L’agricoltura sociale nei Programmi di Sviluppo Rurale 2014-2020: quali opportunità

L’agricoltura sociale nei Programmi di Sviluppo Rurale 2014-2020: quali opportunità

L’Agricoltura sociale nella nuova programmazione 2014/20201

La strategia Europa 2020 si colloca in una fase storica nella quale l'Unione Europea ha come impegno prioritario il superamento della crisi economica, tramite la creazione di condizioni per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Uno dei cinque obiettivi che il documento individua è la lotta alla povertà e all'emarginazione, con un'attenzione all'inclusione attiva nella società e nel mercato dei lavoro dei gruppi più vulnerabili: persone con disabilità, minoranze etniche, immigranti e altre categorie deboli2.
Nell'ambito di questa strategia, l'Accordo di Partenariato dell'Italia per il 2014/2020 riconosce l’intimo legame tra politiche economiche e politiche sociali e, con l'Obiettivo tematico 9, "Promuovere l'inclusione sociale, combattere la povertà e ogni forma di discriminazione", fa proprie le indicazioni dell’UE. L’Accordo individua, sulla base dei fabbisogni prioritari individuati, tra le altre, alcune azioni particolarmente interessanti da questo punto di vista: promuovere l’inclusione sociale attraverso l’integrazione attiva e l’inserimento lavorativo; rafforzare l’offerta e migliorare la qualità dei servizi sociali e socio-sanitari territoriali; rafforzare l’economia sociale.
Tali principi sono stati enunciati nei regolamenti UE dei fondi Strutturali e di Investimento Europei (Sie), che hanno individuato obiettivi tematici (Fse)3 e priorità d'intervento (Fesr)4 finalizzati a "Promuovere l'inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione", e del Feamp5. In particolare, il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (Feasr)6 ha individuato "l'adoperarsi per l'inclusione sociale, la riduzione della povertà e lo sviluppo economico nelle zone rurali" quale una delle 6 priorità da perseguire nel settennio di attuazione del regolamento stesso. L'Agricoltura Sociale (AS), intesa quale insieme di interventi differenti tra loro, caratterizzati dall'uso della risorsa agricola e dall'attività con persone con differenti problematiche (Giarè, 2013), rientra a pieno titolo nell'attuale fase di programmazione della politica di sviluppo rurale, dopo essere stata già oggetto di attenzione da parte del Feasr 2007/13, quale strumento di diversificazione delle imprese anche in attività sociali.
Si rafforza un'evoluzione che, a partire dagli anni '90, ha visto sempre più le imprese agricole, in un’ottica di multifunzionalità, svolgere il proprio ruolo di produzione e, al contempo, realizzare servizi per la collettività, sia di tipo ambientale, con il presidio sul territorio e la gestione dello stesso, sia attraverso attività di tipo sociale, a beneficio di soggetti a bassa contrattualità o di fasce di popolazione per le quali risulta carente l'offerta di servizi (Di Iacovo, 2008). Cogliere questa opportunità consente tra l'altro una diversificazione e integrazione del reddito aziendale per l'imprenditore agricolo e i membri della sua famiglia, agevolando il mantenimento dell'agricoltura nelle aree rurali, ma anche in quelle periurbane, ove si assiste ad una progressiva sottrazione della terra all'attività primaria a favore dell'urbanizzazione (Fanfani, 2016).
L'agricoltura sociale, in una logica di collaborazione con le istituzioni socio-sanitarie competenti per territorio e di interventi sinergici tra vari fondi europei, può rappresentare un modello di rete e di interconnessione tra settore agricolo e servizi socio-sanitari, e questo periodo di programmazione può essere utilmente utilizzato anche per definire meglio le attività ascrivibili all’AS nei vari contesti territoriali, la cornice nella quale tali attività trovano collocazione e quali pratiche sono riconducibili all'azienda agricola.
La recente normativa nazionale7 ha sicuramente dato un impulso positivo in tal senso, avendo definito l'agricoltura sociale e individuato le tipologie principali di attività. In attesa dell'emanazione delle linee guida attuative, che meglio dettaglieranno l'attuazione della legge stessa, il perseguimento degli obiettivi tematici dell'Accordo di Partenariato e l'applicazione dei Programmi di Sviluppo Rurale (Psr) del Feasr possono contribuire a sostanziare meglio i principi cui la legge stessa si ispira.
Il presente lavoro vuole analizzare come il tema dell'AS è stato trattato nei Psr italiani e quali Misure/interventi sono stati previsti per incentivarne la diffusione. Per fare questo, si è esaminato il percorso logico che, a partire dall'analisi di contesto e dall'individuazione dei punti di forza e debolezza delle aree rurali italiane, ogni Psr ha seguito per arrivare alla formulazione di specifici fabbisogni che, correlati a Priorità e Strategie del Feasr, hanno permesso la definizione delle Misure da attivare, rintracciando in tale iter ogni riferimento riconducibile all'AS.

L'agricoltura sociale nei Programmi di Sviluppo Rurale (Psr)

In generale, l’AS si colloca all’interno della crescente domanda di servizi socio educativi ed assistenziali connessi all’agricoltura in una logica di multifunzionalità, vista come possibilità di valorizzazione, anche in senso sociale, dell’agricoltura e come opportunità di reddito e occupazione sia per le aziende, sia per i nuovi operatori. La lettura dell’AS secondo il punto di vista della multifunzionalità, condivisa da vari autori, permette di volta in volta di cogliere le potenzialità e peculiarità del fenomeno in termini di: pratica di innovazione sociale (Giarè, 2014); fonte di soluzioni per le esigenze di singoli e comunità (Giarè, 2013), con l’offerta di servizi nuovi e di percorsi innovativi di costruzione dei servizi stessi, basati sulla cooperazione tra soggetti diversi (Giarè, 2012); risposta, parziale, ma significativa, alla crisi dei servizi pubblici (Di Iacovo, 2011). Tale chiave interpretativa consente di leggere i Psr con un'attenzione particolare alla risposta delle Regioni, da un lato alle esigenze delle aziende di diversificare il proprio reddito, anche sperimentando nuovi servizi e forme di gestione, dall'altro a quelle delle fasce deboli della popolazione, maggiormente sentite nelle aree rurali. Ad eccezione della provincia autonoma di Bolzano, tutte le regioni italiane, pur se con una notevole variabilità, hanno considerato l'agricoltura sociale tra gli interventi finanziabili in diverse misure. Da un’analisi specifica dell’impianto strategico dei Psr8, si è evidenziato che sono 12 i Programmi9 che menzionano esplicitamente l’AS, mentre tre di essi (Lombardia, Calabria, Sardegna) fanno riferimento alla diversificazione e all’integrazione tra il mondo agricolo e i servizi sociali e allo sviluppo di attività economiche extra-agricole in ambito sociale. Questo rende evidente l’interesse e l’attenzione dei programmatori verso il tema dell’AS e la volontà di rafforzarlo nell’attuale periodo di programmazione.
Si sono cercate “tracce” della tematica a partire dalle analisi di contesto dei Psr, nelle quali emerge tra i punti di forza la presenza di buone pratiche ed esperienze di AS; tra i punti di debolezza delle aree di programmazione vengono tuttavia individuati lo scarso numero di aziende che diversificano verso attività ricreative, didattico-educative e sociali, la modesta propensione alla creazione di reti tra soggetti e istituzioni e alla creazione di impresa, la scarsa redditività delle attività complementari nelle aziende agricole, tutti elementi di criticità che potrebbero ridurre l’impatto degli interventi per l’AS. L’agricoltura sociale è menzionata esplicitamente nella metà dei Psr tra le Opportunità di inclusione sociale di diversificazione e innovazione per le comunità rurali, come positivo incontro tra operatori agricoli e mondo della cooperazione sociale e possibilità per gli agricoltori di erogare servizi integrativi nell’ambito della multifunzionalità dell’agricoltura, quale strumento di welfare partecipato a beneficio delle popolazioni rurali.
A fronte di un crescente interesse per la tematica, alcune regioni evidenziano tra le Minacce il rischio di una gestione scarsamente imprenditoriale dell’inclusione sociale da parte delle aziende, che potrebbe deludere le aspettative delle stesse in termini di risultati, e quello della non adattabilità delle attività produttive a determinate forme di disagio/disabilità. Le analisi regionali sottolineano inoltre il rischio crescente di esclusione economica e sociale e di peggioramento dei servizi essenziali alla popolazione, specialmente nelle aree marginali, a causa della diminuzione della capacità di spesa degli enti preposti10; l’AS potrebbe inserirsi positivamente in questi spazi che si stanno svuotando e andare a svolgere una funzione di erogazione di servizi alle comunità rurali. L’emergenza di tale funzione per l’AS trova conferma nell’esame dei Fabbisogni emersi dalle analisi di contesto dei Psr, che evidenzia la diffusa esigenza di aumentare la diversificazione e la multifunzionalità delle aziende e di migliorare i servizi alla popolazione nei territori rurali; in molti casi11 viene esplicitato il ruolo sociale riconosciuto all’agricoltura e viene manifestata la specifica esigenza di sostenere la diversificazione dell’attività delle aziende agricole verso l’offerta di servizi a carattere sociale e la creazione di sinergie tra il comparto agricolo e il mondo del sociale, anche come strumento di welfare in ambito rurale. Emerge quindi nella maggioranza dei casi una convergenza di interesse tra privato e pubblico ed una definizione più ampia del ruolo dell'agricoltura che, specialmente nelle aree rurali, è chiamata a contribuire a dare risposte anche di tipo sociale in un contesto territoriale nel quale i servizi si stanno via via impoverendo.
Le misure dei Psr che maggiormente danno un contributo all’AS sono sostanzialmente tre: la 16 “Cooperazione”, la 6 “Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese” e la 7 “Servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali”12. Nello specifico, la misura 6 partecipa prevalentemente con la sottomisura 6.4 "Sostegno a investimenti nella creazione e nello sviluppo di attività extra-agricole”, dedicata alla diversificazione; la misura 16 con la sottomisura 16.9, che riguarda la diversificazione delle attività agricole anche in attività di AS13; nel caso della misura 7 infine, in alcune regioni, gli investimenti materiali e immateriali della sottomisura 7.414 sono volti a creare o potenziare l’offerta di servizi di carattere sociale, con un collegamento con l’AS, più o meno esplicito.

Figura 1 - Psr che hanno attivato le sottomisure relative all'AS (%)

Fonte: Ns. elaborazioni su Psr 2014-2020 approvati dalla Commissione Europea

I Psr di alcune regioni hanno colto l'esigenza di un supporto conoscitivo e consulenziale alle imprese agricole che si approcciano ad un argomento nuovo quale l’AS ed in alcuni Programmi le misure 1 e 2, Formazione e Consulenza, contengono uno specifico riferimento, tra i temi oggetto di intervento, ai servizi alla popolazione rurale e all’AS; in molti altri invece vi è un generico richiamo al tema della diversificazione e/o della multifunzionalità. In tutti i casi in cui le misure di formazione e consulenza non esplicitano il riferimento al sociale, è auspicabile che i bandi prevedano anche azioni specifiche per l’AS, ove le situazioni territoriali lo richiedano.

Analisi delle misure che finanziano l'AS

Il cuore degli interventi per l’AS nei Psr 2014-2020 è nella sottomisura 16.9, che è indirizzata specificamente alla promozione e all’implementazione di servizi sociali da parte di aggregazioni di soggetti. La principale finalità della sottomisura, in tutti i 14 Psr che l’hanno attivata, è lo sviluppo di rapporti di cooperazione tra soggetti pubblici, privati, del terzo settore e, in alcuni casi, la creazione di reti o l’implementazione di nuove attività in reti già esistenti. Tale cooperazione è finalizzata alla promozione di servizi e pratiche di AS, allo svolgimento di attività socio-assistenziali, terapeutiche, educative e didattiche, formative, ricreative, di inserimento lavorativo, ecc. rivolte a fasce deboli della popolazione, categorie svantaggiate e, più in generale, alla popolazione delle aree rurali. L’innovazione introdotta tramite la sottomisura 16.9 è rappresentata quindi dal sostegno ai diversi soggetti coinvolti nella fornitura di servizi sociali, tramite una forma specifica di cooperazione per l’AS, vista come un’innovazione della multifunzionalità agricola.
I beneficiari sono raggruppamenti variamente denominati: reti, associazioni di impresa quali Ati e Ats, poli, cluster, consorzi, partenariati. In quattro Psr il beneficiario è denominato gruppo di Cooperazione (G.C.), che solo in Veneto prende il nome specifico di “G.C di agricoltura sociale/didattica”. In Emilia Romagna i beneficiari sono imprenditori agricoli singoli e/o associati in possesso di una convenzione poliennale con un ente pubblico per la fornitura di un servizio sociale e/o assistenziale (Tabella 1).
I soggetti aggregati hanno composizioni variabili di regione in regione, che riflettono sia le singole specificità, legate soprattutto alle esperienze già esistenti di AS, che le scelte operate a livello territoriale per indirizzare il settore nei prossimi anni. Il punto fermo è rappresentato comunque dalla presenza dell’azienda agricola, singola e/o associata. Interessante è rilevare che tutti i Psr, tranne quello della Toscana, specificano la presenza, nell’aggregazione, di soggetti pubblici di vario tipo (Asl e altri enti erogatori di servizi sociali e sociosanitari, regione, comuni, enti parco, istituzioni culturali, scuole, università, enti di ricerca), a testimoniare la volontà di creare/rafforzare la cooperazione tra enti pubblici e aziende in un ambito in cui le aziende agricole hanno bisogno di competenze esterne specialistiche. Circa la metà dei Psr infine prevede la presenza nelle aggregazioni di soggetti privati e del terzo settore, a comprovare la consapevolezza della necessità di creare reti e collaborazioni per affrontare questa tipologia di tematiche.

Tabella 1 - I beneficiari della sottomisura 16.9

Fonte: Ns. elaborazioni su Psr 2014-2020 approvati dalla Commissione Europea

In linea generale, nell’ambito dell’AS, oltre a finanziare la cooperazione vera e propria, quindi i costi per studi preliminari, animazione, progettazione, e funzionamento della partnership, la 16.9 finanzia le spese sostenute dal partenariato per lo svolgimento dell’attività comune, mentre le spese sostenute dai singoli “associati” per attività ordinarie e investimenti sono sovvenzionate nell’ambito delle misure 6 e 7. La tabella seguente riporta un dettaglio delle scelte regionali (Tabella 2).

Tabella 2 - Le attività della sottomisura 16.9

 

Fonte: Ns. elaborazioni su Psr 2014-2020 approvati dalla Commissione Europea

Le aggregazioni di soggetti che si costituiranno potranno erogare un ampio ventaglio di servizi definiti dai Psr (Tabella 3). In tutti i Programmi, tranne che in quello della Sicilia, si parla esplicitamente di agricoltura sociale nella descrizione dell’intervento. In vari casi compare una generica menzione a servizi sociali per le comunità locali15 o a servizi sociali in generale16; 7 Psr menzionano servizi di aggregazione e inclusione sociale17. A volte vi è una maggiore specificazione: 9 Psr prevedono l’erogazione di servizi terapeutico riabilitativi18 e 11 di servizi didattico-educativi19. 7 Psr prevedono la possibilità di erogare servizi occupazionali20 Servizi assistenziali sono previsti da Piemonte, Emilia Romagna e Basilicata, servizi formativi da Liguria e Umbria, servizi di accoglienza da Liguria, Emilia Romagna e Campania. Infine Lombardia, Calabria e Sardegna danno la possibilità di attivare progetti in materia di educazione ambientale e alimentare.

Tabella 3 - I servizi attivabili con la sottomisura 16.9

Fonte: Ns. elaborazioni su Psr 2014-2020 approvati dalla Commissione Europea

Con la 16.9, viene quindi promosso un cambiamento culturale tra i soggetti parteciparti alla cooperazione, attraverso il coinvolgimento delle realtà territoriali con un approccio cooperativo e la costruzione di relazioni, nel tentativo di dare risposta all’esigenza di welfare diffusa nelle aree rurali tramite la fornitura di servizi alla comunità.
Gli interventi previsti dai progetti di cooperazione vengono finanziati dalle misure 6 e 7, che supportano la diversificazione e gli investimenti finalizzati all’offerta di servizi. La misura 6 “Sviluppo delle aziende agricole e delle imprese” sostiene, oltre all’avviamento di impresa per giovani agricoltori e per lo sviluppo di piccole aziende agricole, la diversificazione delle aziende stesse e la creazione e lo sviluppo di attività extra agricole. La sottomisura 6.4 in particolare, prevista dalla quasi totalità dei Psr, è declinata in due operazioni: la 6.4.1, rivolta alle imprese agricole, ha l’obiettivo di stimolare la diversificazione aziendale, anche attraverso l’offerta di servizi di carattere sociale alle popolazioni rurali o a specifiche categorie di persone svantaggiate; la 6.4.2, rivolta a micro e piccole imprese non agricole nonché a persone fisiche in aree rurali, ha l’obiettivo di diversificare l’economia di tali aree incentivando l’avvio e lo sviluppo di nuove imprese extra-agricole. Inoltre, la sottomisura 6.2 “Aiuto all’avviamento aziendale di attività non agricole in aree rurali” prevede contributi per l’avviamento di impresa per attività extra-agricole, concessi alle micro e piccole imprese, alle persone fisiche, agli agricoltori e coadiuvanti familiari. Le attività finanziate in ambito sociale sono, tra le altre, direttamente l’AS, lo start up di impresa, i servizi educativi e terapeutico riabilitativi, servizi alla popolazione rurale e alla persona, fattorie didattiche, oltre che attività ricreative, didattico culturali e servizi occupazionali-formativi.
Il numero consistente di regioni che hanno affidato alle suddette sottomisure il ruolo di incidere sull’AS testimonia la valorizzazione in atto della multifunzionalità delle imprese agricole, alle quali si chiede di ampliare la gamma di servizi offerti al territorio e specificamente di servizi a carattere sociale.
Nell’ambito della misura 7 infine, “Servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali”, anche la sottomisura 7.4, prevista da 13 Psr, sostiene in 8 casi investimenti finalizzati all’offerta di servizi rivolti a fasce deboli della popolazione, quali bambini, anziani, persone con disabilità, in ambito sociale (sanitario, assistenziale, ricreativo, culturale, servizi per l’invecchiamento attivo), educativo, occupazionale, di trasporto. La sottomisura individua, quali beneficiari, oltre che gli enti pubblici, dalle regioni, alle province e comuni agli enti parco, alle aziende sanitarie, anche le fondazioni, le associazioni senza scopo di lucro e le cooperative sociali, aprendo quindi al terzo settore la possibilità di accedere a tali finanziamenti.

Considerazioni conclusive

Questo periodo di programmazione offre varie opportunità alla crescita dell'agricoltura sociale: maggiore attenzione alla tematica sia nell'Accordo di Partenariato, che da parte del Feasr e dei Psr in fase di analisi dei fabbisogni e di redazione delle misure, presenza di fondi dedicati, la cui l'entità sarà nota soltanto nella fase attuativa dei bandi, variabilità ed integrazione di soggetti e servizi riconducibili all’inclusione sociale. L'attenzione posta dalle Regioni alla tematica è differenziata e risente delle situazioni territoriali: in alcuni casi l'AS è una realtà consolidata sia nella prassi che nell'impianto legislativo (si pensi al Lazio, alla Campania, all'Umbria, alla Toscana ad es.), in altri è una sfida che le Amministrazioni intendono raccogliere nella consapevolezza delle potenzialità di tale pratica nel contribuire a fornire risposte al tema dell'inclusione sociale delle fasce deboli della popolazione e al mondo agricolo, come possibile integrazione di reddito in una logica di multifunzionalità.
La pubblicazione di una legge specifica nel 2015, la cui piena operatività sarà definita nel breve periodo con l'emanazione del regolamento attuativo, è un altro segnale di grande interesse a sistematizzazione di tale tematica, essendo l'agricoltura sociale operativa già in molte regioni italiane. È una fase quindi che apre ampie possibilità allo sviluppo e al consolidamento di realtà di agricoltura sociale, nella quale il ruolo degli attori può essere determinante per orientare le scelte attuative a livello regionale e per monitorarne la realizzazione.

Riferimenti bibliografici

  • Di Iacovo F. (2011), “Agricoltura sociale: la produzione innovativa di salute”, in Cirulli F., Berry A., Borgi M., Francia N., Alleva E. (Ed.) L’agricoltura sociale come opportunità di sviluppo rurale sostenibile: prospettive di applicazione nel campo della salute mentale, Istituto Superiore di Sanità (Rapporti Istisan 11/29), Roma

  • Di Iacovo F. (2008), Agricoltura sociale: quando le campagne coltivano valori, Franco Angeli, Milano

  • Fanfani D. (2016), La governance integrata delle aree agricole periurbane, Agriregionieuropa, anno 12, n. 44

  • Finuola R. e Pascale A. (a cura) (2008), L'agricoltura sociale nelle politiche pubbliche, Quaderni Rete Leader

  • Giarè F. (2012), Agricoltura sociale e sviluppo, Rrn Magazine, rivista della Rete Rurale Nazionale, n. 4/2012

  • Giarè F. (2013), Coltivare salute: agricoltura sociale e nuove ipotesi di welfare, Atti del seminario, Roma, Ministero della Salute, 18 ottobre 2012, Inea, Roma

  • Giarè F. (a cura) (2014), Agricoltura sociale e civica, Inea, Roma

  • Rrn Magazine (2012), Agricoltura e sociale: le risposte dell'agricoltura ai bisogni della società, Mipaaf

  • Segrè A. (2012), Economia a colori, Einaudi editore

Siti di riferimento

  • 1. Il lavoro è un’elaborazione critica del documento “L'agricoltura sociale nella nuova programmazione 2014/2020” realizzato dal Crea, Centro Politiche e Bioeconomia, e pubblicato in www.reterurale.it, aprile 2016, Roma. Il documento è stato redatto dagli autori nell’ambito del progetto “Promozione e supporto alla diffusione dell’Agricoltura sociale”, Rete Rurale Nazionale 2014-2020.
  • 2. Comunicazione Della Commissione Europa 2020 “Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, Iniziativa faro "Piattaforma europea contro la povertà".
  • 3. Reg. (UE) n. 1304/2013.
  • 4. Reg. (UE) n. 1301/2013.
  • 5. Reg. (UE) n. 508/2014.
  • 6. Reg. (UE) n. 1305/2013, art. 5.
  • 7. Legge n. 141/2015.
  • 8. L’analisi dei Psr italiani in riferimento al tema dell’AS è stata condotta “a monte” delle Misure ed ha interessato l’intero percorso logico che porta alla definizione delle stesse. È stata realizzata partendo dall’Analisi swot (analisi del contesto), in cui, dall’esame dei Punti di forza e di Debolezza, Opportunità e Minacce, si perviene alla formulazione di specifici Fabbisogni; successivamente sono state analizzate le Priorità e le Strategie correlate, definite in riferimento ai fabbisogni, nonché  gli obiettivi e gli interventi in cui vengono tradotte le strategie.
  • 9. Veneto, Umbria, Liguria, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia, Sicilia.
  • 10. Veneto, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Sicilia.
  • 11. Umbria, Liguria, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Marche, Abruzzo, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia.
  • 12. Art. 20 del Reg. (UE) 1305/2013.
  • 13. La sottomisura 16.9 è denominata “Sostegno per la diversificazione delle attività agricole in attività riguardanti l’assistenza sanitaria, l’integrazione sociale, l’agricoltura sostenuta dalla comunità e l’educazione ambientale e alimentare”.
  • 14. La sottomisura 7.4 è denominata “Sostegno a investimenti finalizzati all'introduzione, al miglioramento o all'espansione di servizi di base a livello locale per la popolazione rurale, comprese le attività culturali e ricreative, e della relativa infrastruttura”.
  • 15. Umbria, Marche, Lazio, Basilicata, Sicilia.
  • 16. Piemonte, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Campania, Sicilia.
  • 17. Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Campania, Calabria, Sardegna.
  • 18. Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Calabria, Sardegna.
  • 19. Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia.
  • 20. Piemonte, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Campania.
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