Aspetti dell’andamento del bilancio alimentare agricolo italiano nel periodo 1980-2001

Aspetti dell’andamento del bilancio alimentare agricolo italiano nel periodo 1980-2001
I consumi, le componenti delle variazioni dei valori correnti, la struttura del bilancio
a Università degli Studi di Roma “La Sapienza ”, Dipartimento di Economia
b Università di Roma "La Sapienza", Dipartimento di Teoria Economica e Metodi Quantitativi per le Scelte Politiche

Premessa (1)

Mancano a tutt’oggi, in Italia, studi relativi al bilancio alimentare descritto in termini di quantità e valore di prodotti agricoli, cioè, per essere precisi, di beni destinabili ad usi alimentari umani ottenuti con l’attività di coltivazione e di allevamento del bestiame. Per contribuire a colmare questa lacuna si è compiuta una ricerca consistente in “ Un tentativo di stima della quota agricola del bilancio alimentare italiano (anni 1980 – 2001)”. Questo articolo presenta un riassunto di alcuni importanti risultati delle indagini svolte.
Sulla base delle statistiche disponibili non è possibile, attualmente, individuare direttamente e completamente, le entrate (produzione + importazione) e le uscite (consumi, esportazione, impieghi diversi dall’alimentazione umana, perdite e variazioni delle giacenze) che formano il bilancio alimentare, in termini di quantità e di valore (ai prezzi agricoli all’origine), dei beni ottenuti con le attività di coltivazione e di allevamento del bestiame. E ciò perché i dati statistici si riferiscono a beni e a gruppi di beni realizzati in diversi stadi della filiera produzione-trasformazione- distribuzione, sicché il loro valore include gli effetti di fattori eterogenei. Infatti il valore della produzione agricola nazionale include solo gli effetti dei fattori impiegati nel processo produttivo mentre il valore dei prodotti agricoli importati ed esportati include anche il valore aggiunto della commercializzazione, come il valore dei prodotti dell’industria alimentare scambiati con l’estero. Inoltre effettuando la conversione dei prodotti trasformati in prodotti agricoli occorre poi detrarre le quantità e i valori dei sottoprodotti (ad es. lolla di riso, crusca) per stabilire la quota agricola dell’interscambio dei beni alimentari (2). Infine non è possibile stabilire le quantità e i valori dei beni trasformati importati che sono stati destinati ad usi diversi dall’alimentazione umana, che sono andati perduti e inclusi nelle variazioni delle giacenze e quindi non è possibile stabilire per ciascuna di queste tre poste del bilancio le quantità e i valori dei prodotti naturali e quelli dei prodotti naturali - al netto dei sottoprodotti - incorporati nei beni trasformati che nell’insieme costituiscono la quota agricola del bilancio.
Pertanto il bilancio alimentare agricolo (3) può essere articolato, in quantità e in valore solo come segue:

  • In entrata produzione + importazione (disponibilità complessiva).
  • In uscita esportazione + disponibilità per usi interni.

Ferma restando l’utilità delle statistiche che esprimono il valore della produzione, dei consumi e degli scambi con l’estero di beni alimentari con riferimento sia ai diversi beni agricoli (delle coltivazioni e degli allevamenti) sia ai beni dell’industria alimentare, la stima (per quantità e valore) in termini di prodotti agricoli anche di quest’ultima categoria di beni, pur fornendo dati virtuali – come avviene per ogni stima – consente di evidenziare in termini di beni merceologicamente omogenei le diverse poste del bilancio alimentare secondo vari aspetti. Più specificamente consente, tra l’altro:

  • di individuare l’andamento, nell’arco di una serie di anni, della quantità e del valore di beni agricoli sia realizzati come tali sia incorporati nei beni trasformati dall’industria alimentare, favorendo la formulazione di ipotesi esplicative delle loro eventuali variazioni; di calcolare, con riferimento agli scambi con l’estero di beni alimentari espressi in termini di beni agricoli, i noti indicatori saldo normalizzato e ragione di scambio;
  • di calcolare, con riferimento alle diverse poste del bilancio, in quale misura – assoluta e relativa – la variazione, nel tempo, del valore a prezzi correnti è da attribuire rispettivamente alla variazione della quantità, della composizione qualitativa, dei prezzi (o valori medi unitari) nominali, dell’inflazione e dei prezzi reali (cioè al netto dell’inflazione);
  • di calcolare la variazione del potere d’acquisto dei produttori agricoli degli operatori coinvolti negli scambi con l’estero, attraverso l’andamento dei valori a prezzi correnti rivalutati in base al potere d’acquisto della lira nel 2001;
  • di confrontare l’andamento del valore corrente della bilancia commerciale, espresso in termini di prodotti agricoli, con quello effettivo della bilancia commerciale dei prodotti agricoli e dei prodotti dell’industria alimentare, fornendo una stima – sia pure di larga approssimazione – dell’andamento, a prezzi correnti, del valore aggiunto della trasformazione e della commercializzazione.

I consumi

Tra il 1980-82 e il 1999-01 la quantità dei beni agricoli destinata al consumo alimentare umano è cresciuta, al lordo dei sottoprodotti, del 3,7%; un incremento risultante da aumenti notevoli per gli ortofrutticoli (+ 20,4%) e per i grassi vegetali ( + 35,2%) contro una flessione per l’equivalente in barbabietola da zucchero (- 14,2%) e per l’uva da vino (- 40,2%). Tali constatazioni hanno suggerito di esaminare l’andamento del consumo di calorie e di principi nutritivi (proteine, lipidi, carboidrati).
La stima delle calorie è avvenuta sulla base delle quantità consumate dei diversi beni alimentari agricoli e del numero di Kilo-calorie da essi fornite per la parte edibile (4). In modo analogo si è proceduto per la stima dei principi nutritivi. Il totale delle Kilo-calorie consumate nella media degli anni 1999-01 non è risultato molto più elevato rispetto a quello della media 1980-82 (+ 5,3%) passando da 76.002 a 80.025 miliardi, pari a un consumo pro-capite giornaliero rispettivamente di circa 3700 e 3800 calorie, consumo che sale ulteriormente se si aggiungono i consumi di pesce, di birra e di cacao. Si tratta senza dubbio di un consumo molto consistente, che tuttavia risulta sovrastimato rispetto a quello reale – pur rimanendo assai superiore a quello di una normale dieta – se si tiene conto che una quota notevole di beni alimentari finisce nei rifiuti casalinghi e della ristorazione (soprattutto dei condimenti costituiti da grassi, cioè da alimenti con elevato contenuto calorico). La valutazione dei consumi di principi nutritivi, indicata nella Tab.1, conferma la modifica della dieta in direzione di una maggiore incidenza, sul totale, delle materie grasse, il cui consumo è cresciuto del 17,6% contro il 5,1% per le proteine e una diminuzione del 2,6% per i carboidrati, dovuta soprattutto alla barbabietola da zucchero e all’uva da vino. Va rilevato il diverso andamento del consumo di lipidi contenuti nei grassi animali (+ 7,5%), nelle olive da olio (+25,9%) e nei semi oleosi (+36,5%).

Tabella 1 - Contenuto della quota edibile dei prodotti elementari agricoli consumati nel 1980/82 e nel 1999/01 (000 qli)

(1) Burro, lardo e strutto
Fonte: elaborazione su dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA) e dell’INN

Le componenti delle variazioni dei valori correnti

Quando si esamina l’andamento, nel tempo, del valore di un aggregato economico ( ad esempio del valore della produzione di beni alimentari ), si calcola, di solito, la variazione, in termini assoluti e in termini di indici, del valore a prezzi costanti e a prezzi correnti. Nel primo caso è da considerare che la variazione è la risultante della variazione della quantità complessiva (componente quantità) e della variazione della composizione qualitativa dell’aggregato (componente qualità). Il valore della componente quantità è misurabile moltiplicando la variazione della quantità complessiva dei beni che formano l’aggregato per il valore medio unitario dell’aggregato all’inizio del periodo in esame. Il valore della componente qualità è dato dalla differenza tra la variazione del valore a prezzi costanti e il valore della componente quantità.
La variazione in termini assoluti del valore a prezzi correnti include oltre la variazione della quantità e della qualità anche la variazione del livello dei prezzi (o dei valori medi unitari), o componente prezzo nominale. Quest’ultima è pertanto misurata dalla differenza tra il valore a prezzi correnti a fine periodo e la somma del valore iniziale, del valore della componente quantità e del valore della componente qualità.
La componente prezzo nominale è, a sua volta, la risultante dell’andamento dell’inflazione e dell’andamento dei prezzi reali. È possibile calcolare il valore, in moneta corrente, di tali due componenti. La componente inflazione è misurata moltiplicando il valore finale a prezzi costanti per il coefficiente d’inflazione nel periodo considerato e detraendo il valore finale a prezzi costanti. La componente prezzo reale è quindi ottenuta detraendo dal valore della componente prezzo nominale il valore della componente inflazione.
Nella seguente Tab 2 sono registrati i valori delle suddette componenti con riferimento alle variazioni – tra il 1980/82 e il 1999/01 – del valore corrente (calcolato ai prezzi all’origine) della produzione, degli scambi con l’estero e delle disponibilità ( in complesso e per usi interni) dei beni alimentari agricoli (delle coltivazioni e degli allevamenti) e dei beni trasformati espressi in termini di beni agricoli mediante specifici coefficienti di conversione.

Tabella. 2 - Componenti delle variazioni del valore corrente della produzione, degli scambi con l’estero e delle disponibilità, in complesso e per usi interni, di prodotti alimentari agricoli tra il 1980/82 e il 1999/01

(1) Valori complessivi in miliardi di lire e valori medi unitari in lire/qle. I valori sono espressi in lire perché le rilevazioni e le elaborazioni sono state effettuate anteriormente all’anno 2002 di attivazione dell’euro.
(2) Quantità e valori al netto delle quantità e dei valori dei sottoprodotti relativi ai beni incorporati nei prodotti trasformati dall’industria alimentare importati ed esportati.
Fonte: elaborazione su dati ISTAT e INEA

L’esame dell’andamento delle diverse poste indica una sostanziale stabilità delle quantità prodotte, un incremento del 9% circa per quelle disponibili per usi interni, del 126,4% per quelle importate e del 56,4% per quelle esportate. Variazioni molto diversificate si registrano inoltre nei valori medi unitari ai prezzi del 1980/82: + 7,3% per la produzione, - 26,7% per i beni importati, + 4,7 % per la disponibilità, + 21,8% per i beni esportati, + 2,9% per quelli disponibili per usi interni. L’influenza congiunta delle quantità e dei prezzi ha determinato incrementi dei valori ai prezzi del 1980/82 del 7,0% per la produzione, del 65,9% per le importazioni, del 90,5% per le esportazioni e del 12,2% per la disponibilità per usi interni.
Ai prezzi correnti gli acquisti sono saliti del 151,4% e le vendite del 231,5%. Il deficit è aumentato dell’ 86,0% passando da –4756 a –8846 miliardi di lire. In sostanza protagonisti delle vicende del bilancio alimentare agricolo sono stati gli scambi con l’estero avvenuti con un netto miglioramento del saldo normalizzato e della ragione di scambio sia ai prezzi del 1980/82 (rispettivamente da –0,380 a –0,319 e da 0,451 a 0,751) sia ai prezzi correnti (rispettivamente da –0,380 a –0,256 e da 0,451 a 0,862) (5).
I valori medi unitari all’origine sono variati, in moneta corrente, in misura nettamente inferiore al tasso d’inflazione del sistema economico che è stato pari a 3,0332 tra il 1980/82 e il 1999/01. La crescita dei valori medi unitari alla produzione nello stesso periodo è infatti stata pari al 175,68%, quella delle importazioni al 151,53% e quella delle esportazioni del 173,96%; tali crescite sono pari al 57,9%, 50,0% e 57,4% del tasso di inflazione.
È stato inoltre possibile – sulla base delle statistiche ufficiali disponibili – stimare le diverse componenti delle variazioni del valore corrente distintamente per i prodotti agricoli commercializzati come tali e per quelli incorporati nei prodotti dell’industria alimentare. L’incidenza di questi ultimi sul totale dei beni agricoli è aumentata dal 23,2 al 44,5% per le quantità delle importazioni, e dal 72,5 al 76,4% per quelle delle esportazioni; per i valori a prezzi 1980/82 la variazione è stata dal 50,4 al 58,9% e dal 69,6 al 78,2% rispettivamente per le importazioni ed esportazioni; le corrispondenti variazioni ai prezzi correnti sono state dal 50,4 al 60,1% e dal 69,6 al 76,5%. Pertanto se protagonisti delle vicende del bilancio alimentare agricolo sono stati gli scambi con l’estero, nell’ambito di questi il comparto dei beni incorporati nei prodotti trasformati ha segnato un dinamismo maggiore di quello dei prodotti naturali.

 Tabella 3 - Componenti delle variazioni, tra il 1980/82 e il 1990/01, del valore corrente degli scambi con l’estero di prodotti alimentari agricoli naturali, e di prodotti alimentari agricoli incorporati nei prodotti dell’industria alimentare

(1) Valori complessivi in miliardi di lire e valori medi unitari in lire/qle
(2) Quantità e valori al netto delle quantità e dei valori dei sottoprodotti relativi ai beni trasformati importati ed esportati.
Fonte: elaborazione su dati ISTAT e INEA

La stima delle diverse poste del bilancio a prezzi rivalutati indica una notevole diminuzione del reddito complessivo percepito dagli agricoltori (-38,2%), una rilevante diminuzione dei costi per gli importatori (-16,6%) e un sensibile aumento dei ricavi per gli esportatori (+9,9%). Il deficit degli scambi con l’estero è passato, tra il 1980/82 e il 1999/01, da 14706 a 9071 miliardi di lire (-38,3%).
Il confronto tra l’andamento (stimato) della bilancia commerciale agricola e l’andamento della bilancia commerciale agro-industriale e della distribuzione (dati ISTAT e INEA) ha evidenziato un forte aumento del valore aggiunto della trasformazione-distribuzione (Tab.4).

Tabella 4 - Bilancia Commerciale agricola e agro-alimentare

Fonte: elaborazione su dati ISTAT e INEA

La struttura del bilancio

Le variazioni delle quantità e dei prezzi intervenute tra il 1980/82 e il 1999/01 hanno notevolmente modificato la struttura del bilancio alimentare italiano espressa in termini di prodotti agricoli. Ai prezzi del 1980/82 è infatti ampiamente diminuita l’incidenza, sulla totale disponibilità, del valore della produzione, a vantaggio dell’importazione, e del valore della disponibilità per usi interni a vantaggio dell’ esportazione.

Tabella 5 - Formazione e impieghi delle risorse alimentari agricole nel 1980/82 e nel 1999/01 (miliardi di lire ai prezzi del 1980/82).

Fonte: elaborazione su dati ISTAT e INEA

Sintesi

In sintesi l’andamento, in valore a prezzi costanti, del bilancio alimentare agricolo italiano tra il 1980/82 e il 1999/01, considerato negli indicati aspetti, può essere descritto come segue: crescita modesta dei consumi, debole per la produzione (contro il ristagno della quantità), rilevante per gli scambi con l’estero con riflessi non trascurabili sulla struttura.
I consumi sono aumentati, in termini di calorie, del 5,3% in complesso e del 2,7% pro-capite con sensibili variazioni in termini di principi nutritivi. La produzione, ai prezzi 1980/82, ha segnato un incremento del valore del 7,0% (contro il 9% circa per i consumi), corrispondente ad una espansione media annua intorno allo 0,3 – 0,4%. Le importazioni hanno registrato uno sviluppo del 126,4% in quantità, e le esportazioni del 56,4%.
Ai prezzi correnti l’aumento risulta rispettivamente del 151,4% e del 231,5%. L’aumento è stato determinato per l’83,5% dalla componente quantità, a cui si sono affiancate una intensa componente qualità negativa (- 40%) e una componente prezzo nominale del 56,5%, dovuta ad una componente inflazione e ad una componente prezzo reale notevoli (222,8% e –166,3%). Dal lato delle esportazioni all’espansione del valore corrente hanno concorso componenti quantità e qualità entrambe positive accompagnate da una componente inflazione di intensità sensibilmente inferiore a quella relativa all’importazione e da una più contenuta componente prezzo reale.
Sia all’importazione, sia all’esportazione è notevolmente cresciuta l’incidenza, sul totale delle quantità e dei valori, dei prodotti agricoli incorporati nei beni trasformati dall’industria alimentare.
Le suddette vicende delle quantità e dei prezzi hanno avuto riflessi importanti sull’andamento del potere totale d’acquisto e sulla spesa delle diverse categorie di operatori nonché sulla struttura del bilancio. In moneta con potere d’acquisto costante 2001 è fortemente diminuito – tra il 1980/82 e il 1999/01 – il potere d’acquisto dei produttori agricoli, sono diminuiti i costi per gli importatori e sono aumentati i ricavi per gli esportatori . Il deficit è diminuito del 38,3%.
La struttura del bilancio alimentare agricolo è variata in direzione di una minore incidenza – sulla totale disponibilità – della produzione a vantaggio delle importazioni e della disponibilità per usi interni a vantaggio delle esportazioni.
È anche notevolmente aumentata l’incidenza del valore aggiunto della trasformazione e della commercializzazione sul valore all’origine degli scambi. Pertanto l’andamento della bilancia commerciale agro-industriale (prodotti agricoli e prodotti dell’industria alimentare) non può essere assunto come indicativo dell’andamento degli scambi con l’estero dei prodotti agricoli.

Note

(1) Innocenzo Sandri ha scritto i paragrafi 1, 3 e 5; Agostino Severo ha scritto i paragrafi 2 e 4. Gli autori ringraziano i Proff. Carlo Aiello e Francesco Sanna e il Dott. Roberto Henke per gli utili suggerimenti e le osservazioni ferma restando la loro piena ed esclusiva responsabilità di quanto hanno scritto.
(2) Il passaggio dalle quantità ai valori dei sottoprodotti è avvenuto considerando che tali beni sono, nella quasi totalità, utilizzati come mangimi e possono quindi essere valutati attribuendo loro un prezzo collegato con il prezzo all’origine di un bene agricolo (non sottoprodotto) che costituisce l’unità di misura della capacità nutritiva (o energia netta) dei mangimi (prezzo di sostituzione). Si è scelto a tale scopo l’orzo (unità nutritiva scandinava). Per i sottoprodotti che non costituiscono mangimi (pelli, piume) si è adottato il minore tra il prezzo all’importazione e quello all’esportazione.
(3) Non sono stati considerati per la costruzione del bilancio granturco, orzo, avena, segale, cereali minori, veccia, frutta tropicale diversa dalle banane, miele, il cui valore è comunque di scarsa rilevanza rispetto al valore della produzione e dell’interscambio. Per quanto riguarda i prezzi si sono scelti quelli agricoli alla produzione perché, pur considerando che così operando si commettono errori non tenendo conto di differenze qualitative tra beni di produzione nazionale e beni d’importazione, si è ritenuto che tali errori siano minori, e non di poco, rispetto a quelli che si commetterebbero applicando i prezzi relativi all’interscambio, i quali sono influenzati dal valore aggiunto della commercializzazione e da differenze, talvolta notevoli, delle strutture di mercato, nonché dagli effetti degli interventi pubblici di politica agraria. In particolare tali errori sono minori di quelli che si commettono considerando come bilancio dei prodotti agricoli destinabili ad usi alimentari ciò che è valido solo come bilancio monetario dei prodotti alimentari dell’agricoltura, dell’industria di trasformazione e della relativa commercializzazione o, se ci si limita agli scambi con l’estero, come bilancio commerciale monetario dei prodotti agricoli e dell’industria alimentare.
(4) Sono quindi esclusi i sottoprodotti, le Kilo-calorie per 100 grammi di prodotto sono quelle indicate nelle “Tabelle di composizione degli alimenti” pubblicate nell’Appendice al Vademecum “Pollo, Tacchino e Uova, meno grassi più proteine” del febbraio 1998 estratte ed adattate dall’edizione 1997 dell’Istituto Nazionale della Nutrizione (INN).
(5) Si ricorda che il saldo normalizzato è calcolato con E-I / E+I, in cui E indica il valore delle esportazioni e I quello delle importazioni; mentre la ragione di scambio è data dal rapporto tra i prezzi (o i valori medi unitari) all’esportazione a quelli all’importazione.
(6) Per un valido confronto sono stati esclusi i prodotti naturali e trasformati dei cereali diversi dal frumento e dal riso, i prodotti coloniali (caffè, thè, cacao, spezie), la frutta tropicale (escluse le banane), gli animali vivi da riproduzione, gli “altri prodotti saccariferi”, i prodotti dolciari (ritenuti costituiti in notevole misura di cacao) e la caseina. Per quanto riguarda i semi e frutti oleosi e gli olii di semi si sono considerati solo quelli di oliva, soia, ravizzone, arachide, senape, girasole e sesamo. Come olii e grassi animali si sono considerati lo strutto e il sevo. La margarina è stata inclusa tra gli oli e grassi vegetali. Come bevande, infine, sono stati considerati solo i vini e i vermut.

Riferimenti bibliografici

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