dei fattori che hanno determinato l’emergere di nuovi modelli organizzativi.
Il forte incremento dei prezzi dei fattori produttivi a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi agricoli ha comportato un progressivo ed inesorabile aumento della pressione competitiva dei mercati sulle aziende agricole. Inoltre, le politiche comunitarie di “disaccoppiamento”, che hanno fatto seguito a decenni di interventi diretti sul reddito degli agricoltori attraverso il sostegno dei prezzi, hanno introdotto principi di competitività e concorrenza ai quali gli agricoltori europei non erano più abituati. Tutto ciò in un panorama mondiale di globalizzazione e liberalizzazione degli scambi commerciali.
L’analisi dei dati censuari ci aiuta a comprendere le risposta che l’agricoltura europea e nazionale stanno dando allo scenario sopra descritto. In primo luogo, la riduzione delle aziende agricole nell’ultimo decennio è molto forte (-32,4 % in Italia e -23,8% a livello comunitario, anche se i dati complessivi europei sono ancora incompleti), soprattutto per le unità di minore dimensione, meno rilevanti dal punto di vista strettamente economico. In secondo luogo, appare evidente il ricorso da parte delle aziende agricole a forme sempre più flessibili di struttura fondiaria, che, attraverso l’utilizzo di terreni in affitto o gestiti ad uso gratuito, insieme od anche in assenza di terreni di proprietà, permette loro di raggiungere dimensioni tali da poter essere concorrenziali sul mercato. Inoltre, l’aumento del numero di aziende gestite da società di persone, di capitali e cooperative comporta una trasformazione nella struttura della forza lavoro agricola nella direzione di un maggior peso della manodopera salariata rispetto a quella familiare. Anche il management fa registrare dei cambiamenti lenti, ma che tracciano una linea di tendenza ben definita per adattarsi meglio alla crescente competizione. Si abbassa l’età media dei capi azienda, i quali risultano essere più specializzati ed avere livelli di istruzione più elevati rispetto al passato.

Riconsiderare il ruolo dell'agricoltura

L’analisi delle trasformazioni in atto nel settore agricolo ci pone domande importanti, che riguardano, ad esempio, i confini di ciò che chiamiamo “agricoltura”, il ruolo di questo settore e degli imprenditori agricoli nell’economia e nella società del nostro Paese. Innanzitutto appare chiaro come il settore agricolo sia diventato sempre più complesso ed articolato nel corso del tempo. Non esiste, oggi, un solo modo di fare agricoltura ed una sola tipologia di conduttori agricoli, ma sussistono tanti e diversi modelli imprenditoriali: basti pensare alle aziende biologiche o a quelle che investono sui prodotti di qualità Dop/Igp, oppure a quelle che offrono beni e servizi diversificando la propria attività economica (agriturismi, contoterzisti, ecc.). per comprendere come la multi-settorialità delle aziende agricole sia cresciuta nel tempo basta considerare un semplice dato: nel 2010 il Censimento ha rilevato 3.485 aziende agricole che producono anche energia rinnovabile (solare, eolica, biomassa, ecc.), mentre nel 2000 erano solo 233!
Che dire poi del ruolo che l’agricoltura assolve, non legato direttamente ad aspetti economici, presente anche nel passato ma che si rafforza in questi anni? L’agricoltura è sempre più riconosciuta come stile di vita, come patrimonio, come identità culturale, come protezione dell’ecosistema. Tra gli altri importanti contributi non monetari che l’agricoltura offre si annovera la tutela degli habitat e dei paesaggi, la protezione della biodiversità, la conservazione del suolo, la gestione dei bacini idrici, il sequestro di anidride carbonica. Sono questi valori che non hanno prezzo perché interessano la qualità della vita della nostra generazione e di quelle future. Peraltro, grande attenzione a questi elementi è emersa nelle discussioni tenute nell’ambito dell’iniziativa Cnel-Istat per la misurazione del Benessere Equo e Sostenibile (Bes) che, a seguito di una vasta consultazione di esperti, delle parti sociali e della società civile, ha individuato il “Paesaggio e il patrimonio culturale” come uno dei domini fondanti il benessere nel nostro Paese.
Già negli anni ’60, era stato presagito un passaggio del settore agricolo da libera attività imprenditoriale ad una sorta di servizio pubblico. Anche l’Unione Europea, con l’introduzione del set-aside e con il “disaccoppiamento”, ha contribuito ad introdurre il principio che si possano remunerare gli agricoltori non per quello che producono, ma per il loro ruolo nel mantenimento dell’assetto ecologico. In pochi decenni si è quindi passati dalla “rivoluzione verde” al set-aside, dal sostenere la “competitività delle imprese” (anche attraverso la politica dei prezzi) a valorizzare piuttosto la “competitività dei territori”. Ebbene, le riflessioni qui sviluppate sembrano rendere indifferibile una sostanziale riconsiderazione del ruolo del settore agricolo, che valorizzi maggiormente rispetto al passato la sua valenza biologica, ambientalistica, naturalistica e paesaggistica, piuttosto che economico-produttiva, e i concetti di multifunzionalità e multi-settorialità alla base di tante attività moderne, per la cui analisi rinvio, con piacere, a quello straordinario patrimonio informativo che è il censimento agricolo.

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