La liberalizzazione del commercio agricolo nell’area Euro-Mediterranea

La liberalizzazione del commercio agricolo nell’area Euro-Mediterranea
Implicazioni per i modelli di analisi quantitativa
a Universidad de Valencia, Departamento de Economía y Ciencias Sociales
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Introduzione*

Questo lavoro rivolge particolare attenzione alle priorità della ricerca in economia agraria, con specifico riferimento all’analisi quantitativa per la valutazione degli impatti della liberalizzazione commerciale nell’area Euro-Mediterranea.
Pur senza negare la presenza di specifici interessi di ordine economico e politico, buona parte dell’opposizione ad una profonda integrazione delle regioni Euro-Mediterranee ha probabilmente a che vedere con la mancanza di conoscenza sui potenziali impatti della liberalizzazione commerciale agricola. Su questo tema, tradizionale è l’opposizione tra le attese dei Paesi Terzi del Mediterraneo (PTM), desiderosi di aumentare le proprie esportazioni per promuovere la propria crescita economica, e le paure degli agricoltori dei Paesi UE del Mediterraneo del fatto che una maggiore concorrenza internazionale metta in pericolo la loro stessa esistenza (Garcia-Alvarez-Coque, 2002; Garcia-Alvarez-Coque e Jordán, 2006).
I benefici derivanti da un’integrazione completa del settore agricolo nel libero mercato dipendono in modo cruciale dalle capacità istituzionali dei Paesi nel Sud del Mediterraneo e dalle loro politiche interne. I benefici dell’integrazione per questi Paesi possono ad ogni modo ridursi se il processo impedisce loro di sfruttare nuove opportunità per le proprie esportazioni agricole. Di questo è stato preso atto al Summit Euro-Mediterraneo dei Capi di Stato che ha avuto luogo a Barcellona nel Novembre 2005, e che ha aperto una nuova strada per intraprendere ulteriori passi nella liberalizzazione commerciale in agricoltura. Nei prossimi paragrafi sarà tracciato un quadro della liberalizzazione commerciale agricola nella regione, prestando più attenzione alla ricerca che si occupa di valutarne gli impatti quantitativi. L’articolo si conclude con alcune implicazioni per la ricerca futura.

Le conseguenze dell’ulteriore liberalizzazione commerciale in agricoltura

Nell’area Euro-Mediterranea, garantire concessioni tariffarie è stato il modo tradizionale di intendere la liberalizzazione commerciale agricola. Tali concessioni implicano notevoli vantaggi di prezzo per i Paesi che ricevono la preferenza (Grethe et al., 2005; Martinez, 2007). Tuttavia, 25 anni di preferenze commerciali non si sono tradotti in un enorme impulso per le dinamiche di esportazione dei PTM, bensì semplicemente nella continuazione dei tradizionali flussi commerciali di questi Paesi verso l’UE. Proprio l’esperienza passata dovrebbe aiutare a dissipare le attuali paure nel Sud Europa di un’impennata di esportazioni commerciali provenienti dai Paesi del Sud del Mediterraneo. Tuttavia, se il processo va avanti, ulteriori riflessioni e considerazioni potranno essere fatte sui suoi possibili impatti.
In teoria, stabilire nuove, reciproche aperture commerciali, come affermato nella “road-map” stabilita nella Conferenza di Barcellona nel novembre 2005, dovrebbe causare un aumento dei flussi commerciali in entrambe le direzioni, Nord-Sud e Sud- Nord, e la creazione di nuove opportunità per gli attori di entrambe le sponde del Mediterraneo. Ad ogni modo, è chiaro che tali aperture implicano anche rischi, a causa delle conseguenze sociali conseguenti all’aggiustamento dei settori meno competitivi, sia nel Nord che nel Sud della regione.
Nei PTM i settori che potrebbero guadagnare da tali concessioni potrebbero essere quelli collegati alle esportazioni agricole, oltre ai consumatori delle aree urbane e a parte dell’industria agroalimentare. Al contrario, l’impatto potrebbe essere negativo per il settore agricolo tradizionale e per quelle aree ove esso sia localizzato (Radwan e Reiffers, 2003). Infatti, la produzione primaria dei sistemi di agricoltura estensiva ed arida nei Paesi nel Sud del Mediterraneo può difficilmente competere con le importazioni dei prodotti continentali provenienti dalla UE, considerando la differenza che esiste nei metodi di produzione e nelle strutture agricole. Oltretutto, la paura di questi paesi delle aperture commerciali aumenta a causa dei sussidi diretti che sono garantiti dalla PAC agli agricoltori europei, che facilitano le esportazioni di cereali dalla UE pur senza che ci sia bisogno di sussidi all’export.
Nel caso dell’UE, i settori che potenzialmente potrebbero guadagnare dalla maggiore apertura commerciale con i PTM sono l’industria in generale, i trasporti ed i servizi, così come le esportazioni dei prodotti agricoli continentali. Viceversa, com’è ben noto, i settori potenzialmente perdenti sono quelli legati alla produzione di frutta e verdura. Il progressivo aumento di quote tariffarie, dopo la revisione degli Accordi di Partenariato, dovrebbe dare impulso allo scambio di prodotti deperibili, la cui commercializzazione si concentra in determinati periodi dell’anno.
Negli ultimi vent’anni, è stato sviluppato un gran numero di modelli di analisi quantitativa per analizzare i possibili effetti delle diverse strade che portano alla liberalizzazione commerciale. L’esperienza della ricerca quantitativa sui modelli di commercio agricolo dovrebbe rivelarsi preziosa per ridurre le incertezze implicate nel processo Euro-Mediterraneo.

Lezioni dai modelli di equilibrio generale

Numerosi studi hanno esaminato gli Association Agreements, generalmente nel contesto dei modelli di equilibrio generale (Computable General Equilibrium models, CGE), e solitamente in uno specifico Paese (per ulteriori discussioni e rassegne dei modelli della liberalizzazione commerciale agricola, si veda Anania, 2001; Stern, 2001; Kuiper, 2004; Garcia-Alvarez-Coque et al, 2006). Lo scopo di questi studi è stato tipicamente quello di investigare l’impatto di tali accordi sulla produzione, i flussi commerciali, i mercati dei fattori e, ovviamente, il benessere generale. I modelli CGE garantiscono sicuri vantaggi nel valutare ex ante gli effetti della liberalizzazione commerciale, compreso quello di considerare gli impatti sul settore agricolo e quelli incrociati che si originano nel resto dell’economia.
Alcuni brevi commenti sui vantaggi di questi studi quantitativi (Garcia Alvarez-Coque and Sarris, 2003) possono essere i seguenti: 

  • i risultati dipendono dalle assunzioni sulla liberalizzazione commerciale Euro-Mediterranea (ad esempio, unilaterale, multilaterale; con o senza guadagni in produttività; di importazioni industriali o agricole; con o senza aumento di accesso al mercato per i prodotti agricoli).
  • Alcuni modelli assumono mobilità di capitale e lavoro; ma molti degli impatti della liberalizzazione commerciale sono settore-specifici e si concentrano inoltre in determinati territori, dove nel breve periodo non è possibile trovare valide opportunità alternative all’impiego dei fattori.
  • Ad eccezione di un ristretto numero di lavori, le simulazioni quantitative non tengono in dovuta considerazione gli aggiustamenti nel breve periodo e l’impatto sociale della creazione di nuovi flussi commerciali.
  • I miglioramenti nel benessere tendono ad essere maggiori qualora la liberalizzazione tariffaria sia accompagnata da altre riforme, come la rimozione di altre barriere non-tariffarie, l’adozione di standard internazionali, le riforme commerciali multilaterali e maggiore accesso al mercato della UE. Se la “profonda integrazione” è realmente profonda, ovvero porta ad una significativa riduzione delle barriere burocratiche e ad un aumento in trasparenza e concorrenza, i suoi effetti saranno notevoli.
  • Gli effetti statici sul benessere derivati dall’iniziativa Euro-Mediterranea sono tipicamente ritenuti essere abbastanza piccoli, e in alcuni casi negativi (bisogna ricordare che i Paesi partner hanno già accesso quasi completamente libero al mercato europeo per i beni industriali).

Riassumendo, se i PTM fanno affidamento solo sulla liberalizzazione tariffaria bilaterale delle importazioni industriali provenienti dall’UE, non vi saranno guadagni significativi. Una profonda integrazione che conduca all’armonizzazione degli standard potrebbe aiutare a migliorare le prospettive future. La crescita della produttività di lungo periodo, associata all’attrazione di investimenti diretti esteri, contribuisce a rendere il bilancio positivo, anche se per questo non ci sono garanzie. Un impatto positivo risulterà sicuramente o dalla possibilità di reciproche concessioni nel commercio agricolo, o da una liberalizzazione multilaterale commerciale che coinvolga i Paesi del Mediterraneo così come tutti i partner, inclusa la UE.
Alcuni studi (Löfgren, El-Said e Robinson, 2001; Chemingui e Dessus, 2001, Doukkali, 2003) esprimono valutazioni piuttosto ottimiste, vale a dire che la liberalizzazione aiuterebbe a ridurre nella regione il tradizionale atteggiamento anti-agricolo, aumentando di fatto la protezione del settore. È piuttosto comune che, nella letteratura standard, si concluda con l’argomento che la politica economica interna è, in ultima analisi, responsabile dell’ottenimento dei massimi benefici dalla partnership Euro-Mediterranea. Tuttavia, l’approccio CGE è stato in grado di suggerire in modo efficace come qualunque scenario di liberalizzazione agricola senza reciproche concessioni da parte della UE ridurrebbe in modo significativo i miglioramenti del benessere dei PTM (Bchir et al. 2002).

Quando i modelli di equilibrio parziale potrebbero essere più appropriati

Nella UE, l’opposizione politica al libero commercio si concentra su un piccolo numero di prodotti, prevalentemente frutta e verdura, rilevanti per i PTM così come per molte regioni del Sud Europa. I mercati ortofrutticoli, di notevole importanza per i PTM sono ricchi di complessità difficili da catturare nei modelli di equilibrio generale. L’importanza fondamentale che frutta e verdura rivestono nell’approfondire l’area di libero commercio Euro-Mediterranea suggerisce di rivolgersi a modelli di equilibrio parziale (Partial Equilibrium, PE), che permettano una descrizione dettagliata dei mercati di specifiche commodities.
In realtà, il numero di modelli aventi come oggetto il commercio ortofrutticolo nell’area mediterranea è scarso e, pur quando frutta e verdura sono state prese in considerazione, ciò è stato fatto in modo abbastanza superficiale o generale. Kuiper (2004) conta undici diversi modelli applicati che quantificano l’impatto degli Euro-Mediterranean Association Agreements, ma solo uno di essi (Chemingui and Thabet, 2001) prende in considerazione precisamente frutta e verdura nella costruzione degli scenari. Due contributi relativamente recenti (Lorca (2000) e Bunte (2005)), rappresentano modelli multi-commodities che includono alcuni prodotti ortofrutticoli, senza però adeguato dettaglio degli strumenti di politica applicati a questi prodotti e nella natura stagionale del commercio ortofrutticolo. Il lavoro di Lorca è forse quello che meglio rappresenta gli effetti differenziati nei vari Paesi (Marocco, Egitto, Tunisia e Turchia), e l’impatto delle barriere non tariffarie.
Alcuni lavori si sono focalizzati su un singolo prodotto (single-commodity approach) per studiare in particolare il mercato di frutta e verdura. Il commercio di banane è stato, per esempio, esaminato da Vanzetti et al. (2005, versione non definitiva), per mezzo del modello GSIM (Global SIMulation), un modello comparativo statico, di equilibrio parziale, senza scorte. Sempre per le banane, Guyomard et al. (1999), hanno creato un modello parziale, single commodity, con più Paesi, che descrive gli scenari dell’Organizzazione Comune di Mercato delle banane prima e dopo il 1993. Single-commodity approaches come quello appena citato condividono e aggravano i problemi dei modelli di equilibrio parziale. Le perdite e i guadagni commerciali potrebbero essere sovrastimati, perché il trasferimento di risorse tra settori non è considerato in maniera esplicita.
Lavorare con un modello single-commodity consente comunque di fornire una descrizione dettagliata di quei prodotti che potrebbero essere sostituti, nel consumo o nella produzione, di quello oggetto di studio. A sua volta, ciò potrebbe permettere un maggior livello di dettaglio sugli strumenti commerciali e sull’impatto geografico per i prodotti deperibili, con fluttuazioni stagionali. L’equilibrio parziale permette di modellare meccanismi di sostituzione imperfetta, rappresentando prodotti aventi diversa origine in modo esplicito (vedere Garcia-Alvarez-Coque et al. 2007 per un’applicazione al mercato del pomodoro fresco).

Alcune implicazioni per la ricerca

Ulteriori studi contribuiranno a fare luce su alcuni dei “miti” dell’integrazione Euro-Mediterranea. La maggior parte delle domande che erano rilevanti nel passato restano aperte per il futuro, ma la ricerca è chiamata a dare risposte più precise. Sebbene sia sempre più riconosciuto il ruolo dell’accesso al mercato dell’UE nel recare vantaggi alle esportazioni dei PTM, resta ancora molto lavoro da fare, sia sul piano metodologico che empirico.
In ogni modo, un migliore accesso al mercato agricolo dell’UE non è di per sé garanzia di successo per lo sviluppo di questi Paesi. I benefici di una completa integrazione dell’agricoltura nel libero mercato dipendono sostanzialmente dalla capacità istituzionale dei Paesi del Sud del Mediterraneo e dalle loro politiche interne. È per questo che, oltre a quella inerente ai modelli di analisi quantitativa, c’è bisogno di ulteriore ricerca sul comportamento delle istituzioni, delle organizzazioni dei produttori e degli attori individuali nei mercati dei prodotti mediterranei. Una possibile linea di sviluppo, chiaramente indicata dalla First Mediterranean Conference of Agro-food Social Scientists (Barcellona 23-25 Aprile, 2007), è quella di promuovere il coordinamento tra i vari gruppi di ricerca su temi inerenti il Mediterraneo per evitare sovrapposizioni, e poter trarre vantaggio delle potenziali sinergie. Inoltre, è necessario che i risultati dei progetti siano discussi e disseminati al di fuori della comunità scientifica.

Note

*Autori: José M. García Alvarez-Coque, Universidad Politecnica de Valencia; Josep M. Jordán Galduf, Universitat de Valencia-Estudi General .

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