L'acqua ad uso irriguo in un distretto risicolo: valutazione economica in differenti condizioni di pricing

L'acqua ad uso irriguo in un distretto risicolo: valutazione economica in differenti condizioni di pricing
a Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali

Introduzione1

L’acqua costituisce un elemento essenziale per tutti gli ambiti di interesse economico, sociale ed ambientale. In agricoltura rappresenta un fattore produttivo fondamentale per ottenere produzioni agricole sufficienti o, nelle aree temperate, per stabilizzare le rese e ridurre il rischio di significative perdite di prodotto (Tarimo et al., 1998; Iglesias et al., 2005; Ippc, 2011).
Tuttavia, anche in contesti agricoli propriamente irrigui, laddove la disponibilità idrica non è tradizionalmente limitante, il decremento delle quantità a disposizione del settore rappresenta a tutt’oggi una possibilità concreta. I fenomeni connessi al climate change (Fischler et al., 2007), l’aumento demografico e la rapida urbanizzazione stanno progressivamente provocando una riduzione quantitativa della risorsa fruibile, accentuandone il conflitto d’uso tra i diversi settori a seguito di un’aumentata richiesta da parte di ognuno. In questo contesto, un eccesso di domanda rispetto alla effettiva possibilità di impiego, determina un insufficiente soddisfacimento dei fabbisogni, inasprendo gli effetti di una diminuita utilizzabilità (Unep, 1999). Queste conseguenze si traducono per le aziende agricole coinvolte in modificate capacità produttive ed economiche, che incidono a lungo termine sulla loro competitività e gravano sulla possibilità delle stesse a proseguire l’attività.
Limitare gli sprechi della risorsa e favorirne un uso efficiente ed equo volto alla sua protezione, costituisce una strategia per affrontarne la scarsità. Quantificare i costi di approvvigionamento idrico assume dunque importanza crescente, mentre la stima dei costi di irrigazione rappresenta un valido supporto alle decisioni normative in materia di regolazione dell’offerta e possiede un forte potere di indirizzo che permette ai decisori di operare scelte informate e consapevoli per fronteggiare situazioni di carenza idrica.

Tariffazione e costo della risorsa

La Direttiva Quadro sulle acque (Dqa, Dir. 60/2000/EC), nell’ottica di perseguire tale logica, esorta gli stati membri ad adottare strumenti economici per migliorare l’efficienza di allocazione della risorsa, e ad introdurre il cosiddetto “costo pieno”, affinché l’utente finale paghi un prezzo sufficientemente alto da recuperare tutte le voci di costo conseguenti l’utilizzo. A tal proposito la Dqa spinge verso un sistema di pricing basato sulle quantità effettivamente addotte: una tariffa volumetrica può rappresentare un metodo di tariffazione più trasparente ed efficiente (Tsur, 2003), cui conseguono uno sfruttamento più consapevole della risorsa, ma anche alti costi per il controllo puntuale dei consumi. Al contrario, tariffazioni indirette non responsabilizzano gli utenti finali ad un uso razionale dell’acqua (Johansson, 2000): esse tendono a non favorire pratiche virtuose, ma in alcuni casi potrebbero rappresentare la soluzione più consigliabile, poiché relativamente più semplici da adottare (Giannoccaro et al., 2007). Se da una parte l’adozione di un prezzo di fornitura politico si rivela spesso un sistema gestionale inefficiente, perfezionamento una sua modifica può causare effetti indesiderati sulle scelte produttive degli agricoltori, od avere implicazioni ambientali non immediatamente ipotizzabili, anche con significativi impatti di carattere paesaggistico e ambientale.
Poiché le tariffe comunemente applicate risultano incoerenti non tanto con le finalità di recupero del costo dei servizi idrici quanto con la necessità di incentivare usi efficienti ed evitare sprechi, è importante verificare gli effetti derivanti da differenti modalità di tariffazione ed il loro impatto sul sistema produttivo agricolo.

Obiettivi e metodologia di analisi

Al fine di valutare come un diverso sistema di tariffazione dell’acqua irrigua possa influenzare le strategie gestionali e le performance economiche aziendali, è stata condotta un’analisi in un peculiare contesto agricolo lombardo attraverso l’implementazione di un modello di programmazione, a partire sia da dati strutturali e gestionali raccolti presso aziende campione che dai risultati di sperimentazioni condotte presso il Centro Ricerche sul Riso dell’Ente Nazionale Risi. L’analisi ha riguardato un distretto irriguo risicolo della Lomellina nel quale, accanto alla conduzione tradizionale della risaia, sono presenti nuove forme gestionali che dipendono sia dalla modalità di fornitura da parte del consorzio irriguo, sia dal metodo di gestione agronomica e irrigua adottato all’interno delle aziende (Tabella 1). Ogni sistema di conduzione della risaia si caratterizza per specifici consumi idrici, costi di irrigazione, resa della coltura.
È stato utilizzato un modello di ottimizzazione nel quale la funzione obiettivo riguarda la massimizzazione del reddito lordo del gruppo di aziende facenti parte del distretto irriguo. Al variare delle modalità di tariffazione dell’acqua il modello restituisce quanta superficie ogni azienda gestisce con ciascuno dei metodi agronomico-irrigui considerati.
I vincoli del modello riguardano principalmente la disponibilità di terra e di acqua. Per quanto riguarda il fattore terra ogni azienda è vincolata alla superficie aziendale disponibile. Relativamente al fattore acqua la somma delle quantità utilizzate delle aziende del comprensorio è stata imposta non superiore a quella erogata dal consorzio irriguo e, inoltre, è stato imposto che i sistemi basati sulla dispensa continua non possano essere impiegati sui terreni serviti con dispensa turnata e viceversa.

Tabella 1 - Caratteristiche delle tipologie di gestione agronomica e irrigua dei terreni del comprensorio irriguo analizzato

Nella situazione attuale (Rif) la tariffa di fornitura dell’acqua nel comprensorio analizzato è mediamente pari a 278 €/ha che, rapportata ai volumi distribuiti nel corso della stagione irrigua, corrisponde a 0,017 €/m3. Tariffe volumetriche crescenti tendono, come previsto, a spingere le imprese a spostarsi verso sistemi irrigui che utilizzano minori volumi d’acqua, anche se le rese risultano leggermente inferiori.

Figura 1 - Gestione ottimale delle superfici in diverse condizioni tariffarie

Figura 2 - I costi di irrigazione nei diversi scenari ottimizzati (Rif.= 100)

Per contro i costi aziendali di gestione dell’acqua all’interno dell’azienda risultano sostanzialmente costanti in ciascuna tipologia irrigua, attestandosi intorno ai 720 €/ha, che rispetto ai volumi movimentati corrispondono a 0,045 €/m3. Ciò dipende essenzialmente dal fatto che l’irrigazione avviene per gravità e i consumi energetici sono trascurabili. Le voci rilevanti risultano essere la manutenzione della rete aziendale e la manodopera, costi che dipendono molto poco dai volumi gestiti e che risultano poco comprimibili al diminuire della quantità d’acqua distribuita.
In termini di produttività economica dell’acqua, espressa come rapporto tra quantità di acqua distribuita e valore della produzione ottenuta, l’incremento della tariffa porta a miglioramenti non particolarmente significativi, passando da 0,95 €/m3, con tariffa pari a 0,017, a 1,12 €/m3 nel caso di tariffa pari a 0,18. Ciò significa che un aumento della tariffa di 10 volte determina un incremento della produttività del 18%.
I risultati ottenuti dalla simulazione mettono in evidenza il principale elemento di criticità associato al sistema irriguo dell’area di studio e, più in generale, della pianura irrigua lombarda e padana: la rigidità dell’offerta. Il modello si è necessariamente adattato a tale rigidità impedendo che terreni riforniti con dispensa continua potessero passare a dispensa turnata e viceversa. Tale rigidità è evidenziata nelle figure 1 e 2, dove in corrispondenza delle tariffe più elevate vengono esclusi dalla produzione i terreni alimentati con dispensa continua, associati a volumi d’acqua particolarmente ingenti e, per tale motivo, soggetti a costi di irrigazione che rendono negativi i margini lordi.

Conclusioni

L’adozione di una tariffa volumetrica appare come una soluzione dagli effetti contrastanti. Se da una parte essa rappresenta un valido incentivo per la diversificazione delle tecniche irrigue verso un maggiore water-saving, essa si accompagna inevitabilmente ad effetti economici (diminuzione dei margini), causati dalla necessità di applicare livelli della tariffa sufficientemente incentivanti al contenimento delle quantità utilizzate. Ciò induce anche a riconsiderare il concetto di efficienza nell’uso del fattore acqua, che appare oggi relativamente elevata, stante la capacità del sistema di movimentare enormi volumi con costi di gestione modesti. Il modello evidenzia come tali costi aziendali di irrigazione risultano inoltre poco comprimibili tanto che alla riduzione dei volumi distribuiti tali costi variano solo leggermente.
Va comunque rilevato che l’introduzione di tariffe volumetriche deve essere accompagnata da valutazioni accurate circa due aspetti di estrema rilevanza. Il primo riguarda la necessità di superamento della rigidità dell’offerta che ancora regola i sistemi di fornitura praticati dai consorzi di bonifica e irrigazione. Ciò richiede necessariamente profonde ristrutturazioni nel sistema di fornitura e nuove modalità di circolazione e misurazione delle portate. Tra gli effetti di tale rigidità, unita all’incremento delle tariffe potrebbe determinare anche una sostanziale riduzione dei consumi idrici consortili a scapito dei prelievi da pozzi e fonti private e la necessità di modifiche gestionali e/o produttive sostanziali - dalla riduzione della superficie irrigata, alla diversificazione colturale verso colture meno idro-esigenti, all’incremento dell’efficienza di distribuzione, ad un diverso metodo di somministrazione dell’acqua (Dono et al., 2006; Giannoccaro et al., 2007; Bartolini et al., 2007) - che si traducono talvolta in una significativa diminuzione del reddito aziendale e con essa della produttività (Kassam e Smith, 2001; Molden, 1997) cui l’acqua irrigua contribuisce.
Il secondo aspetto riguarda il ruolo non solo produttivo assunto dal sistema irriguo presente nelle risaie, non semplicemente nell’area di studio ma in tutta la risicoltura dell’area lombardo-piemontese. La circolazione di elevatissimi volumi d’acqua ha effetti rilevanti sugli interscambi tra diversi corpi idrici superficiali e tra questi e quelli sotterranei, così come sugli habitat che si sono venuti costituendo nel tempo e che hanno assunto una importante funzione ecosistemica riconosciuta a livello comunitario (Zps Risaie della Lomellina). Per questo motivo il concetto di risparmio idrico va attentamente valutato anche alla luce delle funzioni ambientali che i sistemi irrigui tradizionali assolvono in vaste porzioni di territorio.
Va in conclusione sottolineato che l’introduzione di strumenti atti a regolare la domanda di acqua irrigua e a ricondurne l’uso all’interno delle dinamiche di mercato come avviene per gli altri fattori produttivi, non può avvenire prescindendo da attente considerazioni circa le interazioni che si vengono a generare con gli altri usi dell’acqua, produttivi e non, con particolare attenzione ai diritti d’uso che regolano da secoli l’attività agricola in molte aree rurali.

Riferimenti bibliografici

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  • 1. Ricerca svolta grazie al finanziamento di Regione Lombardia, fondo per la promozione di Accordi Istituzionali, progetto BIOGESTECA 15083/RCC.
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