Una stima del valore ambientale della quercia da sughero

Una stima del valore ambientale della quercia da sughero

Il grande interesse che negli ultimi tempi la società nutre per la natura e la sua salvaguardia porta le amministrazioni pubbliche ad investire notevoli risorse economiche nel recupero e nella protezione di aree di particolare interesse ecologico. I boschi rappresentano senza dubbio le più importanti risorse ambientali, per la produzione di ossigeno, per la salvaguardia dell’ecosistema e dell’equilibrio idrogeologico e per la loro influenza nel caratterizzare un paesaggio naturale. La loro importanza è tale che risulta ormai fondamentale conoscere quale valore gli attribuisce la popolazione, per poi poter giustificare le ingenti spese che la loro tutela richiede. I boschi sono da considerare come beni a produttività plurima perché, oltre ai benefici per il proprietario derivanti dalla produzione primaria, producono altri tipi di benefici per tutta la popolazione derivanti dalla fruizione turistica e paesaggistica. Non si può, quindi, stimare il valore di un bosco solo dal punto di vista della produzione (valore commerciale), ma è necessario che la stima sia effettuata anche dal punto di vista della popolazione (valore paesaggistico). Tale valutazione economica risulta utile a supporto della valutazione della convenienza o meno della salvaguardia di un dato paesaggio e/o dei suoi elementi caratterizzanti.

La rilevanza della quercia nell’ecosistema della Sardegna

La quercia da sughero (Quercus suber L.) rappresenta uno dei più importanti elementi del paesaggio di vaste aree della Sardegna dove è presente su circa 90.000 ha (fonte: Stazione Sperimentale del Sughero, 2000), pari al 90% delle sugherete italiane. Le sugherete sono presenti nell’isola come formazione vegetale in purezza o miste ad altre essenze arboree, costituendo ecosistemi complessi che permettono la sopravvivenza di numerosi endemismi vegetali ed animali. La maggior parte delle sugherete in Sardegna, inoltre, sono utilizzate a pascolo e, se gestite con un razionale carico di bestiame, costituiscono un sistema silvo-pastorale che unisce i benefici economici derivanti dall’allevamento a quelli derivanti dall’estrazione del sughero. La possibilità di ottenere un prodotto forestale lasciando le piante in piedi fa della quercia da sughero un elemento insostituibile in ambiente mediterraneo, perché il suo sfruttamento a fini produttivi non ne modifica l’ecosistema.
La loro presenza non influenza solo il paesaggio, ma anche l’economia e la storia della Sardegna e della Gallura in particolare. Il prodotto sughero viene lavorato, infatti, principalmente nel distretto industriale di Tempio Pausania, Calangianus, Luras, Aggius, Berchidda, Bortigiadas e Monti dove si hanno grandi ricadute economiche ed occupazionali. Il valore annuo della produzione è di circa 100 milioni di euro e incide sul PIL regionale dello 0,4%. Il settore sughericolo, nel suo complesso, ha un’incidenza sul totale dell’industria regionale, senza considerare l’industria chimica e metallurgica, del 2,7%. Tutti i benefici che le sugherete sono capaci di fornire sono messi in grave pericolo dal fenomeno degli incendi estivi che si presenta in maniera preoccupante in Sardegna.
Ogni anno, vengono bruciati in Sardegna più di 1.200 ettari di sugherete (Dettori et al., 2006), provocando un grave danno sia alla produzione regionale di sughero sia al paesaggio. Dopo l’incendio di un bosco di sughera, se non si interviene tempestivamente con interventi colturali che permettano una ripresa delle piante, possono instaurarsi fenomeni di degrado che nel loro insieme possono causare la desertificazione del suolo. Per fronteggiare la calamità degli incendi, la Regione e lo Stato impegnano annualmente nella sorveglianza e nella lotta attiva al fuoco ingenti risorse finanziarie, sottraendole allo sviluppo e agli altri impieghi produttivi. Il fenomeno degli incendi è considerato la più grave piaga della sughericoltura, perché ne compromette la produzione per numerosi anni. Infatti, anche se lo spessore straordinario della corteccia rende la pianta di sughera particolarmente resistente al fuoco, i tempi di recupero senza interventi di manutenzione sono estremamente lunghi.
Dopo il passaggio di un incendio il bosco ha necessità di vari interventi silvo-colturali che gli permettano di riacquisire, in tempi ragionevoli, la funzione paesaggistica e produttiva che gli compete. Per contrastare efficacemente la piaga degli incendi, oltretutto, le sugherete necessitano di vari interventi di manutenzione del sottobosco per ridurre gli effetti di un eventuale incendio e rallentare il suo propagarsi. L’elevato costo delle azioni di salvaguardia e di recupero delle sugherete sono spesso a carico del proprietario che, se non dispone di mezzi economici sufficienti, abbandona il bosco a se stesso. La valutazione del valore paesaggistico consente, in questo caso, di giustificare eventuali investimenti da parte dell’amministrazione pubblica per la valorizzazione e la salvaguardia di questo bene, che in Sardegna è di fondamentale importanza economica, storica, sociale ed ambientale.

La valutazione ambientale

Una metodologia che permette di stimare il valore monetario di un elemento paesaggistico è la valutazione contingente (CVM). Oltre ad essere la più utilizzata, questa tecnica è riconosciuta come la più idonea per valutare il paesaggio nel suo insieme (Notaro et al., 2005). Sinteticamente, la valutazione contingente è una metodologia estimativa che, tramite questionari, ha come obbiettivo l’individuazione della disponibilità a pagare (DAP) della popolazione per l’ottenimento o il mantenimento dei benefici derivanti dal bene oggetto della stima. Il metodo, proprio per la natura ipotetica della DAP, ha sollevato delle critiche relative alla sua validità. Per dare una qualche risposta a tali osservazioni, nel 1992, il Consiglio Generale del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) incaricò i Nobel per l’economia Kenneth Arrow e Robert Solow di presiedere un panel di esperti in grado di fornire risposte circa le potenzialità e l’affidabilità del CVM (Arrow et al., 1993; NOAA,1993). Gli studi effettuati da questo ente, pur riconoscendo la fondatezza delle critiche portate al CVM, ritenute congenite ad ogni possibile metodologia di valutazione di beni senza mercato come il valore paesaggistico, hanno portato alla formulazione di alcune linee guida cui attenersi nella fase di costruzione, amministrazione e analisi dei dati in una valutazione contingente, al fine di ottenere risultati attendibili. Tali linee guida sono state osservate scrupolosamente nell’indagine qui presentata.
Nel caso oggetto di studio, si è richiesto ad un campione di individui, rappresentativo della popolazione sarda, di esprimere la disponibilità a pagare annua per la tutela delle sugherete e per il recupero di quelle percorse da incendio.
Il questionario proposto al campione di popolazione, è stato diviso in quattro sezioni. La prima parte è costituita dai ringraziamenti per la disponibilità a collaborare del rispondente, dallo scopo dell’indagine e da una parte introduttiva che riporta dati riguardanti i boschi di sughera ed i principali benefici che oggettivamente essi portano alla popolazione (scenario). Lo scopo di questa parte è quello di fornire le informazioni strettamente necessarie all’individuo perché questi possa rispondere al questionario in maniera cosciente, ma senza sovraccaricarlo di dati che, se eccessivi, potrebbero compromettere la validità dello studio. Nella seconda parte, detta introduttiva, sono inserite tutte le domande di tipo attitudinale, cioè quelle che aiutano l’intervistato a capire quale reale importanza abbia per lui il bosco di sughera. Per ogni domanda attitudinale, si è individuata una variabile da mettere in relazione con la DAP, così da studiare i fattori che la influenzano.
La sezione valutativa costituisce la terza parte del questionario e contiene la domanda più importante, cioè quella relativa alla DAP. Per facilitare la scelta del contributo da devolvere per la salvaguardia ed il recupero delle sugherete, si è deciso di ricorrere all’ausilio di due foto mostranti una sughereta in normali condizioni vegetative e colturali ed una sughereta percorsa da incendio. Alla domanda relativa alla disponibilità a pagare fanno seguito delle domande di qualità che permettono di individuare le risposte affette da distorsioni di vario tipo.
La quarta parte del Questionario contiene le domande di tipo socio-economico, con le quali è possibile conoscere meglio le caratteristiche del campione e individuare ulteriori variabili da relazionare alla DAP.
Per semplificarne la compilazione il questionario non prevede risposte aperte, ma solo una serie di risposte multiple tra le quali scegliere. Per ridurre al minimo l’influenza dell’intervistatore sull’intervistato si è preferita l’autocompilazione anonima all’intervista diretta.
Il campione, composto da 300 individui, è stato scelto in modo casuale ma stratificato per fasce d’età, in modo tale che fosse rappresentativo della popolazione sarda individuata dall’ISTAT. Si è volutamente tralasciata la classe di età inferiore ai 15 anni perché ritenuta per lo più priva di reddito e ancora incapace di attribuire un valore reale ad un bene senza mercato. La raccolta dei dati si è svolta nel mese di marzo 2007. Alle domande gli intervistati hanno risposto in modo autonomo ed anonimo. Si è cercato, per quanto possibile, di ridurre al minimo gli interventi dell’intervistatore per evitare effetti distorsivi. Tuttavia, soprattutto con le persone più anziane, non ci si è sottratti al colloquio, sempre però evitando di influenzare le scelte del rispondente. Il tempo medio di compilazione è stato di 4 minuti, e la percentuale di coloro che si sono rifiutati di compilare il questionario è stata piuttosto bassa e pari al 5%. La validità dei dati dal punto di vista statistico è infine stata analizzata attraverso l’elaborazione di intervalli di confidenza della DAP per ciascuna classe di età.

I principali risultati

Grazie alle modalità di indagine scelte, è stato possibile anche studiare in che modo alcune variabili influenzassero la DAP espressa da ogni individuo.
La DAP media annua ottenuta, escludendo le risposte di protesta, è stata di 40 euro e 50 centesimi. Coloro che hanno espresso le DAP più alte sono stati gli individui che:

  • presentano un buon livello di conoscenze del settore sughericolo e dei benefici da esso derivanti (33% del campione);
  • appartengono ad una associazione o partito ambientalista (5% del campione);
  • utilizzano il bosco per la caccia (8% del campione) e per la raccolta dei funghi (47% del campione);
  • lavorano nel settore sughericolo (5% del campione);
  • sono sposati (50% del campione);
  • presentano un reddito elevato.

Le variabili che invece non hanno influenzato in modo significativo la DAP sono state il sesso ed il titolo di studio.
La fase successiva è stata quella della definizione della DAP regionale. La stima della disponibilità annua della popolazione sarda a pagare è stata calcolata moltiplicando la DAP media del campione per la popolazione sarda con età superiore ai 15 anni, ottenendo un valore di circa 61 milioni di euro. Tale cifra rappresenta una stima della disponibilità annua dei sardi a pagare per la tutela delle sugherete. E’ interessante notare come essa risulti superiore all’ammontare della spesa che la Regione Sardegna sostiene annualmente per la campagna antincendi, stimata nel 2002 in 50 milioni di euro annui e pari a 556 euro per ettaro di superficie coperta da sughera.
Il passo successivo è stato quello di stimare il valore paesaggistico delle sugherete sarde attualizzando il dato relativo alla DAP regionale con diversi tassi di sconto. Il risultato ottenuto varia tra 2,9 miliardi di euro al tasso del 2% fino a 6,4 miliardi utilizzando il tasso dello 0,5%. Tale dato rappresenta la stima del valore paesaggistico che i sardi attribuiscono alle sugherete presenti nel loro territorio. Tuttavia, poiché in letteratura per i beni ambientali prevale l’impiego di un saggio d’interesse molto basso e visto l’andamento recente dei tassi di interesse, è più corretto riferirsi al valore calcolato impiegando il tasso di sconto dello 0,5%. Il valore capitale è pertanto 6,4 miliardi di euro.
Dividendo tale valore per gli ettari di sugherete presenti nel territorio sardo, si è ottenuta una stima del valore paesaggistico per ettaro dei boschi di sughera in Sardegna che varia in base al tasso di sconto, da 32 mila a 71 mila euro. Il dato, già di per sé elevato, è tanto più importante se lo si paragona al valore di mercato delle sugherete in Sardegna, che, in base al mercato sardo e all’esperienza maturata nel settore, varia da un minimo di 2.000 euro ad un massimo di 7.500. Vista la grande differenza tra il valore paesaggistico e quello commerciale, appare evidente la grande importanza che la popolazione sarda attribuisce ai boschi di sughera e la necessità di salvaguardare un bene pubblico che è realmente percepito come una grande ricchezza dalla popolazione. È importante, tuttavia sottolineare che il valore paesaggistico, proprio perché così elevato rispetto al valore di mercato, di per sé non può essere oggetto di compravendita, ma la sua entità dimostra il notevole interesse della popolazione sarda per la tutela delle sugherete e ne giustifica le relative spese da parte degli enti pubblici.

Conclusioni

La metodologia della valutazione contingente, già apprezzata per la sua completezza di stima, ha visto nel caso di studio trattato la conferma della sua efficace applicazione per la valutazione di beni naturali privi di un mercato vero e proprio. Grazie a questa metodologia, infatti, è stato possibile creare un mercato ipotetico all’interno del quale gli individui intervistati hanno potuto esprimere la loro disponibilità a pagare per tutelare i boschi di sughera. Il valore paesaggistico di un bene consente di valutare l’importanza che viene attribuita al bene oggetto di stima nella caratterizzazione del paesaggio e consente, in definitiva, di avere un dato monetario al quale riferire da un lato il valore dei danni relativi agli incendi e dall’altro l’intervento pubblico a difesa della piaga degli incendi boschivi.

Riferimenti bibliografici

  • Dettori S., Filigheddu M.R., Gutierrez M. (2001), La coltivazione della quercia da sughero. Dipartimento di Economia e Sistemi Arborei Università degli Studi di Sassari, Tipografia TAS, Sassari.
  • Dettori S., Filigheddu M.R., Puxeddu M., Deplano G., (2006). Negativo il bilancio tra estensione delle sugherete percorse da incendi, nuovi impianti e interventi di ricostituzione. Atti del Convegno “Alla ricerca della qualità nella filiera sughera-vino”. Oristano 12 maggio.
  • Notaro S., Raffaelli R., Gios G. (2005), “Una valutazione economica del valore paesaggistico del cipresso (Cupressus sempervirens) nell’Alto Garda”. Rivista di Economia Agraria, n.3, pp. 603-625.
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Commenti

Gent. Dott. Giannuttu, le faccio i miei più sentiti complimenti per l'indagine che ha scelto di svolgere, per il modo in cui l'ha svolta e più in generale per tutto il suo lavoro che trovo lodevole!

Commento originariamente inviato da 'Maria Francesca' in data 06/01/2008.

Gent. Dott. Giannottu, sono contenta di conoscere i risultati dell'indagine che svolse nel marzo 2007. Compilai anche io quel questionario e mi fa piacere scoprire che la DAP media annua ottenuta sia abbastanza alta. Significa che alla popolazione sarda sta molto a cuore la tutela e la valorizzazione del proprio ambiente. Ma questa non è una sorpresa!!
Complimenti per la sua ricerca! Micaela.

Commento originariamente inviato da 'Micaela' in data 26/12/2007.

Caro Dott Giannottu, ho letto il suo articolo e lo trovo molto interessante. Complimenti! Adriano

Commento originariamente inviato da 'adriano' in data 26/12/2007.

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