Giovani e senilizzazione nel Censimento dell’agricoltura

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Giovani e senilizzazione nel Censimento dell’agricoltura

Introduzione

L'esigenza di promuovere forze giovani nel mondo agricolo è sempre più sentita. Il ricambio generazionale, infatti, resta una delle criticità più significative e dibattute del settore primario in Italia, anche in confronto con quanto accade nel resto d’Europa.
Secondo i dati Eurostat, all’interno dell’Unione Europea, l’Italia si colloca, in compagnia di diversi Stati membri mediterranei, tra i paesi che presentano la minore incidenza di conduttori giovani: nel 2010 solo circa il 5% dei conduttori ha una età inferiore ai 35 anni, contro, ad esempio, valori superiori al 10% in diversi Stati mitteleuropei e l’8,7% della Francia.
Ancora più significativo risulta il dato relativo al rapporto tra i giovani sotto i 35 anni e i conduttori sopra i 55 anni 1, anche perché tale indice fornisce una visione di quanto accadrà nel prossimo futuro. Nel 2010 per l’Italia il valore di tale rapporto è di 0,08, mentre per la Francia e la Germania l’indice è superiore a 0,20 e per la Polonia è di circa 0,52. Ciò significa che in Polonia ogni due titolari di azienda oltre i 55 anni c’è almeno un giovane sotto i 35; in Italia, invece, si osserva solo un giovane ogni 10 conduttori oltre i 55 anni. È evidente che in tempi piuttosto brevi (10-15 anni) una parte consistente degli agricoltori più anziani cesserà di lavorare e si porrà la questione di quanti avranno un successore familiare o meno (Corsi, 2005). In positivo, tuttavia, si deve considerare che il rapporto calcolato per l’Italia al 2007 risultava più critico e pari a 0,04 (Commissione Europa, 2011).
Alla luce della pubblicazione dei dati definitivi del VI Censimento Generale dell’Agricoltura, appare, allora, particolarmente interessante, e opportuno, comprendere l’attuale struttura demografica dell’agricoltura italiana e analizzare cosa potrebbe accadere nei prossimi anni. L’obiettivo principale è quello di delineare e descrivere l’evoluzione2 della presenza di giovani conduttori, nonché di verificare, quando possibile, se tali aziende abbiano caratteri specifici, quali ad esempio l’orientamento produttivo e la dimensione economica. Questa informazione sarebbe particolarmente utile al fine di concentrare l’attenzione e le risorse pubbliche presenti e future sulle determinanti di maggior rilievo della presenza dei giovani in agricoltura. Infine, si ritiene rilevante prendere in considerazione l’ipotesi che territori differenti siano espressione di tendenze evolutive demografiche diverse.
Nel presente contributo tale esercizio viene sviluppato utilizzando le informazioni attualmente disponibili dai dati del Censimento e focalizzando l’osservazione sulla figura del capo azienda conduttore. Tale scelta è stata fatta per avere un quadro più puntuale sulle aziende agricole che realmente sono gestite da giovani. Ancora più rilevante sarebbe stato restringere il campo alle reali imprese, ma a oggi, la disponibilità dei dati censuari non consente di distinguere tali realtà dal mondo più ampio delle aziende agricole (Sotte et al., 2005). Si segnala, inoltre, che nella trattazione vengono, dove non diversamente segnalato, considerati come giovani i conduttori con età inferiore ai 40 anni e come anziani quelli di età superiore ai 55 anni. Tale scelta è stata condotta in coerenza sia con le indicazioni della letteratura specifica, soprattutto in relazione agli interventi pubblici (Inea-Oiga 2005 e 2010; Zaccarini Bonelli, 2010), sia con il principale intervento dello sviluppo rurale mirato all’insediamento di giovani in agricoltura, che pone come limite massimo di accesso al sostegno proprio i 40 anni3.

Il difficile equilibrio demografico tra conduttori agricoli in Italia

Uno dei fenomeni più evidenti dell’agricoltura italiana è rappresentato dalla bassa presenza di giovani (Inea-Oiga, 2005; Sotte et al., 2005; Corsi, 2005). Secondo i dati definitivi forniti dall’Istat, nel 2010 le aziende condotte da agricoltori con meno di 40 anni sono circa 152 mila e rappresentano il 10% del totale (Tabella 1). Inoltre, i giovani agricoltori sono per quasi la metà ultra 35enni, mentre quelli sotto i 25 anni non arrivano a 10 mila unità e rappresentano circa il 6% dei giovani e meno dell’1% del totale dei conduttori italiani (Tabella 2). Diversamente, il peso dei conduttori con più di 55 anni rimane consistente e superiore al 60%, contando più di 955 mila unità. In particolare, l’incidenza percentuale delle classi più anziane, oltre i 65 anni, resta rilevante: 582 mila conduttori, pari a quasi il 38% del totale.

Tabella 1 - Numero di capi azienda per fasce di età nel 2010 (conduttore e tutte le voci relative alla manodopera aziendale)


Fonte: nostre elaborazioni si dati Istat

Rispetto all’istantanea del Censimento 2000, si può osservare qualche cambiamento nel peso dei giovani conduttori, ma di entità molto ridotta e a volte di segno negativo. I giovani sotto i 40 anni erano, infatti, oltre 250 mila, con un peso relativo simile all’attuale; anche l’incidenza delle classi più giovani, sotto i 25 anni, era in linea con il dato 2010. Ugualmente l’incidenza delle classi più anziane è sostanzialmente allineata con quanto descritto per la situazione attuale. In estrema sintesi, è possibile evidenziare un leggero spostamento percentuale dei giovani verso le relative classi centrali (20-29 anni) e una corrispondente leggera contrazione sotto i 20 anni e sopra i 30. In positivo, per quanto per un valore estremamente contenuto, si segnala anche una riduzione del peso degli agricoltori oltre i 65 anni (Tabella 2).

Tabella 2 - Confronto della distribuzione percentuale per classi di età del conduttore 2010-2000


Fonte: nostre elaborazioni si dati Istat

Sempre a conferma del quadro stimato per il 2000, i conduttori giovani rappresentano una realtà imprenditoriale con alcune specifiche peculiarità, anche in temrini di capitale umano (Giaré e Vagnozzi, 2012).
Il giovane agricoltore italiano è prevalentemente maschio (72%) e la presenza femminile è sostanzialmente in linea con quella di tutto il settore agricolo, anche se con una incidenza inferiore di qualche punto percentuale: 28% tra i giovani e 32% in totale.
Il livello di scolarizzazione caratterizza i giovani (Tabella 3): i dati del Censimento 2010 mostrano come oltre il 10% dei giovani abbia una laurea e quasi il 47% un diploma di scuola secondaria, mentre è praticamente nulla la presenza di giovani senza alcun titolo di studio. In comparazione con le classi più anziane, appare evidente come il raggruppamento dei giovani rappresenti una realtà diversa e più preparata. Infatti, nella classe tra i 40 e i 55 anni oltre il 60% dei conduttori non raggiunge un titolo di studio superiore al diploma di scuola media inferiore e nella classe con più di 55 anni quasi il 60% dei conduttori ha solo il diploma degli studi elementari o nessun titolo.
Questa importante peculiarità dei giovani conduttori è anche evidenziabile se si calcola una sorta di indice di specializzazione (IS) per titolo di studio e per raggruppamento di età. Raffrontando il rapporto, ad esempio, tra giovani conduttori con un diploma di scuola secondaria e l’incidenza di tutti i diplomati nel comparto, si osserva come i giovani diplomati siano due volte il valore stimato per l’agricoltura italiana nel suo insieme (IS giovani pari a 2,13).
Inoltre, i giovani conduttori evidenziano i mutamenti più interessanti e significativi in merito all’evoluzione del livello di preparazione (Corsi, 2009). L’Oiga stimava, a partire dai dati pubblicati da Istat (Inea-Oiga, 2005), che nel 2000 circa il 37% dei giovani avesse almeno un diploma di scuola secondaria, mentre nel 2010, come descritto, sono oltre la metà i giovani con diploma di scuola superiore (57%); per i conduttori tra i 40 e i 55 anni l’incidenza dei diplomati era del 28%, contro l’attuale 40%, e per quelli più anziani non arrivava al 12%, contro l’attuale 18% (Figura 1).

Tabella 3 - Titolo studio per classe di età del conduttore nel 2010


Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat

Figura 1 - Titolo studio per classe di età del conduttore: confronto 2000 - 2010


Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat

Un’altra caratteristica dei giovani conduttori, alla luce delle limitate informazioni attualmente disponibili, è una maggiore incidenza di conduttori stranieri, in particolare di provenienza extra UE. Seppure si debba fare riferimento a valori sempre molto contenuti, l’incidenza di immigrati giovani è più significativa rispetto alle altre classi: fino a 39 anni, 0,38%, tra 40 e 64 anni, 0,27%, da 65 e oltre, 0,17%.
L’analisi delle peculiarità dei giovani conduttori in relazione alle tipologie produttive delle aziende restituisce un quadro di difficile interpretazione. Tali valutazioni, infatti, sono riportate in diversi contributi in letteratura, che mostrano spesso una concentrazione di giovani in alcune produzioni, quali ad esempio quelle zootecniche (Esposti e Mazzieri, 2005; Sotte et al., 2005; Inea-Oiga, 2003). Al momento, tuttavia, la classificazione per orientamento tecnico non è ancora disponibile e si è pertanto fatto ricorso all’unica informazione utilizzabile, vale a dire la “caratteristica della azienda”4. Dalla lettura delle informazioni, sembrerebbe possibile osservare una certa relazione, del tutto empirica, tra la presenza di attività di allevamento e l’incidenza di giovani tra i conduttori (Figura 2). È possibile, infatti, porre in evidenza una maggiore incidenza relativa di giovani dove la presenza di allevamenti è preminente.

Figura 2 – Distribuzione percentuale dei capi azienda per classe di età e caratteristica dell’azienda*


Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat
*Tutte le voci relative alla manodopera.

La distribuzione territoriale dei giovani conduttori

Una questione rilevante è se la senilizzazione dell’agricoltura italiana interessi in ugual misura tutte le regioni o se sia possibile identificare situazioni di differente criticità. In altri termini una delle dimensioni di osservazione da sviluppare è sicuramente quella territoriale (Inea-Oiga, anni diversi; Zaccarini Bonelli, 2010).
Se si analizza la distribuzione per età e per circoscrizione (Tabella 4), si può osservare come lo scenario illustrato a livello italiano interessi sostanzialmente tutte le aree, ma con differenti pesi e portate. La presenza di conduttori anziani resta, infatti, marcata in tutte le circoscrizioni, ma nel caso del Nord Ovest e delle Isole si può evidenziare una situazione meno critica, con una incidenza maggiore rispetto al livello nazionale di giovani e un peso significativamente inferiore, soprattutto nel Nord Ovest, di conduttori con più di 55 anni. La circoscrizione Centro è quella con la massima incidenza di conduttori oltre i 55 anni, mentre il Nord Est mostra la presenza minore di giovani. La circoscrizione Sud è sostanzialmente in linea con il quadro nazionale.

Tabella 4 - Distribuzione per classi di età e per circoscrizione dei conduttori


Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat

L’analisi può essere ulteriormente approfondita facendo ricorso a due indici di invecchiamento: il rapporto tra il numero di conduttori con più di 65 anni e quelli con meno di 35 anni (I 65) e un secondo con al numeratore i conduttori con più di 55 anni (I 55) (Sotte et al., 2005). Tali indici, oltre a fornire una immediata lettura della situazione attuale, offrono interessanti spunti di interpretazione in merito all’evoluzione futura della struttura demografica dell’agricoltura italiana, anche attraverso il confronto diretto tra i due rapporti.
Per l’Italia l’indice I55 è pari a 12,4, mentre l’I65 è pari a 7,6. Il Nord Ovest presenta, ovviamente, valori migliori con l’I55 pari a 7,9 e l’I65 addirittura inferiore a 5, vale a dire che per ogni giovane sono attivi meno di 5 conduttori oltre i 65 anni, contro ad esempio i circa 10 stimati nel Nord Est e nel Centro. Anche la circoscrizione Isole conferma una situazione migliore rispetto a quella nazionale, ma come già ricordato, basata soprattutto sulla presenza di giovani, più che su una contrazione dei conduttori più anziani e, infatti, la differenza tra I65 e I55 è inferiore a quanto osservabile nel Nord Ovest. Se da un lato la peculiare e probabilmente migliore struttura agraria di regioni come Piemonte e Lombardia possono offrire una prima giustificazione del fenomeno (Sotte et al., 2005), meno evidente è il caso della circoscrizione Isole dotata di interessanti vocazioni agricole, ma anche condizionata da alcune criticità nei processi di ammodernamento delle strutture aziendali (Fanfani, 2008).
Appare, infine, interessante offrire una visione più approfondita di ulteriori aspetti quali le dimensioni economiche e gli orientamenti tecnico produttivi, di una realtà regionale che mostri una particolare vitalità. Identificare traiettorie caratteristiche e peculiari dei giovani conduttori in territori dove il fenomeno dell’invecchiamento sembra essere meno marcato potrebbe fornire informazioni rilevanti, anche in termini di futuri interventi nel contesto del prossimo periodo di programmazione (Esposti e Mazzieri, 2005). Per la disponibilità di informazioni e di prime elaborazioni già condotte sui risultati definitivi del VI Censimento, si è preso come esempio la regione Piemonte dove, inoltre, la distribuzione dei conduttori per classe di età riverbera in modo consistente quella osservata per la circoscrizione Nord Ovest.
Una prima e rilevante specificità delle aziende giovani in Piemonte si evince considerando la dimensione economica, espressa a partire dal calcolo delle produzioni standard5 (Tabella 5). La lettura delle stime mostra come le aziende condotte da giovani abbiano una incidenza maggiore, rispetto alla media regionale, nelle classi economiche maggiori. In particolare, l’incidenza dei giovani in aziende medie e medio-grandi è significativamente maggiore del valore medio piemontese (15% e 20% contro l’11% regionale per entrambe le classi), mentre quella nelle unità molto piccole è decisamente inferiore (25% tra i giovani contro il 38% regionale). Diversamente, nel caso delle aziende con conduttore oltre i 55 anni l’incidenza delle classi di dimensione economica inferiore diventa più rilevante: 47% nella classe molto piccola e 27% in quella media-piccola. La distribuzione delle unità condotte da capi azienda di età tra i 40 e i 54 anni è sostanzialmente in linea con il dato medio piemontese, ad esclusione delle aziende molto piccole e di quelle medio-grandi.
Anche relativamente all’orientamento tecnico economico, si può apprezzare una distribuzione sensibilmente differente tra i giovani, i conduttori più anziani e la media regionale. In particolare si può notare come le aziende giovani siano più distribuite nei poli specializzati più presenti in Piemonte, vale a dire gli erbivori, i seminativi e le colture permanenti; tuttavia l’incidenza dei nelle aziende zootecniche appare caratterizzante rispetto al quadro regionale. Diversamente le aziende con conduttori sopra i 55 anni si concentrano soprattutto nei seminativi e nelle permanenti (che totalizzano complessivamente il 70% degli appartenenti a questa fascia di età), mentre risultano poco presenti negli orientamenti zootecnici.
Come già ipotizzato, è interessante evidenziare la minor presenza dei giovani nel polo dei seminativi e la maggior incidenza in quelli zootecnici: negli erbivori (27% contro il 17% regionale) e anche, se con valori più ridotti, nei granivori (2% contro 1,4%); anche per il polo ortofloricoltura si evidenza una maggiore presenza di giovani. I conduttori sotto i 40 anni mostrano dunque di essere più presenti negli orientamenti più complessi tecnicamente e più intensivi di lavoro, ma probabilmente anche con un potenziale di redditività più elevato da sviluppare, seppure forse meno sicuro (Borri, 2011; Sotte et al., 2005).
Un ultimo aspetto da considerare è il contributo potenziale, stimato sempre attraverso la produzione standard, offerto dalle aziende condotte da giovani alla formazione del valore della produzione dell’agricoltura piemontese. A fronte di un valore regionale stimabile in oltre 3.800 milioni di euro, la quota imputabile ai giovani conduttori è di circa 750 milioni di euro, 20% del totale, prodotto dal 13% delle imprese. Ciò sembra indicare una maggiore performance e dinamicità delle aziende condotte da giovani; il valore medio di produzione per azienda è stimato per i giovani in circa 85 mila euro, contro i quasi 57 mila di media regionale e i 37 mila dei conduttori oltre i 55 anni.

Tabella 5 - Confronto tra aziende per classe di età del conduttore: dimensione economica, orientamento tecnico e produzione standard (2010)


Fonte: nostre elaborazioni su dati censuari rielaborati dalla Regione Piemonte6

Alcune riflessioni conclusive

La discussione sulla struttura demografica delle aziende agricole e sul ricambio generazionale dovrebbe partire da un'analisi dello stato dell’arte e dei fattori che possono influenzare lo scenario attuale e futuro, anche in relazione al fatto che l’invecchiamento dell’agricoltura è una delle principali sfide su cui le misure di politica agraria dovrebbero intervenire (Carbone et al., 2005). La necessità di un quadro dettagliato e aggiornato risulta, pertanto, un elemento di notevole importanza. Attualmente, le indicazioni derivanti dalle informazioni raccolte attraverso il VI Censimento dell’Agricoltura possono offrire solo poche risposte alle principali questioni da affrontare. In attesa che ulteriori informazioni ed elaborazioni siano rese disponibili, è possibile formualre alcune considerazioni, che richiedono in ogni caso maggiori approfondimenti, soprattutto in termini di confronti temporali.
La criticità di un settore sostanzialmente vecchio resta un aspetto caratterizzante l’agricoltura italiana, specialmente in confronto con altre realtà comunitarie. Si può anche confermare quanto frequentemente espresso in letteratura e cioè che il fenomeno dell’invecchiamento degli imprenditori agricoli assume in Italia carattere strutturale, anche a sottolineare le difficoltà degli agricoltori più anziani a uscire dal settore e quelle che affrontano i più giovani a entrarvi (Oiga-Inea, 2005).
Questa debolezza non interessa solo il momento attuale, ma sembrerebbe proseguire anche negli anni a venire. Tuttavia, per quanto l’analisi di fenomeni demografici abbisogni sempre di orizzonti temporali lunghi, alla luce del confronto tra la situazione al 2000 e quella al 2010 si possono evidenziare alcuni segnali positivi, specialmente in merito ad alcune caratteristiche peculiari dei giovani conduttori, come il livello di scolarizzazione. Un altro aspetto di interesse è dato dalla stimabile propensione dei giovani a impegnarsi in produzioni con maggiore redditività, ma con una certa complessità di gestione e incertezza degli sbocchi di mercato. I giovani sembrerebbero essere pronti ad accettare nuove sfide e cercare strade più rischiose. Questo aspetto potrebbe assumere un marcato rilievo in termini di competitività, poiché la presenza di giovani imprenditori potrebbe garantire al settore maggiore innovazione e capacità imprenditoriali (Regione Piemonte, 2012).
Infine, le criticità rilevate a livello nazionale risultano sostanzialmente confermate anche a livello di circoscrizione, ma si possono delineare situazioni differenti per il Nord Ovest e le Isole, che mostrano segnali più positivi, rispetto alle altre aree. Osservando la situazione del Piemonte, quale esempio di territorio con una situazione di invecchiamento meno critica rispetto al quadro nazionale, si evince come i conduttori giovani si confermino più performanti e più dinamici e rappresentino una componente importante nella creazione di valore della produzione agricola. Anche il probabile maggiore interesse dei conduttori sotto i 40 anni verso orientamenti tecnici potenzialmente più redditizi, ma anche più complessi, sembrerebbe confermare tale riscontro.
La presenza di giovani agricoltori si lega non solo alla capacità produttiva attuale, ma anche, e soprattutto, a quella futura, alle prospettive di sostenibilità e qualità delle attività agricole e, in senso più ampio, alla vitalità stessa delle aree rurali (Zaccarini Bonelli, 2010). La programmazione dello sviluppo rurale dovrebbe tenere la barra al centro non solo sull’inserimento di giovani in agricoltura, ma soprattutto sulla loro permanenza attiva. Occorre, quindi, domandarsi se sia più realistico affrontare la questione dell’invecchiamento in termini di ricambio generazionale o in termini di sostenibilità della presenza dei giovani in agricoltura e di come questa si caratterizzi (Inea-Oiga, 2009). Risulta, allora, fondamentale su un tema così centrale raccogliere ed esplorare tutte le informazioni disponibili e costruire, anche attraverso l’analisi temporale, il confronto di più fonti e la discussione con gli operatori stessi, una conoscenza utile, condivisa e diffusa, per attivare le forme di supporto più adeguate ed efficaci.

Riferimenti bibliografici

  • Borri I. (2011), Sintesi dei risultati strutturali ed economici dell’agricoltura piemontese in base ai dati del campione Rica/UE 2010; Inea Piemonte, Torino

  • Carbone A., Corsi A., Sotte F., (2005), “Quali fattori influenzano il ricambio generazionale?”, in Agriregionieuropa n.2, anno 1

  • Commissione europa (2011), Rural Development in the European Union. Statistical and Economic Information - Report 2010

  • Corsi A. (2005), “Chi gestirà le aziende familiari nel futuro?”, in Agriregionieuropa n.0, anno 1

  • Corsi A. (2009), “Giovani e capitale umano in agricoltura”, in Agriregionieuropa n.16, anno 5

  • DG Agriculture and Rural Development (2006), The Handbook on Common Monitoring and Evaluation Framework. Brussels

  • Esposti R., Mazzieri A. (2005), “Quanto sono diverse le imprese agricole "giovani"? Un'analisi della RICA nelle Marche”, in Agriregionieuropa n.2, anno 1

  • Fanfani R. (2008), “Il processo di ammodernamento delle aziende agricole italiane (1990-2005)”, in Agriregionieuropa, n. 12, anno 4

  • Giarè F., Vagnozzi A. (2012), "Capitale umano e cultura di impresa" in Agriregionieuropa, n.31

  • Inea - Oiga (2003), Insediamento e permanenza dei giovani in agricoltura. Rapporto 2001/2002, Inea, Roma

  • Inea - Oiga (2005), Insediamento e permanenza dei giovani in agricoltura. Gli interventi a favore dei giovani agricoltori. Rapporto2003/2004, Inea, Roma

  • Inea - Oiga (2009),Insediamento e permanenza dei giovani in agricoltura. Le misure per i giovani agricoltori nella Politica di Sviluppo Rurale 2007-2013. Rapporto 2008, Inea, Roma

  • Regione Piemonte (2012), Programma di sviluppo rurale. Psr 2007-2013. Testo approvato con decisione della Commissione europea C(2012)2248 del 30 marzo 2012.

  • Romano R., Scardera A. (2009), La tipologia comunitaria di classificazione delle aziende agricole, WP Rete Rurale nazionale, Roma

  • Sotte F., Carbone A., Corsi A. (2005), “Giovani e impresa in agricoltura. Cosa ci dicono le statistiche?”, in Agriregionieuropa n.2, anno 1

  • Zaccarini Bonelli C. (a cura) (2010), L’atlante dei giovani agricoltori, WP Rete Rurale Nazionale, Roma

Siti di riferimento

  • 1. Il rapporto tra conduttori sotto i 35 anni e quelli sopra i 55 è un indicatore di baseline correlato agli obiettivi raccomandato dalla UE per l’analisi di contesto dei Psr (Objective 5 - Age structure in agricolture, DG Agriculture and Rural Development, 2006). Nel testo sarà anche utilizzato un indicatore simile, ma basato sul reciproco di tale rapporto e definito indice di invecchiamento (I55).
  • 2. Si deve, tuttavia, sottolineare che al momento è possibile solo porre a confronto le istantanee delle rilevazioni censuarie e non sviluppare, a partire dalla variabile età del conduttore o anche solo del capo azienda, un confronto basato su serie storiche.
  • 3. Sempre in termini di sviluppo rurale si ricorda che la soglia dei 55 anni è quella minima per l’accesso alla misura di prepensionamento.
  • 4. - Azienda con allevamenti: include le aziende che allevano capi di specie bovine, bufaline ed equine. Per le altre specie, include le aziende che allevano capi per il mercato o i cui prodotti sono destinati alla vendita. Le aziende incluse possono coltivare
    - Aziende con coltivazioni: include le aziende con superficie agricola utilizzata e/o arboricoltura da legno e/o boschi e/o funghi in grotte, sotterranei o in appositi edifici. Le aziende incluse possono allevare capi di bestiame o no
    - Azienda con allevamenti e coltivazioni: include le aziende con coltivazioni e allevamenti
    - Azienda solo con coltivazioni: include le aziende solo con superficie agricola utilizzata e/o arboricoltura da legno e/o boschi e/o funghi in grotte, sotterranei o in appositi edifici
    - Azienda solo con allevamenti: include le aziende che effettuano solo allevamento del bestiame. I capi considerati si riferiscono a bovini, bufalini ed equini. Per le altre specie, include le aziende che allevano capi per il mercato o i cui prodotti sono destinati alla vendita (Istat).
  • 5. “La Produzione standard (PS) corrisponde al valore della produzione ottenuta da una attività agricola, determinata quale sommatoria di: vendite + impiego in azienda + consumo in azienda + cambiamenti nel magazzino, al netto degli acquisti e della sostituzione (rimonta) del bestiame” (Romano e Scardera, 2009, pag. 12).
  • 6. La classe di dimensione economica dell'azienda è stata calcolata sulla base della produzione standard totale dell'azienda ed è espressa in euro. Le classi create sono le seguenti (Regione Piemonte):

    - aziende molto piccole: con P.S. minore di 8.000 euro;
    - aziende piccole: con P.S. da 8.000 euro a minore di 25.000 euro;
    - aziende medio-piccole: con P.S. da 25.000 a minore di 50.000 euro;
    - aziende medie: con P.S. da 50.000 a minore di 100.000 euro;
    - aziende medio-grandi: con P.S. da 100.000 a minore di 500.000 euro;
    - aziende grandi: con P.S. da 500.000 euro in poi.

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