Pei e Gruppi operativi per l'innovazione nella Regione Emilia-Romagna

Pei e Gruppi operativi per l'innovazione nella Regione Emilia-Romagna

Introduzione

L’agricoltura dell’Emilia Romagna è caratterizzata da un modello di elevata integrazione tra il sapere scientifico e la sua applicazione pratica alla produzione.
La strategia attuata per favorire tale integrazione nel tempo si è modificata: si è passati da una fase in cui il ruolo della Regione era preminente, ad una successiva in cui il rapporto fra imprese agricole e Regione era mediato da gli enti organizzatori della domanda di ricerca (Eor) costituiti da un'apposita legge, alla fase attuale in cui l’impresa agricola risulta sempre più protagonista.

Il passato
Fin dagli anni ’80, la Regione è intervenuta, con un ruolo propositivo, volto a stimolare la creazione di idee, di innovazione e a favorire il trasferimento di queste al mondo agricolo ed alle imprese. La Regione ha favorito l’aggregazione e la valorizzazione dei diversi organismi scientifici presenti sul territorio (Università, Cnr, Enea, Istituti sperimentali dei Ministeri), delle Aziende Sperimentali e degli altri enti regionali che nei diversi settori si occupavano di ricerca e di extension per affrontare le tematiche emergenti ed attuare azioni di trasferimento dei risultati presso le Aziende.
In quel periodo, significativo è stato l’avvio della strategia di lotta guidata (metodologia agronomica che prevede l'introduzione di una comparazione tra costi e benefici del trattamento chimico che si concretizza nel concetto di soglia d'intervento) poi evolutasi verso la lotta integrata (pratica di difesa delle colture che prevede una drastica riduzione dell'uso di fitofarmaci mettendo in atto diversi accorgimenti). Infine, si è arrivati alla produzione integrata, ossia un sistema agricolo di produzione a basso impatto ambientale, che prevede l'uso coordinato e razionale di tutti i fattori della produzione, allo scopo di ridurre al minimo il ricorso a mezzi tecnici che hanno un impatto sull'ambiente o sulla salute dei consumatori. Produzione integrata che ha consentito la realizzazione annuale dei disciplinari di produzione, che coprono ormai tutte le colture regionali. A conferma della validità del metodo vi è la sua adozione a livello nazionale.
Parallelamente, è aumentato il peso ed il coinvolgimento dei produttori e delle imprese agricole, che si sono organizzati al fine di riuscire a fare emergere, in maniera strutturata, i fabbisogni di ricerca e di innovazione necessari al consolidamento ed allo sviluppo dei diversi comparti agricoli regionali. In particolare, sono quindi stati costituiti gli enti organizzatori della domanda di ricerca (Eor), organismi di diritto privato, che hanno il compito di favorire la definizione dei fabbisogni, l’organizzazione dell’attività pratica di ricerca e sperimentazione, e la diffusione dei risultati.

Il ciclo di vita dell'innovazione
Con l’approvazione della Legge Regionale dell’11 agosto 1998, n. 28 “Promozione dei servizi di sviluppo al sistema agro-alimentare”, è stato confermato il ruolo fondamentale della ricerca e sperimentazione per il corretto sviluppo del settore agro-alimentare, nel rispetto delle risorse ambientali, umane ed economiche.
La legge coinvolge i produttori agricoli in tutta la fase di messa a punto delle innovazioni, attribuendo ad essi un ruolo determinante nella stimolazione e proposizione della domanda di ricerca, responsabilizzandoli attraverso la compartecipazione finanziaria. Ha inoltre previsto l'attività di "organizzazione della domanda di ricerca" come punto di incontro fra le diverse istanze del mondo produttivo e le proposte del mondo scientifico, individuando la figura degli "Enti organizzatori della ricerca". Si tratta di enti di rilievo regionale che ordinariamente svolgono attività di organizzazione dei programmi di ricerca, coordinano e garantiscono la diffusione dei risultati delle ricerche direttamente o tramite affidamento a terzi.
Il modello attuato in Emilia-Romagna ha permesso di far emergere le esigenze di ricerca e sviluppo e di organizzare il “ciclo di vita dell’innovazione” attraverso le seguenti fasi:

  • organizzazione della domanda di innovazione, in linea con le politiche regionali e con le esigenze del comparto produttivi.
  • gestione delle attività e dei rapporti con le Istituzioni scientifiche coinvolte;
  • sviluppo diretto di specifiche attività di ricerca applicata, sperimentazione e dimostrazione, in stretto collegamento con il comparto produttivo;
  • trasferimento dei risultati acquisiti al sistema produttivo che ha generato l’esigenza di innovazione, affinché il risultato sia reso disponibile a tutti i produttori regionali per le attività di pubblica utilità e/o in maniera esclusiva nei casi in cui occorre salvaguardare l’azione competitiva delle imprese coinvolte e disponibili ad investire in maniera significativa.

Il modello non indirizza la produzione di innovazione, se non nel perseguimento degli obiettivi macro previsti all’interno del Programma poliennale dei servizi (Strumento di programmazione previsto dalla L.R. 28/98). Si tratta di un’organizzazione più dinamica di domanda e di offerta di tecnologie e conoscenze rispetto alla quale l’intervento regionale si limita a sostenere, attraverso un contributo, le proposte più innovative e più aderenti alle generali esigenze del territorio e delle imprese.
I progetti realizzati hanno permesso di aggregare diverse Unità Operative di varia natura, dal mondo scientifico a quello produttivo; l'Università è stata presente come Unità Operativa nel 93% dei casi.
Negli anni di applicazione, la Legge 28/98 è riuscita a stimolare un ampio panorama di progetti e di idee, e a coinvolgere direttamente o attraverso il sistema degli enti per l’organizzazione della ricerca un numero estremamente elevato di soggetti.
Le risorse che la Regione Emilia Romagna, dal 1999 al 2014, ha impegnato complessivamente per l’attuazione della legge sono state circa 178 milioni di Euro ed hanno rappresentato, in termini assoluti, un rilevante impegno diretto della Regione.
Un elemento positivo dell’applicazione della legge è stato l’aumento del livello di partecipazione economica dei beneficiari, quindi la diminuzione del contributo richiesto alla Regione sulle spese di progetto che è passato da una media del 90% dei primi anni ad una media attorno al 70% degli ultimi anni di applicazione.
Sono stati peraltro effettuati bandi a carattere precompetitivo con una contribuzione pubblica del 45% e con i risultati di esclusivo utilizzo dei beneficiari, che hanno suscitato un elevato livello di partecipazione da parte delle imprese.

La partecipazione delle imprese

Con il passare degli anni, le risorse direttamente destinate dalla Regione alla ricerca sono diminuite, ma grazie al Programma di Sviluppo Rurale regionale 2007-2013 si è potuto sostenere “il ciclo di vita dell'innovazione”, inoltre è aumentato sempre più il ruolo dell'impresa nella decisione del tipo di innovazione da sostenere.
Nella precedente programmazione è stata infatti attivata la misura 124 “Cooperazione per lo sviluppo di nuovi prodotti, processi e tecnologie” i cui beneficiari sono state le imprese agricole in cooperazione con i centri di ricerca e gli enti organizzatori della ricerca.
La domanda di finanziamento poteva essere presentata solo da imprese agricole che si rivolgevano direttamente agli enti di ricerca per soddisfare le proprie esigenze di innovazioni e risolvere così le problematiche aziendali.
Complessivamente sono state ammesse a finanziamento 86 iniziative progettuali nell’ambito della misura 124. Si è trattato di 42 iniziative di cooperazione relative all’approccio di filiera e 44 iniziative relative all’approccio individuale per un investimento pubblico pari a circa 14 milioni di Euro.
Questa esperienza ha contribuito a creare o rafforzare i rapporti tra le imprese, le filiere e i centri di ricerca presenti sul territorio regionale ed ad aumentare la consapevolezza delle imprese nei confronti dell’importanza di introdurre innovazione in azienda per salvaguardare la competitività e più i generale risolvere problematiche aziendali di qualsiasi tipo: dalla logistica, alla organizzazione ambientale o alle questioni ambientali.
Il quadro sinteticamente delineato evidenzia come l’evoluzione del sistema regionale della conoscenza abbia portato nel tempo le imprese e le istituzioni coinvolte ad essere pronti a cogliere le nuove opportunità offerte dai nuovi strumenti della politica comunitaria per l’innovazione in agricoltura che mettono al centro l’impresa agricola.

Il quadro programmatico e delle priorità attuali
Per quanto riguarda la situazione attuale, gli obbiettivi programmatici sono stati definiti nel quadro delle indicazioni e dei riferimenti comunitari all’interno della strategia S3 (Smart Specialization Strategy), condizionalità ex ante richiesta dalla Commissione Europea per l’approvazione dei programmi operativi rispetto agli obiettivi della ricerca e dell’innovazione.
La strategia S3 dell'Emilia-Romagna, definita dal quadro politico sulla base dell'importanza dei vari comparti produttivi presenti sul territorio e sulle tendenze in atto, è focalizzata sui punti di forza e gli ambiti di alta specializzazione presenti in regione, sugli ambiti che risultano a più alto potenziale di crescita, sul rafforzamento strutturale, sul cambiamento nel senso della sostenibilità intelligente e dell'inclusività, sull'incremento (nonché sulla qualificazione) occupazionale. Alla base della S3 vi è il tentativo di evitare la dispersione di risorse, puntando su obiettivi concreti ed efficaci. In particolare, fra gli ambiti di alta specializzazione, rilevanza territoriale ed occupazione presenti nel territorio regionale vi è il sistema agroalimentare. La S3 individua, per il sistema agroalimentare, gli ambiti e gli orientamenti specifici illustrati nella tabella 1.

Tabella 1 – Ambiti e orientamenti specifici per il sistema agroalimentare

Fonte: Deliberazione Assemblea Legislativa Emilia-Romagna n. 164/25 giugno 2014

Dall’incrocio delle traiettorie individuate dalla S3 con l’analisi Swot e con i fabbisogni individuati dal Psr, sono state definite le priorità specifiche per l’innovazione, finalizzate a perseguire gli obiettivi delle diverse focus area. Il risultato per i diversi ambiti è evidenziato nelle tabelle 2-5, nelle quali vengono descritte le priorità per i diversi ambiti individuati.

Tabella 2 – Priorità per l’ambito “Catena del valore green e smart

P2A - Migliorare le prestazioni economiche di tutte le aziende agricole e incoraggiare la ristrutturazione e l'ammodernamento delle aziende agricole, in particolare per aumentare la quota di mercato e l'orientamento al mercato nonché la diversificazione delle attività
P3A - Migliorare la competitività dei produttori primari integrandoli meglio nella filiera agroalimentare attraverso i regimi di qualità, la creazione di un valore aggiunto per i prodotti agricoli, la promozione dei prodotti nei mercati locali, le filiere corte, le associazioni e organizzazioni di produttori e le organizzazioni interprofessionali
P4A - Salvaguardia, ripristino e miglioramento della biodiversità, compreso nelle zone Natura 2000 e nelle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici, nell'agricoltura ad alto valore naturalistico, nonché dell'assetto paesaggistico dell'Europa
P4B - Migliore gestione delle risorse idriche, compresa la gestione dei fertilizzanti e dei pesticidi
P4C - Prevenzione dell'erosione dei suoli e migliore gestione degli stessi
P5A - Rendere più efficiente l'uso dell'acqua nell'agricoltura
P5C - Favorire l'approvvigionamento e l'utilizzo di fonti di energia rinnovabili, sottoprodotti, materiali di scarto e residui e altre materie grezze non alimentari ai fini della bioeconomia
P5D - Ridurre le emissioni di gas a effetto serra e di ammoniaca prodotte dall'agricoltura
P5E - Promuovere la conservazione e il sequestro del carbonio nel settore agricolo e forestale
Fonte: ns. elaborazioni

Tabella 3 – Priorità per l’ambito “Filiere alimentari integrate e sostenibili”

Legenda riportata in tabella 2
Fonte: ns. elaborazioni

 

Tabella 4 – Priorità per l’ambito “Alimentazione e salute”

Legenda riportata in tabella 2
Fonte: ns. elaborazioni

 

 

Tabella 5 – Priorità per l’ambito “Innovazione e sostenibilità nei processi e nei prodotti alimentari”

Legenda riportata in tabella 2
Fonte: ns. elaborazioni

Le priorità così definite orienteranno la valutazione dei piani presentati dai Gruppi operativi nell’ambito del Psr.

I Gruppi Operativi del Partenariato europeo per l'innovazione (Pei)

Per conseguire gli obiettivi previsti dal Psr in coerenza con le priorità individuate dalla strategia regionale di ricerca e innovazione per la specializzazione intelligente, la Regione in accordo con quanto previsto dall'Unione Europea – ha attivato i Gruppi Operativi (GO) per l’Innovazione. Un nuovo ed importante strumento introdotto nell’attuale programmazione del Feasr per stimolare il ciclo dell'innovazione nel settore agricolo e favorire la partecipazione del mondo agricolo agli strumenti di promozione della ricerca europea, in primis Horizon 2020
Operativamente, gli elementi peculiari della scelta regionale possono essere così sintetizzati:

  • candidatura del GO, dotato di Regolamento interno e Piano, in unica soluzione, senza passare per un avviso pubblico preliminare, teso a verificare le candidature di potenziali Gruppi Operativi non ancora dotati di strumenti operativi consolidati. Tale scelta è stata fatta in quanto si è ritenuto che il passaggio preliminare (la candidatura di teorici GO) possa allungare i tempi e rendere più complesso il procedimento.
  • Utilizzo della modalità della sovvenzione globale prevista dal Regolamento (UE) 1305/2013 art.35 comma 6. La sovvenzione globale consente di imputare a carico di un unico progetto tutti i costi: quelli di cooperazione e quelli diretti dei progetti realizzati. In particolare, si è ritenuto che tale modalità possa rendere meno complessa la gestione dei procedimenti e delle domande diversamente da una gestione di progetti integrati che utilizzino diversi tipi di operazione.
  • Differenziazione del contributo per focus area. Si prevede un contributo del 70% per le priorità competitive (2 e 3), del 90% per quelle ambientali fino ad arrivare al 100% per la priorità. 5E (Promuovere la conservazione e il sequestro del carbonio nel settore agricolo e forestale).Tale scelta è stata fatta per stimolare progetti di innovazione con ricadute ambientali e quindi di interesse più generale che sarebbero di più difficile realizzazione da parte di privati nel caso di contribuzione più ridotta.
  • Premialità nella valutazione per i piani dei GO che prevedono attività di formazione o consulenza.

Le risorse destinate al tipo di operazione 16.1.1 (Gruppi operativi del Pei per la produttività e la sostenibilità dell'agricoltura) si evincono dalla tabella 6 che evidenzia anche la ripartizione per focus area e la previsione di suddivisione delle risorse per anno di programmazione.
Come si vede, si è scelto di concentrare l’uscita degli avvisi pubblici nel primo triennio al fine di rendere tempestiva la disponibilità di risorse per le imprese e ridurre il rischio di disimpegno.
Le risorse complessivamente destinate alle focus area competitive ammontano complessivamente a 25.691 mila Euro pari al 51,4% del budget destinato all’intera operazione, mentre le risorse destinate all’ambiente ammontano a 24.331 mila euro pari al 48,6%.

Tabella 6 – Risorse destinate alla operazione 16.1.1 con ripartizione delle risorse per anno di programmazione

Legenda riportata in tabella 2
Fonte: ns. elaborazioni

Tabella 7 – Risorse destinate alle Misure 01 e 02

Fonte: ns. elaborazioni

Un’indicazione dell’impegno della Regione Emilia-Romagna nel sostenere ed incentivare “il sistema conoscenza” la si ottiene osservando le risorse complessivamente investite nella Misura 1, 2 e 16.
Per il trasferimento di conoscenze e azioni di informazioni (M01) l’impegno complessivo nei sette anni di programmazione del Psr è previsto in 21,7 milioni di euro ai quali vanno ad aggiungersi gli 8,4 milioni di euro per i servizi di consulenza, di sostituzione e di assistenza alla gestione delle aziende agricole (M02) per un totale di 30,2 milioni di euro.
A queste risorse devono aggiungersi i 63,2 milioni di euro della Misura 16 (Cooperazione) suddivisi in 50,0 milioni di euro riservati alla operazione 16.1.1 che riguarda progetti di cooperazione di carattere innovativo e 13 milioni di euro destinati alle altre operazione della Misura che prevedono il sostegno alla cooperazione in generale.
Si tratta di un impegno complessivo per stimolare l’innovazione e consentire la circolazione e la divulgazione delle innovazioni sperimentate di quasi 93 milioni e 400 mila euro, che corrispondono a circa l’8% della dotazione del Programma di Sviluppo Rurale (1,19 miliardi di euro). Ingenti risorse finanziarie che hanno come obiettivo quello di migliorare la competitività delle imprese, la gestione delle risorse e le performance ambientali delle filiere e dei sistemi economici rurali, per lo sviluppo non solo del settore primario, ma anche delle aree rurali del territorio regionale.

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