Determinanti socio-economiche dell’obesità

Determinanti socio-economiche dell’obesità
a Università di Milano, Dipartimento di Economia e Politica Agraria, Agroalimentare e Ambientale
b Università di Milano

Introduzione

Da alcuni anni in numerosi paesi industrializzati, e persino in alcuni paesi in via di sviluppo, si assiste ad una espansione della fascia di popolazione caratterizzata da condizioni di sovrappeso e obesità. Secondo recenti stime della World Health Organization, gli individui (con più di 15 anni) in sovrappeso risultano essere 1,6 miliardi e di questi 400 milioni sono patologicamente obesi (1) (Who, 2006). Molteplici sono i problemi di salute associati a obesità e sovrappeso come malattie cardiovascolari e ipertensione, diabete, malattie respiratorie, alcune forme di cancro, problemi psicologici e alterazione della qualità della vita.
Da un punto di vista economico, la diffusione dell’obesità porta a significativi effetti in termini di aumento dei costi che gravano sui sistemi sanitari nazionali e in termini di perdite di produttività per il sistema economico. Ciò determina un’esternalità negativa, e quindi un fallimento di mercato, associato ad un sovra-consumo di alimenti (Mazzocchi et al., 2009). Inoltre, l’interesse per questa patologia non si limita solo a paesi con una elevata incidenza di individui obesi sulla popolazione, come Stati Uniti e Gran Bretagna, ma riguarda anche diversi paesi europei, dove la percentuale degli individui in sovrappeso e obesi sta crescendo in maniera consistente (Who, 2008).
In Italia i livelli di obesità sono nettamente inferiori ad altri paesi europei (circa 9,8% sul totale della popolazione, secondo i dati Who), ma il nostro paese presenta un’elevata diffusione di individui in sovrappeso e, quindi, potenzialmente a rischio. Inoltre, si rileva un dato preoccupante relativamente all’incidenza di bambini e adolescenti in sovrappeso e obesi (secondo i parametri dell’International Obesity Task Force, un bambino su tre) (Mazzocchi, 2005), delineando in prospettiva un possibile significativo aumento delle malattie legate all'alimentazione nel prossimo futuro. Un altro aspetto interessante che si riscontra nella realtà italiana riguarda il dualismo geografico, cioè la forte discrepanza esistente fra i tassi di obesità nelle regioni meridionali, i più elevati, e quelli delle regioni settentrionali.
L’obiettivo di questo lavoro consiste nel delineare le principali caratteristiche socio-economiche dei consumatori obesi in Italia, facendo specifico riferimento alla realtà lombarda, in cui è stata svolta un’indagine empirica che ha coinvolto 955 consumatori. Il lavoro è articolato nel seguente modo: nel prossimo paragrafo verrà fornito un inquadramento concettuale sulle determinanti socio-economiche dell’obesità, quindi verranno riportati i risultati dell’indagine compiuta, infine verranno tratte alcune considerazioni conclusive.

I fattori socio-economici determinanti dell’obesità

Un recente filone di ricerca, che emerge nella letteratura economica sulle problematiche dell’obesità, riguarda l’analisi delle caratteristiche socio-economiche dei consumatori che sono correlate a questa patologia.
Un primo gruppo di determinanti è relativo alle caratteristiche socio-demografiche dei consumatori. Nella diffusione dell’obesità, l’età assume un ruolo fondamentale, in quanto tale patologia, negli Stati Uniti, si riscontra principalmente negli uomini sopra i 65 anni e nelle donne tra in 65 e i 74 anni (Miljkovic et al., 2008; Chang et al., 2006). Le donne, generalmente, presentano tassi di obesità maggiori rispetto agli uomini, ma la condizione di sovrappeso, invece, è maggiormente diffusa negli uomini (Miljkovic et al., 2008).
L’obesità risulta essere un problema che riguarda principalmente le categorie sociali svantaggiate, vale a dire la fascia di popolazione che presenta minori livelli di istruzione e maggiori difficoltà ad accedere all’assistenza medica, a causa dei bassi livelli di reddito (Drewnowski e Darmon, 2005). Secondo uno studio di Loureiro e Nayga (2005), si riscontra una percentuale di obesità alquanto bassa fra la popolazione adulta con livelli di istruzione elevati e redditi medio-alti, mentre l’incidenza di individui obesi risulta nettamente più elevata in quella parte della popolazione che possiede solo un’istruzione elementare. Inoltre, il collegamento tra obesità, basso reddito e limitato grado di istruzione appare più evidente nelle donne.
Un altro gruppo di variabili collegate all’obesità riguarda le attitudini dei consumatori verso determinati stili di vita. In particolare, diversi studi, a questo proposito, delineano una relazione inversa tra attività fisica e Bmi, sottolineando come le condizioni di obesità e sovrappeso si riscontrano maggiormente in individui scarsamente propensi all’attività sportiva (Lakdawalla e Philipson, 2002). Altri studi hanno analizzato la relazione tra Bmi e fumo, mettendo in luce come l’essere fumatore riduce la probabilità di diventare obeso, in quanto accelera il metabolismo e induce il senso di sazietà (Huffman e Rizov, 2008).
Un terzo gruppo di variabili concerne le informazioni a disposizione del consumatore, esaminando come esse possano influenzare le scelte alimentari. Un consumatore scarsamente informato, infatti, non è in grado di ottimizzare le proprie preferenze ed è portato a compiere scelte errate per sé e per la propria salute. È importante non solo che gli alimenti riportino sulla confezione messaggi chiari e veritieri, ma che il consumatore abbia un livello di istruzione tale da poter comprendere l’etichetta e le informazioni nutrizionali, in modo da limitare le scelte insalubri (Drichoutis et al., 2005 e 2008).
Alcuni studi hanno messo in evidenza come un’informazione insufficiente non permetta di fare scelte consapevoli e favorisca un aumento dell’obesità. In questo senso, l’etichettatura assume un ruolo rilevante nel favorire scelte più consapevoli e ciò in particolare vale per l’etichettatura nutrizionale. Negli Stati Uniti, ad esempio, è stato osservato come l’etichettatura nutrizionale possa favorire una riduzione dei livelli di Bmi e aiutare nella scelta di alimenti più salutari da un punto di vista nutrizionale (Variyam, 2008).
Infine, anche i contesti territoriali possono avere un’influenza sulla diffusione dell’obesità, tenendo presente, ad esempio, che in Italia nelle regioni del sud, cioè nelle aree con reddito pro-capite più basso, i livelli di obesità sono maggiori di quelli che si rilevano nelle regioni del nord (Mazzocchi, 2005).
Facendo riferimento alle variabili trovate in letteratura, in un recente studio (Banterle e Cavaliere, 2009) si è sviluppata una conceptual framework al fine di analizzare le caratteristiche socio-economiche degli individui obesi nella realtà italiana e valutare le similarità con i risultati che si riscontrano in altre indagini empiriche. In tale conceptual framework, riportata nella figura 1, la variazione del Bmi viene influenzata da 5 gruppi di variabili, vale a dire le variabili socio-demografiche, le variabili relative allo stile di vita, l’interesse per l’etichettatura nutrizionale, l’importanza degli attributi qualitativi dei prodotti alimentari e le variabili relative alla sicurezza alimentare. L’indagine empirica è stata condotta in Lombardia e ha portato alla costituzione di un campione di 955 consumatori, stratificato per genere, età e luogo di residenza (Banterle e Cavaliere, 2009).

I risultati di un’indagine empirica

Dal punto di vista delle variabili socio-demografiche, i risultati dell’indagine condotta hanno evidenziato come l’obesità interessi in misura simile uomini e donne (48% uomini e 52% donne), mentre le differenze di genere sono più marcate per le persone in sovrappeso, rappresentate da uomini per il 65% e da donne per il 35%.

Figura 1 - Variabili che possono influenzare i livelli di Bmi

Fonte: nostra indagine

In linea con i risultati rilevati in letteratura, nel campione analizzato si nota una crescita dei valori del Bmi in funzione dell’età degli intervistati, quindi al crescere dell’età la quota di soggetti obesi aumenta (Figura 2). Nelle diverse classi di età i livelli medi di Bmi risultano più elevati negli uomini rispetto alle donne. In particolare, per i primi si riscontrano valori di Bmi medi superiori alla soglia del sovrappeso a partire dai 45 anni di età, mentre nel caso delle donne i valori di BMI rimangono nell’intervallo di normopeso nelle classi di età tra i 18 e i 64 anni; solo nella fascia di età più avanzata per le donne si riscontra un valore medio di Bmi superiore alla soglia del sovrappeso.
Un aspetto interessante che emerge nell’indagine riguarda la relazione tra Bmi e livello di istruzione: mentre per i normopeso la percentuale più elevata si riscontra tra gli individui che hanno la licenza media superiore (42%), nei sovrappeso la percentuale è simile tra quelli che possiedono la licenza media inferiore e coloro che hanno la licenza media superiore (intorno al 33%). Al contrario, si rileva una relazione inversa tra obesità e istruzione, in quanto la percentuale degli obesi aumenta con la diminuzione del titolo di studio (escludendo la licenza elementare) ed è più alta tra gli intervistati che hanno solo la licenza media (46%) (Figura 3).
Per quanto riguarda il nucleo familiare, i risultati hanno sottolineato come le persone che vivono in nuclei familiari numerosi presentino livelli di Bmi maggiori rispetto alle persone single o divorziate.
Passando alle attitudini dei consumatori verso determinati stili di vita, anche la nostra indagine, come si è riscontrato in letteratura, evidenzia una correlazione negativa tra obesità e attività fisica, infatti chi pratica sport presenta livelli di Bmi più bassi rispetto a chi conduce una vita sedentaria.
Analizzando l’importanza che i consumatori intervistati attribuiscono ai nutritional claims e all’etichettatura nutrizionale, i risultati dell’indagine svolta, a livello descrittivo, evidenziano un maggior interesse delle persone obese rispetto agli individui normopeso per alcuni claims nutrizionali relativi al basso contenuto in zucchero, al basso contenuto in grassi, al basso contenuto calorico, occorre tenere in debita considerazione le loro possibili ripercussioni sul reddito dei consumatori.
Relativamente all’interesse dei consumatori intervistati per gli attributi qualitativi dei prodotti alimentari (come origine dei prodotti, tracciabilità, proprietà nutrizionali, ecc.), dall’analisi emerge una correlazione negativa fra l’importanza assegnata a questi attributi e la condizione di obesità. In altri termini, gli individui obesi intervistati non mostrano un particolare interesse per gli attributi qualitativi degli alimenti, al contrario dei consumatori normopeso che invece appaiono interessati a questo tipo di caratteristiche. Un discorso analogo vale anche per attributi come prezzo, marca, e sapore, per i quali si rileva una correlazione negativa con il Bmi, evidenziando, anche in questo caso, come un soggetto obeso, durante il processo di scelta di un prodotto alimentare, non concentri l’attenzione su questo tipo di caratteristiche del prodotto.

Figura 2 - Relazione tra livelli di Bmi ed età nel genere maschile e femminile

Fonte: nostra indagine

Figura 3 - Relazione tra livelli di Bmi e livelli di istruzione Fonte: nostra indagine

Considerazioni conclusive

In linea con i risultati delle indagini empiriche rilevate in letteratura, la nostra analisi ha messo in luce come gli individui obesi del campione considerato rappresentino una fascia di popolazione socialmente svantaggiata in cui prevalgono le persone anziane e quelle con bassi livelli di istruzione. Un altro aspetto che emerge dall’analisi riguarda lo scarso interesse degli individui obesi nei confronti degli attributi qualitativi dei prodotti alimentari; ciò fa pensare che nei processi di scelta di un prodotto di tali individui giochi un ruolo fondamentale la possibilità di ottenere determinati livelli quantitativi piuttosto che specifiche caratteristiche qualitative.
Dalla analisi svolta emergono diverse linee di policy. Un’implicazione di carattere generale riguarda il fatto che nella realtà italiana questa patologia trova diffusione soprattutto fra gruppi sociali svantaggiati e, pertanto, le misure rivolte a limitare l’obesità dovrebbero essere specificatamente mirate a questa fascia della popolazione.
Inoltre, facendo riferimento alle diverse misure volte a ridurre l’obesità, occorre tenere in debita considerazione le possibili loro ripercussioni sul reddito dei consumatori. Infatti, le politiche rivolte ad aumentare la tassazione su prodotti o componenti di essi possono far crescere i prezzi di determinate categorie di alimenti penalizzando i consumatori con i redditi più bassi.
Infine, l’aumento del livello di istruzione può significativamente contribuire a ridurre i tassi di sovrappeso e di obesità. Un consumatore informato adeguatamente, infatti, può prendere decisioni circa le sue scelte dietetiche in maniera più consapevole.

Note

(1) In termini di Body Mass Index (Bmi) si considerano in sovrappeso gli individui con un Bmi compreso tra 25 e 30 e obesi quelli con un BMI superiore a 30.

Riferimenti bibliografici

  • Banterle A., Cavaliere A. (2009), “The social and economic determinants of obesity: an empirical study in Italy”, Proceedings of 113th Seminar of European Association of Agricultural Economists, Chania, Crete, Greece, 03-06 September, pp. 1-13, CD-ROM.
  • Chang T., Barrett J. M., Vosti S. (2006), “The Physical, Social, and Cultural Determinants of Obesity: An Empirical Study of the U.S.”, Proceedings of International Association of Agricultural Economists Conference, Gold Coast, Australia, 12-18 August, pp. 1-16.
  • Drewnowski A., Darmon N. (2005), “Food choice and Diet Cost: an Economic Analysis”, The Journal of Nutrition, Vol. 135, pp. 900-904.
  • Drichoutis A. C., Lazaridis P., Nayga R. M. (2005), “Who is looking for Nutritional Food Labels?”, Eurochoises, Vol. 4, n.1, pp. 18-23.
  • Drichoutis A. C., Lazaridis P., Nayga R. M., Kapsokefalou M., Chryssochoidis G. (2008), “A theoretical and empirical investigation of nutritional labels use”, European Journal Health Economics, Vol. 9, pp. 293-304.
  • Huffman S. K., Rizov M. (2008), “The Rise of Obesity in Transition Economies: Theory and Evidence from the Russian Longitudinal Monitoring Survey” Proceeding of Annual Meeting of American Agricultural Economics Association, Orland, FL, July, pp.1-35.
  • Lakdawalla D., Philipson T. (2002), “The growth of obesity and technological change: a theoretical and empirical examination”, National bureau of economic research, Working Paper 8946, pp. 1-34.
  • Loureiro M. L., Nayga R. M. (2005), “International dimensions of obesity and overweight related problems: an economics perspective”, American Journal of Agricultural Economic, Vol. 87, n. 5, pp. 1147-1153.
  • Mazzocchi M. (2005), “Nutrizione, salute e interventi di politica economica in Europa”, Agriregionieuropa, anno1, n.1.
  • Mazzocchi M., Traill W. B., Shogren (2009) Fat Economics, Oxford University Press.
  • Miljkovic D., Nganje W., de Chastenet H. (2008), “Economic factors affecting the increase in obesity in the United States: Differential response to price”, Food Policy, Vol. 33, n. 1, pp. 48-60.
  • Variyam J. N. (2008), “Do nutrition labels improve dietary outcomes?”, Health Economics, Vol. 17, pp. 1-14.
  • World Health Organization (2006), “Obesity and Overweight”, Fact sheet n. 311, [link].
  • World Health Organization (2008), “Obesity in Europe”, [link].
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