Michele De Benedictis: i tratti salienti di un lungo percorso biografico e scientifico

Michele De Benedictis: i tratti salienti di un lungo percorso biografico e scientifico
a Università della Tuscia, Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l’Agricoltura, le Foreste, la Natura e l’Energia
b Università di Roma Tre, Dipartimento di Economia
c CREA - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria

Introduzione1

Michele De Benedictis è stato Maestro e intellettuale di riferimento per intere generazioni di economisti agrari e non solo. L’obiettivo di queste pagine è di ripercorrere brevemente i principali snodi del suo percorso intellettuale. Gli interessi scientifici e la vita privata e professionale di De Benedictis si sono concatenati gli uni negli altri con sorprendente ordine e sistematicità, secondo un percorso lucido e coerente pur nella sua spiccata ecletticità. Di questo ci siamo resi conto quando, in occasione dei suoi 80 anni, ci cimentammo in una raccolta di scritti il cui saggio introduttivo ha ispirato questo ricordo che ne onora la memoria in occasione della scomparsa avvenuta all’inizio di quest’anno.

La formazione

Michele De Benedictis nasce in Eritrea, ad Asmara, il 19 dicembre 1927 dove il padre era stato inviato come responsabile dei servizi agrari delle colonie. Rientrato in Italia con la famiglia, Michele frequenta il liceo classico a Torino; poi, finita la guerra, si iscrive alla facoltà di Agraria di Portici, dove si laurea nel 1950 e dove incontra Manlio Rossi-Doria. L’anno successivo collabora con l’Osservatorio dell’Istituto nazionale di economia agraria (Inea) a Portici e si inserisce nel gruppo degli economisti che ruota attorno a Rossi-Doria.
Nel 1952-53 si trasferisce in Brasile dove ha occasione di studiare - facendo anche esperienza di campo - i problemi fondiari dell’America Latina. Durante questa esperienza De Benedictis conosce John Timmons che lo sollecita a iscriversi al programma di Phd presso il Dipartimento di Economia dell’Iowa State University. Qui nel 1957 consegue il Phd - primo italiano - con una tesi sull’applicazione della programmazione lineare nella valutazione dell’efficienza dei contratti agrari, dal titolo Identification and Measurement of Inefficinecies in Leasing Systems. In questi anni è anche graduate assistant presso il Department of Economics and Sociology dell’Iowa State University.
Nel frattempo De Benedictis mantiene contatti regolari con Rossi-Doria e nel novembre 1957 si reca a trovarlo a Berkeley. In questa occasione Rossi-Doria gli racconta del progetto del Centro del quale continua poi a tenerlo informato nelle lettere che si scambiano regolarmente.
Tra l’inizio del 1958 e l’estate del 1959 Michele torna in Brasile dove, con la posizione di economist, partecipa a un’indagine statistico-economica della Fao sulla produzione del caffè nello Stato di San Paolo. Alla fine di questo periodo la Fao gli offre un lavoro stabile presso la sede di Santiago in Cile ma lui sceglie di rientrare in Italia, anche attratto dall’invito impellente che gli rivolge Rossi-Doria di raggiungerlo a Portici.

Portici

Nell’autunno 1959 si inaugura il Centro di Portici - alla presenza del ministro della pubblica istruzione Giuseppe Medici - con il nome di Centro di Specializzazione e Ricerche Economico-Agrarie per il Mezzogiorno, istituito presso la facoltà di agraria dell’Università degli studi di Napoli, che vede De Benedictis tra i giovani docenti. Nello stesso periodo iniziano i soggiorni porticesi dei docenti di Berkeley: Raymond Bressler, Sidney Hoos, Norman Collins, Gerald Dean, Ivan Lee, George Kuznets.
Nel 1960 De Benedictis vince il concorso di assistente ordinario alla Cattedra di Economia e politica agraria, e nel 1963 consegue la libera docenza. Nel corso degli anni Sessanta, continua l’impegno come docente del Centro di Portici. In questo periodo lo scenario teorico e metodologico dell’economia agraria italiana - sostanzialmente coincidente con l’analisi economica dell’azienda agraria - è all’inizio di una fase di transizione: il paradigma serpieriano è ancora dominante, ma non manca la consapevolezza che oltralpe e oltre oceano le cose vanno diversamente. Per sondare ciò che accade in Francia, nel settembre 1960, De Benedictis si reca a Rennes con Quirino Paris e Andrea Ginzburg, presso il Dipartimento diretto da Louis Malassis, per frequentare un corso sui metodi di analisi dell’efficienza aziendale a fini di assistenza tecnica, con enfasi sull’approccio per campioni di aziende. Dopo quel contatto, il rapporto con l’economia agraria francese proseguirà nel tempo soprattutto tramite Malassis, Denis Bergmann e Michel Petit.
Come è noto, in quegli anni vi è ancora una fortissima tensione normativa in relazione alla politica fondiaria. È a questi temi che guarda innanzitutto De Benedictis per l’applicazione dei metodi quantitativi “importati” dalle sue esperienze all’estero. In questa fase egli ritiene importante offrire una panoramica sulla diffusione degli strumenti analitici utilizzati nei diversi paesi europei e dei loro campi principali di applicazione, facendo così emergere, per contrasto, l’arretratezza della situazione italiana. Nascono così due volumi importanti e innovativi: L’applicazione dei modelli economici all’analisi dell’azienda agraria in Italia. Situazione attuale e prospettive (Feltrinelli, 1962) e, con Quirino Paris, La valutazione dell’efficienza economica aziendale (Feltrinelli, 1962).
In un periodo in cui in Italia sono ancora la conoscenza puntuale della realtà e l’esperienza di campo a essere considerate le migliori guide per gestire le aziende e per impostare misure di intervento istituzionale, l’approccio porticese si caratterizza per la proposizione di modelli teorici, indici e criteri rigorosi e per l’obiettivo di individuare comportamenti ottimali. I nuovi studi vengono accolti con sospetto e accusati di un eccessivo metodologismo. In particolare, il testo di De Benedictis e Paris suscita molte polemiche, alimentate dal corrosivo pamphlet Il compito dell’economista agrario di Vittorio Ciarrocca - allora consigliere della Cassa per il Mezzogiorno (che finanziava il Centro di Portici ed egli stesso Consigliere del Centro) - nel quale si criticano le nuove metodologie “americane” a difesa dell’approccio tradizionale, riproposto come l’unico possibile.
Nell’estate del 1964 il primo convegno della appena costituita Società italiana di economia agraria (Sidea) a Napoli ospita una relazione di De Benedictis dal titolo “La pianificazione aziendale - Aspetti teorici e metodologici” che innesca, ancora una volta, un vivace dibattito, caratterizzato dalla contrapposizione tra Manlio Rossi-Doria ed Enzo Di Cocco. Quest’ultimo afferma che la proposta metodologica di De Benedictis non è in grado di sostituire la logica serpieriana nell’analisi aziendale e, semmai, ne ripropone le lacune, avendo come unico pregio quello di richiedere, per poter essere applicata, una gran mole di informazioni, imponendo quindi ai ricercatori una conoscenza dettagliata e approfondita dell’azienda agraria, conoscenza che resta pur sempre il centro di qualunque possibilità di analisi e ipotesi di intervento. La discussione durante il convegno porta, in un certo senso, al riconoscimento dell’esistenza di una scuola “napoletano-americana”, anche se la validità della sua proposta metodologica è messa in dubbio da molti.
Nel 1964-65 De Benedictis trascorre un intero anno di congedo alla Giannini Foundation come Visiting Assistant Professor presso il Department of Agricultural Economics dell’Università di California a Berkeley. All’avvicinarsi della conclusione del soggiorno americano gli viene offerto di rimanere al Dipartimento, con una tenure track di Assistant Professor, ma decide di rientrare in Italia.
Tornato a Portici, De Benedictis allarga la sua attenzione dall’economia dell’azienda agraria verso l’economia della produzione e l’analisi del progresso tecnico. In questo ambito egli esplora il rapporto tra progresso tecnico e sviluppo dell’agricoltura, guardando alle grandi regolarità e all’evidenza storica dei paesi occidentali e indagando possibili sistematizzazioni tassonomiche delle innovazioni in agricoltura. L’inquadramento teorico, insieme a una lettura della realtà agricola in chiave di dualismo strutturale, portano De Benedictis a stabilire una relazione causale tra questo assetto e il dualismo tecnologico osservato che dà corpo a una spirale negativa di fragilità e di progressiva perdita di competitività. L’esistenza del dualismo tecnologico e la conseguente grave arretratezza di ampie porzioni dell’agricoltura italiana sono individuate quali cause del deficit di competitività e dei divari di redditività a livello di imprese, comparti e territori.
De Benedictis contribuisce a dipanare questi nodi tematici, gettando luce sul loro corretto inquadramento e riallacciandosi all’ampio dibattito sullo sviluppo dell’economia italiana animato soprattutto dai lavori di Augusto Graziani e che più tardi si sarebbe arricchito dei contributi di Giorgio Fuà e Giacomo Becattini sull’importanza della dimensione territoriale nell’analisi economica.
I confronti internazionali lo conducono anche all’analisi delle funzioni e al ruolo che i servizi di assistenza tecnica possono svolgere nel sostenere i segmenti più fragili del settore primario a uscire dalla “trappola” dell’arretratezza tecnologica.
Dal 1968 al 1974 De Benedictis è segretario della Sidea. Sempre nel 1968 risulta vincitore, con Giuseppe Barbero e Giovanni Galizzi, del Concorso per la Cattedra di Economia e politica agraria presso l’Università di Cagliari e viene chiamato a ricoprire la seconda cattedra di Economia e politica agraria dell’Università di Napoli; infine, nel 1971 consegue l’ordinariato.
Al Convegno della Sidea del 1973 tiene la relazione “Recenti sviluppi della teoria dell’impresa”, un’ampia rassegna dello stato del dibattito internazionale sul tema. In estrema sintesi, in questo lavoro De Benedictis illustra la logica del modello neoclassico d’impresa e ne ripercorre l’evoluzione leggendola come tentativo di rispondere alle numerosissime critiche e di superare l’eccessiva astrattezza delle sue prime formulazioni.
Tra il 1974 e il 1976 siede per la prima volta al Consiglio di amministrazione dell’Inea, dove tornerà, poi, negli anni ’80. Poco dopo, nel 1975, assume con Enzo Di Cocco e Corrado Barberis la direzione della Rivista di Economia Agraria, che terrà fino al 1981. In questa fase la rivista compie un salto di qualità: da un lato, viene istituito un sistema di lettura e selezione dei contributi che arrivano in redazione e, dall’altro, essa diventa sede di confronto scientifico su temi rilevanti, tra i quali il già ricordato dibattito sul dualismo strutturale e tecnologico.
A partire dall’autunno 1975, con il pensionamento di Rossi-Doria, De Benedictis viene chiamato a ricoprire la prima Cattedra di Economia e politica agraria presso l’Università di Napoli e assume la direzione dell’Istituto di Economia e politica agraria e del Centro, posizione che terrà fino al 1978.
Sempre nel 1975 De Benedictis partecipa a un convegno organizzato dall’Istituto Gramsci su “Agricoltura e ricerca” che segna l’inizio di una feconda collaborazione di molti intellettuali italiani con il Pci e che, nello specifico, riguarda i temi dello sviluppo agricolo e delle questioni sociali connesse.
Nel corso della seconda metà del decennio prende corpo il volume “Economia dell’azienda agraria”, in collaborazione con Vincenzo Cosentino, che vedrà la luce nel 1979, immediatamente dopo la prematura scomparsa di Cosentino. Il manuale, nel 1980, riceve il Premio Saint Vincent per il particolare valore didattico dell’opera.
Nel 1978 Rossi-Doria si ritira anche dal Centro e De Benedictis, che ha perso assieme a Cosentino un altro suo stretto collaboratore, Lucio De Angelis, decide di trasferirsi all’Università La Sapienza di Roma. Qui si apre, in un certo senso, una nuova fase nella quale lo spostamento progressivo dei suoi interessi viene portato a compimento anche a seguito delle numerose, nuove occasioni di impegno istituzionale e professionale offerte dalla capitale.

Gli impegni romani

Il triennio 1978-80 rappresenta una fase di transizione, chiusa dal volume scritto con Roberto Fanfani Economia della produzione agricola e metodi quantitativi (Franco Angeli, 1981) dedicata alla memoria di Cosentino e De Angelis. In questa nuova fase De Benedictis si interessa a una molteplicità di temi che includono il Mezzogiorno italiano, la politica agraria e i rapporti tra azienda e famiglia. Al Centro viene deciso di dedicare a Rossi-Doria una collana di opere e De Benedictis si incarica di curare una raccolta dei più significativi contributi di ricerca sul Mezzogiorno realizzati dal Centro che prende il titolo di L’agricoltura nello sviluppo del Mezzogiorno. In seguito, continua a riflettere, sulla “questione meridionale”, analizzando le caratteristiche strutturali e i percorsi economici e politici del Mezzogiorno, soprattutto agrario.
Anche l’impegno di analisi e riflessione sulla politica agraria risente molto direttamente di numerose sollecitazioni e opportunità esogene, sia sul versante della politica dei mercati che su quello dell’intervento strutturale. In questa fase è cruciale la nascita, nel 1981, della rivista La Questione Agraria, fortemente voluta da Guido Fabiani, che si propone come luogo di dibattito tra studiosi, operatori e istituzioni. Nonostante un’iniziale cautela, già dal secondo numero De Benedisctis assicura la sua presenza, fino a diventare nel corso del tempo un punto fermo per la rivista, di cui assumerà la direzione tra il 2000 e il 2002.
La sua nomina a esperto di settore del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel) nel 1976 è stata determinante per lo sviluppo del filone di analisi della bilancia agroalimentare e della politica agraria. Il primo lavoro che De Benedictis svolge come esperto del Cnel riguarda la politica per le strutture dell’allora Comunità europea, in quel momento fortemente imperniata sul ritardo strutturale ma molto debole dal punto di vista della strumentazione normativa e della dotazione finanziaria. In questo stesso periodo De Benedictis partecipa come responsabile del team italiano a un’importante ricerca europea sugli effetti regionali della politica agricola comunitaria (lo studio Ricap), lavorando a stretto contatto con molti colleghi europei impegnati sul tema. A questi impegni seguiranno molti altri lavori sulla politica agricola dell’UE, il cui elemento comune è la costante attenzione al modo in cui la politica europea viene applicata in Italia e agli effetti nazionali delle riforme comunitarie.
A queste analisi si aggiunge uno studio della bilancia agroalimentare italiana che risulta innovativo rispetto alle letture che venivano allora proposte: il deficit settoriale viene inquadrato in chiave macroeconomica, alla luce delle scelte di politica agraria, dell’andamento del più generale commercio internazionale e del legame con la situazione del mercato interno e con la politica economica nazionale.
Verso la fine degli anni Ottanta il tradizionale interesse per la dimensione territoriale dello sviluppo agricolo - ereditato dall’approccio rossidoriano ma anche dalla tradizione italiana di Serpieri - si concretizza nella partecipazione al progetto di ricerca Cnr “Struttura ed evoluzione dell’economia italiana”, diretto da Giacomo Vaciago. De Benedictis partecipa al sottoprogetto “Diffusione territoriale dello sviluppo”, coordinato da Giorgio Fuà. In particolare, nel saggio “Sviluppo agricolo, politica agraria e territorio” (con Fabrizio De Filippis e Guido Fabiani) De Benedictis si concentra sull’analisi della differenziazione territoriale dell’agricoltura italiana e sulle modalità con cui disegnare politiche agricole adatte ai diversi contesti.
I soggiorni americani del 1986-87 e ancora del 1995 accendono il suo interesse verso la questione ambientale e la sua importanza come tema di politica economico-agraria. Nel 1997 viene pubblicato su Il Ponte il saggio “Di una nuova politica agro ambientale: le ragioni di una difficile integrazione” e nel 1998 su QA-La Questione Agraria “La qualità agro ambientale: problemi e politiche”. Il suo contributo si inquadra nel dibattito in corso in quel periodo sui rapporti tra economia dell’ambiente (disciplina che resta nell’alveo neoclassico) ed economia ecologica (con una strumentazione concettuale necessariamente transdisciplinare), e dà ampio spazio alle interdipendenze tra agricoltura e ambiente. De Benedictis si interroga sulla portata (e sulle conseguenze) del trade off tra il rigore modellistico, da un lato, e il riconoscimento della importanza della complessa dimensione territoriale, rifacendosi alla tradizione bandiniana e rossidoriana dei sistemi agrari e della specializzazione geografica della produzione.
L’interesse verso il territorio lo porta a compiere alcune fugaci incursioni nel tema dei distretti industriali che in Italia si sviluppa a partire da questi anni. Da questa curiosità nasce il rapporto con Giacomo Becattini testimoniato anche dal dibattito a più voci ospitato su QA-La Questione Agraria. Molti degli elementi che danno corpo a questa letteratura si ritrovano anche nella serie di lavori legati alle imprese familiari e al part-time. Inoltre, su sollecitazione di Elena Saraceno e John Bryden, De Benedictis assume il coordinamento del ramo italiano di una ricerca intitolata “Trasformazioni agrarie in Europa: strutture agrarie e pluriattività” che vede coinvolti dodici paesi europei. La ricerca, affidata all’Inea, approfondisce il tema delle strategie produttive e occupazionali delle famiglie agricole, in una fase in cui l’azienda agraria si “apre” significativamente al mercato del lavoro esterno e si mette in relazione sempre più con altri soggetti che operano sul territorio circostante. Ben prima che esplodesse il concetto di multifunzionalità dell’agricoltura - siamo nel 1996, a ridosso della Conferenza di Cork, un anno prima dell’apertura del dibattito su Agenda 2000 e due anni prima della pubblicazione Ocse sulla multifunzionalità - De Benedictis si sofferma sulle produzioni congiunte di esternalità positive e negative insieme con la produzione agricola, sottolineando il trade off tra la produzione intensiva (dimensione produttiva) e la dimensione ambientale e paesistica dell’agricoltura.
A considerarle dalla prospettiva attuale, si può ben dire che le riflessioni sviluppate da De Benedictis nel corso di alcuni decenni hanno contribuito al riconoscimento del cosiddetto “modello di agricoltura europeo”; egli si è dedicato all’esplorazione e alla sistemazione teorica di tutti i caratteri pregnanti di questo modello, che ruota attorno alle piccole aziende, prevalentemente contadine e a carattere familiare, multifunzionali e pluriattive, fortemente integrate con il territorio e variamente sostenute dall’intervento pubblico.

Gli ultimi anni

Gli anni novanta portano nuovi impegni: a testimonianza del suo sempre vivo interesse per i problemi del Mezzogiorno, già nel 1988 De Benedictis era entrato nel consiglio direttivo dell’Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno (Animi), succedendo a Rossi-Doria e dopo due anni ne diviene vicepresidente. E da allora il tema del Mezzogiorno sarà una costante nell’agenda di ricerca di Michele.
In questo decennio si riallacciano anche i rapporti con la Fao. De Benedictis, insieme a un nutrito gruppo di allievi e colleghi, è lungamente impegnato in Siria per un progetto dal duplice obiettivo: da una parte, la riqualificazione del personale e l’addestramento di nuove leve di giovani esperti per il Ministero dell’agricoltura; dall’altra, l’individuazione di una strategia di graduale apertura dei mercati agricoli al commercio estero e agli accordi commerciali della Unione Europea nel Mediterraneo.
Qualche riflessione merita il saggio scritto per la voce “Economia e politica agraria” dell’Enciclopedia delle Scienze Sociali, pubblicata nel 1993 dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. De Benedictis vi racchiude tanti dei temi ai quali si era appassionato nel corso del tempo: vi tratteggia un ampio inquadramento della disciplina, collocata nel più vasto alveo del pensiero economico; offre il senso pieno e la finalità dell’articolazione interna dell’economia e della politica agraria, così come si è andata costruendo in funzione dei principali quesiti che, nella sua evoluzione storica la disciplina si è trovata ad affrontare. Partendo dal contributo che l’analisi del settore agricolo ha dato allo sviluppo più generale del pensiero economico fin dalle sue origini, De Benedictis analizza il susseguirsi di intrecci e allontanamenti dell’evoluzione della teoria e della politica economica con quella dell’economia e politica agraria, sia sul piano metodologico che in termini di posizioni dottrinali. Si tratta di posizioni talvolta opposte e inconciliabili, ma più spesso oggetto di una pragmatica ricerca di complementarità e integrazioni sia sul piano interpretativo che su quello normativo.
Nel 1997 De Benedictis tiene la sua ultima lezione presso il dipartimento di Economia pubblica de La Sapienza. Questa è l’occasione per svolgere una serie di riflessioni piuttosto amare sull’inerzia che caratterizza docenti e istituzioni universitarie nell’impegno didattico. L’andata in pensione è solo nominale, giacchè da questo momento De Benedictis si dedica con rinnovato impegno ai temi del Mezzogiorno e del territorio, grazie soprattutto alla Associazione Rossi-Doria, che egli stesso fonda nel 1996 insieme a Giovanni Anania, Fabrizio De Filippis, Gian Giacomo Dell’Angelo e Giulio Leone. L’obiettivo dell’associazione è di tener viva l’eredità scientifica e culturale di Manlio Rossi-Doria e, con questo spirito, De Benedictis si impegna personalmente nella cura di un progetto a lui molto caro: la ripubblicazione e la diffusione dell’intera opera rossidoriana. Tra le attività dell’Associazione fortemente volute da De Benedictis, vale la pena ricordare il convegno “Manlio Rossi-Doria e le trasformazioni del Mezzogiorno d’Italia”, tenutosi nel 1998 a Rifreddo, in Lucania, e caratterizzato da un interessante confronto interdisciplinare nella più fedele tradizione rossidoriana.
Questa fase della vita e del percorso scientifico di De Benedictis, non meno intensa delle precedenti, è costellata anche da molti riconoscimenti prestigiosi che suggellano l’importanza del suo contributo anche al di fuori della ristretta cerchia degli studiosi di settore. Primo fra tutti quello dell’Accademia dei Lincei, che lo accoglie tra le sue fila, prima come socio “corrispondente, nell’1989, e poi come socio “nazionale”, nel 1999. Anche la Società internazionale di economia agraria (Ieea) gli attribuisce nel 1994 un riconoscimento importante, nominandolo socio onorario a vita. In questi anni diviene anche Professore emerito alla Sapienza di Roma. Nell’agosto del 2008 l’Associazione europea degli economisti agrari (Eaae) ha voluto tributare un particolare riconoscimento alla figura e all’opera di Michele De Benedictis nominandolo Fellow dell’Associazione. Infine, nel 2013 l’Assocciazione Italiana di Economia Agraria e Applicata (Aieaa) lo ha nominato suo primo socio onorario.
Negli ultimi anni della sua vita Michele De Benedictis rallenta la sua attività senza, però, mai interromperla del tutto. Continua a scrivere e a partecipare a incontri come relatore, ogni volta vincendo una naturale ritrosia che forse gli anni avevano accentuato, ma trovando poi sempre soddisfazione in ciò che faceva. È stato un redattore attivo, puntuale, acuto e, potremmo dire, trascinante di QA fino a tutto il 2014, anno in cui la rivista, nonostante i molti sforzi di tutti, è stata costretta a chiudere.
Per l’Associazione Rossi-Doria - la sua ultima grande impresa - è stato un Presidente estremamente attivo, stimolante e carico di iniziative e relazioni. Seguiva ogni progetto entrando nel merito delle questioni con interesse ed entusiasmo. A ogni incontro, a ogni telefonata, in ogni email si rinnovava lo stupore per la sua gentilezza, la sua arguzia, la sua ironia.
Michele De Benedictis, magistrale continuatore della tradizione rossidoriana, è stato uno dei più grandi maestri dell’economia agraria italiana, certamente il più grande di quelli della sua generazione che hanno operato tra il novecento e gli anni duemila. Un caposcuola a tutto tondo che, tuttavia, non è mai stato un accademico puro, chiuso nella sua torre d’avorio: al contrario, avendo ben assimilato la raccomandazione di Rossi-Doria di “sporcarsi le scarpe”, ha sempre usato il suo ricco bagaglio culturale e la sua sconfinata curiosità scientifica per capire il mondo reale e per fare cose utili, cercando soluzioni a problemi rilevanti. Con il suo stile leggero, con la sua gentile autorevolezza e il suo dolce rigore, questo imprinting lo ha inesorabilmente trasmesso a chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui: nell’Università, ma anche fuori di essa, dove innumerevoli sono i suoi allievi. E questo imprinting rossidoriano, che Michele ci ha trasmesso, arricchito delle sue sensibilità - l’attenzione alla rilevanza di ciò che si studia, l’abitudine a collocare i problemi nel loro contesto, la lettura meticolosa della letteratura di riferimento ma anche il continuo guardare a ciò che succede al di fuori della propria disciplina, l’interesse a verificare i risultati nel concreto - è il suo insegnamento più prezioso: sta a noi non disperderlo.

  • 1. Questo testo è basato su: Il percorso biografico e scientifico di Michele De Benedictis, di A. Carbone e R. Henke, in Michele De Benedictis: scritti scelti 1964-2008 (2009) a cura di Anna Carbone, Fabrizio De Filippis e Roberto Henke, L’ancora del mediterraneo, Napoli. Il testo integrale può essere anche scaricato da: europa.uniroma3.it/centrorossidoria.
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